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 I TERREMOTI NEL MODENESE 
di: Renga A.M. 

Le fonti storiche dei terremoti  

La storia sismica italiana è certamente tra le più documentate. Grazie all'opera di parecchi autori latini e dei cronisti medievali e moderni, oggi possiamo disporre di un numero elevato di informazioni sugli eventi sismici della penisola italiana. Nella maggioranza dei casi, la storia ci ha tramandato dei semplici elenchi cronologici, basati su fonti diverse: testi religiosi, letterari, epigrafici e per questi soggetti a vari errori di interpretazione. Le informazioni relative ai terremoti inserite nelle cronache medievali, risultano molto approssimative e poco "scientifiche". In età comunale la storiografia è più attenta a registrare tutto ciò che avviene nella città; anche gli avvenimenti di poco conto come la scossa di terremoto che fa suonare le campane delle chiese o cadere i comignoli delle case. Modena ha varie cronache compilate dai notai come Bonifacio Da Morano, Giovanni Da Bazzano. 
Alle fonti narrative scritte si devono aggiungere molte notizie depositate negli archivi parrochiali, monostici, comunali, privati...: da queste fonti le notizie ci giungono indirettamente poiché era diverso lo scopo, per qui le notizie erano state registrate. 

Il terremoto del 1117  

Il terremoto del 3 Gennaio 1117, distrusse parzialmente anche la chiesa di Nonantola. Questa notizia la ricaviamo dalla incisione sull'architrave del Portale Maggiore della chiesa: 
SILVESTRI CELSI CECIDERUNT CULMINA TEMPLI /MILLE REDEMPTORIS LAPSI VERTIGINE SOLIS / ANNIS CENTENIS SEPTEM NEC NON QUOQUE DENIS /QUOD REFICI MAGNOS CEPIT POST QUATOR ANNOS. 
[-Traduzione: Dell' eccelso Silvestro caddero le sommità del Tempio trascorsi, nel volgere del sole, gli anni del Redentore Millecentodiciassette e si cominciò a ricostruirlo dopo quattro anni] 
Per un quadro più completo della siccità nel Modenese, bisogna anche considerare le conseguenze, provocate dai terremoti che hanno avuto origine al di fuori della provincia di Modena. E' questo il caso di un famoso terremoto, quello del 1117 che ebbe effetti disastrosi in Friuli, Veneto, Lombardia, con scosse che durarono più di un mese. 

La sismicità modenese  

La provincia modenese è stata colpita da circa cinquecento terremoti la maggior parte dei quali risulta localizzata nella fascia tra la via Emilia e l’Appennino. Solo due terremoti sono stati distruttivi: il primo è del 5 Giugno 1501 e il secondo del 20 Giugno 1671. 
Sono stati tutti e due classificati con la scala Mercalli come " forte "- "fortemente distruttivo " 

Il terremoto del 5 giugno 1501  

Notizie dei danni causati dal terremoto le ricaviamo dalla cronaca di Jacopino de' Bianchi detto de' Lancellotti vissuto a Modena dal 1440 al 1502. 
Il cronista riferisce la caduta di merli dal Palazzo del Comune e delle mura, che hanno causato la morte di alcune persone e gravi danni alle chiese cittadine: Duomo, S.Francesco, S.Agostino, S.Biagio. 
Alessandro Tassoni è un cronista più attento, da testimone racconta: "Il 5 Giugno 1501 dalle ore 13 alle 14 si è avuto un terremoto così grande che tutte le case hanno avuto danni, camini e merli crollando hanno provocato la morte di otto persone; alcuni castelli della diocesi sono i stati quasi del tutto rovinati. (Castelvetro, Maranello, Montegibbio ). 
Quattro giorni dopo (9 Giugno) crolla completamente la chiesa di San Biagio. " 
Tommasino de' Bianchi, figlio di Jacopino, ci descrive la Ghirlandina come una pioppa agitata dal vento, per il suo restauro e il consolidamento  al Duomo furono necessari vari interventi. 
Dalla documentazione presso l'archivio storico comunale di Modena (Vacchetta Camera Sapeantrium 1501) risulta che la torre del Palazzo del Comune considerata pericolante venne distrutta nella parte più alta e da allora venne chiamata la "Torre mozza".