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LE FESTE DEL CARNEVALE
di: Grillenzoni Matteo, Pisani Maddalena, Pallio Giulia
Solitamente il Carnevale si svolgeva dopo la Settuagesima del 30 gennaio
fino al periodo delle ceneri che variava data secondo l’Avvento pasquale.
Molto famosa è l’espressione volto modenese (che fu usata con
il sinonimo di maschera).
Le prime grandi mascherate avvennero agli inizi del Seicento: la mascherata
dei Panettieri, dei Pastori, dei Calderari e dei Montanari.
Secondo un documento, "Grida sopra le maschere", pubblicato in Modena
prima del gennaio del 1599 e poi nel dicembre del 1604 da Francesco Gadalino,
Stampatore Ducale.
Tale grida legittimava lo svolgimento del Carnevale a patto che non
si creassero situazioni di disturbo (atti vandalici, costumi blasfemi nei
confronti della religione ed altro) che sarebbero state punite o attraverso
pene corporali (es.: tre tratti di corda) e/o pene pecuniarie in base alla
gravità dell’azione. Esempio n°8 "che nessuno in mascherato
parli disonestamente o ne faccia atto disonesto per la quale si possa provocare
a rissa o a disordini, sotto la pena di 50 scudi e tre tratti di corda".
Un’altra norma affermava che, anche al di fuori del periodo carnevalesco,
chiunque sorpreso anche con una semplice maschera al volto o con folta
barba avrebbe potuto essere punito perché accusato di travestimento
a fini criminali (n°15).
La maschera tipica modenese è rappresentata da Sandrone, concepita
all’inizio come semplice burattino da Giulio Cesare Croce. Egli rappresenta
il classico "tipo" furbesco di contadino in uno dei tanti momenti di reazione
alla perenne satira antivillanesca.
L’affermazione, però, come vera e propria maschera iniziò
solo nell’Ottocento.
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