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40 anni: Io speriamo
che me la cavo!
Il
15 gennaio Antonino Marino ha
compiuto quarant'anni. Un traguardo importante per l'assessore, che
auspica un
futuro dove le giovani generazioni possano trovare gli spazi necessari
per
esprimere le rispettive potenzialità
Assessore, faccia un bilancio di
questo
importante traguardo. Come ci si sente a 40 anni?
“Desidero
ringraziare i tanti amici e
le tante amiche, ma anche i semplici conoscenti, gli oppositori o i
sostenitori
della mia attività che attraverso facebook hanno testimoniato il
loro affetto
augurandomi un buon inizio d'adolescenza...Arrivare a questo importante
traguardo dei quaranta, per quanto semplicemente si tratti di un anno
in più
rispetto ai trentanove ed uno in meno rispetto ai quarantuno, pone il
vantaggio
di una maggiore consapevolezza e mi spinge ad una riflessione vista la
situazione
economica del Paese: ho trascorso la prima metà esatta di questi
primi
quarant'anni lavorando, ma è certo che i prossimi quaranta che
mi aspettano
saranno effettivi di lavoro, con l'aria che tira”.
Cosa significa avere tanto alle
spalle e affrontare un futuro
sempre ricco di
nuove sfide?
“Vorrei
riallacciarmi allo splendido
libro di Marcello d'Orta “Io speriamo che me la cavo”, questo affresco
fin
troppo reale di un meridione lontano dalla modernità, ai margini
di uno
sviluppo al tempo stesso così vicino e così lontano.
Quando dico 'Io speriamo
che me la cavo', intendo dire che se i quarantenni di oggi sono ancora
nel
pieno della loro giovinezza, a differenza anche solo di un ventennio
fa, allo
stesso tempo però la maggior parte di essi versa in condizioni
precarie e senza
un lavoro sicuro. Pensiamo solo che un giovane su quattro ha un
contratto
atipico. Un quarantenne che oggi pensa al proprio futuro, alla propria
famiglia, al proprio destino, lo fa pensando in modo precario, senza
tutte
quelle garanzie che hanno avuto le generazioni precedenti”.
Come uscire da questa fase di
“stallo”?
“Non mi
voglio erigere a simbolo di
nessuno, ma piuttosto mi piacerebbe agire da stimolo affinchè le
giovani
generazioni trovino tutti quegli spazi necessari per esprimere le
rispettive
potenzialità, in una realtà come quella italiana che vedo
essere sempre più
corporativa e tante volte chiusa al merito”.
Come al solito siamo la pecora nera
rispetto ad altri Paesi?
“Il paragone
è improprio: se pensiamo
che Tony Blair o Barack Obama a poco più di quarant'anni si
trovavano quasi a
capo dei dei rispettivi Paesi, come primo ministro o come presidente,
in Italia
invece un giovane quarantenne che desidera essere essere parte di una
compagine
parlamentare ed esprimere il proprio coraggio attraverso le proprie
idee e
progetti, viene spesso accusato di voler precorrere i tempi”. |