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 LE COMMITTENZE A MODENA
di: Guaitoli S.

La decisione di realizzare un approfondimento sulle committenze a Modena all'inizio del periodo ducale nasce dalla volontà di abbracciare un po' tutte e tre le categorie delle arti visive e di spaziare anche verso qualche altra forma, come per esempio la musica.
Il discorso si è rivelato subito complesso, poiché nessuno aveva mai effettuato un lavoro di riepilogo sulle varie committenze, sulle loro esigenze e sulle loro realizzazioni, quindi si è partiti, invece che analizzando direttamente opere d'archivio, considerando dei testi o delle tesi scritte da esperti riguardo agli spettacoli e gli avvenimenti accaduti nel periodo che va dalla fine del '500 al '600 maturo, come ad esempio "Spettacoli a Modena tra '500 e '600, dalla città alla capitale" di Marina Calore e "Carattere della committenza artistica modenese nel secondo cinquecento" di Giorgia Mancini.

 
Da questi due trattati si possono desumere alcune informazioni, particolarmente riguardo le date e le realizzazioni, che possono essere premessa per una ricerca più approfondita su argomenti particolari. In generale si ricava che la committenza del fine '500 vede sempre più diminuire le richieste da parte delle famiglie nobiliari, attive in precedenza, mentre cominciano a investire e a chiedere la realizzazione di varie opere (come pale d'altare, affreschi e costruzioni di edifici) le confraternite, gli ordini religiosi e la comunità, mentre le committenze ducali sono ancora molte poche. A partire dal '600 si intensificano le attività per fare di Modena una capitale a tutti gli effetti, quindi la costruzione di chiese e la loro decorazione e aumentano anche le richieste da parte dei duchi estensi, con la realizzazione del palazzo ducale commissionata dall'Avanzini, della fortezza, della palazzina dei giardini. E’ stato analizzato, dopo questa esperienza introduttiva, un documento d'archivio, cioè la "Storia popolare di Modena" di Silvio Campani, che è particolarmente efficace nel riportare gli avvenimenti succedutisi (e quindi anche le costruzioni realizzate e gli enti da cui sono state commissionate) grazie all'impianto schematico e alla divisione dell'opera in varie parti in relazione alla presenza di diversi duchi al governo della città e del ducato. Il documento è manoscritto, la grafia è piuttosto leggibile ed essendo stato scritto in tempi successivi a quelli narrati (e quindi piuttosto prossimo a noi), il lessico e le parole utilizzate sono lineari e non si fa uso di termini antichi molto diversi dalla lingua contemporanea; alla comprensibilità del documento va anche ricondotto che, nonostante sia un po' consumato dal tempo all'esterno, le pagine sono ancora in buono stato di conservazione (gruppo del palazzo ducale e della chiesa del Voto > Galaverna). Chiesa di S.Bartolomeo (commissionata dai gesuiti nel 1607) e della fortezza sul disegno del Vigarani.