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L’ARTE DEI FABBRI-FERRAI
Modena è sempre stata una rappresentante della lavorazione del
ferro e dei metalli in generale; ancora oggi questa tradizione è
ben radicata e anche tra i nostri familiari c’erano e ci sono dei fabbri
ferrai. Abbiamo deciso di studiare questo mestiere anche perché
esso, oltre a rappresentare una fondamentale attività per la costruzione
di oggetti indispensabili alla vita di ogni giorno, effettivamente può
essere considerato una vera e propria forma d’arte e dà la possibilità
di manifestare inventiva e creatività. Quella dei fabbri-ferrai,
poi, non è assolutamente una occupazione monotona, dal momento che
il campo dei prodotti a loro richiesti è estremamente vario e spazia
da attrezzi agricoli, strumenti bellici, di uso domestico e di decoro.
Purtroppo oggi, a causa dell’avvento delle lavorazioni industriali, nettamente
più rapide ed economiche rispetto a quelle manuali, il numero dei
fabbri ferrai è notevolmente diminuito.
Storia
I lavoratori del ferro, già sulla fine del milleduecento, emergono
per l’intelligente e intensa vita associativa. In un voluminoso codice
in legno e cuoio pressato, con iniziali di finissima miniatura, sono riportati
i corporati dall’anno 1306 all’anno 1568. Sappiamo così che nel
1306 gli iscritti erano 42, nel 1431 erano 100 e nel 1568 i nuovi immatricolati
furono 9. Il 1431 segnò per l’arte una data memorabile poiché
furono riformati i suoi statuti. I corporati in quell’anno erano 27 a porta
San Pietro, 15 in Porta Albareto, 7 a porta Baggiovara e 13 in porta Cittanova.
Il 10 Aprile i corporati si raccolsero nella loro Casa che era situata
nella cinquantina di San Lorenzo, e decisero di rivedere e riformare gli
articoli statuari in maniera da rapportarli ai tempi profondamente mutati.
Si stabilì che i ferrai potessero lavorare, comprare e vendere "sine
ulla molestia" in tutti i giorni dell’anno non riconosciuti festivi dalla
chiesa, eccettuate le feste di San Geminiano e pochi altri Santi. Ma la
serenità dell’arte fu spesso turbata dalla non sempre onesta concorrenza
dei merciai, che spesso commerciavano prodotti la cui diffusione era destinata
ai fabbri-ferrai. Così nel 1485 i massari dell’arte furono costretti
a protestare contro il merciaio Geminiano Millani, il quale rifacendosi
agli antichi statuti, che consentivano ai merciai di introdurre dal di
fuori ferramenta qualora a Modena non se ne lavorassero a sufficienza,
aveva avviato un commercio abbastanza diffuso di questo tipo di prodotti.
Di fronte all’ira dei ferrai un’ordinanza ducale proibì severamente
ai non immatricolati nell’arte di vendere qualunque tipo di ferramenta
nuova. I ferrai pretendevano però che non fosse commerciata, se
non da loro stessi, "qualsiasi cosa fosse di ferro o di altro metallo che
fosse stato sia sopra l’incudine o sotto il martello dei ferrari", ottenendo
così che fossero elencate dettagliatamente le merci legittimamente
commerciabili dall’una o dall’altra arte e stabilite multe per chi non
avesse rispettato detto elenco.
Alla fine del 1500, i ferrai avvertirono la necessità di rivedere
e riformare nuovamente la disciplina statutaria: tutti i fabbri dovevano
essere registrati sul libro della matricola e solamente chi esercitava
la propria attività all’interno di una bottega poteva godere di
voce deliberativa nelle assemblee generali, potendo ricoprire cariche riguardanti
l’arte. Nelle assemblee infatti venivano eletti, utilizzando fave bianche
o nere, tre "massari pecuniari", quindici "massari non pecuniari" e un
"notaio", che sostanzialmente avevano funzioni organizzative e il compito
di registrare le operazioni economiche fatte in nome e per conto dell’Arte.
Nel mese di Gennaio di ogni anno gli eletti giuravano sopra la Sacra
scrittura di essere fedeli alla Casa d’Este, di non fare e permettere tradimenti,
di osservare e di fare osservare gli statuti nell’utilità dell’arte
"posposto ogni amore, odio, utile e timore". Quando decedeva un corporato
o un suo familiare, tutti gli altri erano tenuti ad accompagnarlo alla
sepoltura. Chi mancava ingiustificatamente a questo atto estremo di solidarietà
e amicizia, veniva multato e il denaro andava a sollievo dei poveri dell’arte.
I poveri venivano "funerati" gratuitamente.
Per allietare la vita cittadina, i ferrai, come parecchie altre arti,
annualmente a fine Giugno, organizzavano un palio che, partendo da dietro
Canalchiaro, s’allargava sulla piazza del comune e imboccava via Castellaro
per giungere sulla via Emilia. L’attesa della competizione era grande e
spettavano grandi festeggiamenti ai vincitori.
Espressione tipica della vita economica comunale è il controllo
delle corporazioni d’arte e Mestiere attraverso norme consuetudinarie approvate
dalle assemblee corporative, al fine di assicurare oltre ad un retto esercizio
dell’arte stessa, la salvaguardia degli interessi degli associati e la
buona qualità dei prodotti. Tali statuti vengono sottoposti alla
autorità comunale, che in questo modo, garantisce una costante vigilanza
sulla attività economica e cittadina, tutelando nel contempo gli
interessi della comunità. Quella che riportiamo qui sotto è
la "Carta iniziale dello statuto dei fabbri" (Statuta fabrorum civitatis
Mutine)
Le norme statutarie riportate in apertura del codice dei fabbri ferrai,
precisano che "ad evitandos fraudes et errores et questiones" fra i rappresentanti
di questo mestiere, ogni maestro dovesse necessariamente imprimere sui
prodotti fabbricati un proprio contrassegno. In Archivio Storico del Comune
di Modena è conservato un documento che riporta i nomi degli associati
dell’arte e i relativi marchi o contrassegni con la descrizione degli stessi. |