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L’ACCADEMIA DELLE BELLE ARTI
di: Gobbi Giorgia, Pini Melissa

L’argomento che ci interessa maggiormente fra quelli proposti è
l’Accademia delle Belle Arti perché eravamo curiose di sapere la
storia che ha alle spalle e le materie che venivano trattate all’interno
della scuola stessa nei primi anni della sua edificazione. Da sempre, sappiamo,
esistono nelle più importanti città italiane, botteghe di
pittori o artigiani in genenre, ma si dovettero aspettare i primi anni
del ‘700 per la creazione di una vera e propria scuola ducale. Per meglio
dire già dal 1619 a Modena esisteva una scuola pubblica di pittura
nel Palazzo Comunale, la quale, su richiesta di Bernardino Cervi venne
aperta, sebbene fosse troppo piccola: egli, che era stato a scuola a Bologna
da Guido Reni, chiese ai Conservatori del comune di Modena di aprire una
camera che passò alla storia come "Camerazza del Sottotetto": qui
si disegnava e si facevano pitture.
Bernardino cervi morì nel 1630 e dopo di lui la direzione dell’Accademia
fu affidata al pittore Ludovico Lana: sotto di lui fi denominata "de’ Fantastici2
e fu dotata di uno statuto.
Fu nei primi anni del ‘700 che Ludovico Antonio Muratori il genio del
riformismo illuminato modenese propose al duca Francesco III d’Este, suo
antico allievo, l’istituzione di una accademia ducale di pittura, scultura
e architettura gratuita.
Il duca accettò di buon grado, però siccome si stava
attraversando un periodo difficile e i governanti si dovevano occupare
di altre faccende, non poté attuare l’idea muratoriana.
Toccò al figlio e successore di Francesco III, il duca Ercole
III, continuatore della politica riformistica paterna, istituire l’accademia
ducale di belle arti: era l’anno 1785. Ercole III richiede allora da Roma
l’architetto Giuseppe Maria Soli e gli affidò il rifacimento e l’adattamento
del fabbricato, che venne eseguito rapidamente, con la consulenza dell’architetto
Pietro Termanini. Lo stesso pittore Giuseppe Soli fu per i suoi meriti
nominato direttore. L’ammissione e la frequenza degli allievi ai corsi
che ebbero inizio nel 1786 era gratuita. Le materie d’insegnamento erano
il disegno, la figura, l’ornato, l’architettura, la pittura, incisione,
scultura e prospettiva e in seguito altri artigiani, falegnami, intagliatori,
indoratori, stuccatori, orefici, scalpellini e fabbri ferrai e nel 1790
la scula ebbe titolo ducale di Accademia Atesina.
Numerosi allievi appresero le tecniche della pittura, della scultura
e architettura poi si affermarono come ragguardevoli artigiani: ricordiamo
Adeodato Malatesta, che fu direttore per oltre 50 anni, Luigi Manzini,
Gaetano Bellei Giuseppe Graziosi. Nel 1923, l’accademia assunse il titolo
d’Istituto d’Arte Adolfo venturi, che conserva tutt’oggi. Vorremmo soffermarci
un poco sul merito del sopracitato Adeodato Malatesta, il merito principale
del quale fu la compilazione di un regolamento che prevedeva la suddivisione
della durata dell’istituto in due scuole: una elementare nella quale si
insegnavano gli elementi preparatori del disegno, ornato, copiati dalle
stampe e da plastiche diverse, una superiore, che comprendeva l’insegnamento
dell’architettura, della scultura, della pittura, incisione e decorazione
ornamentale, dell’anatomia pittorica, della storia e della mitologia. Ciò
avvalse al Malatesta la nomina di presidente; tuttavia "la scuola subì"
una ulteriore modifica poiché le tre accademie delle Belle Arti
di Modena, Bologna e Roma vennero unite sempre sotto la presidenza del
professore e con l’aggiunta di altre discipline come la critica artistica.
Le opere degli studenti venivano esposte in una mostra nei locali dell’Accademia
di Bologna e gli alunni più meritevoli ricevevano premi. L’edificio
recentemente restaurato, è rappresentato nello stile neoclassico
dell’ultimo settecento. Ha una facciata notevole, timpano con decorazione
a stucco, un portico a sette arcate e al centro la statua raffigurante
Saturno che divora i suoi figli, simbolo del tempo, trasferita qua dalla
cinquecentesca Villa Adriana fatta erigere a Tivoli dal Cardinale Ippolito
d’Este; davanti la porta la ringhiera in ferro battuto, opera di G.B. Malagoli;
la strada in cui la scuola si trova prese nome
dell’Accademia stessa: Via Belle Arti. |