La
peste
Indice
generale della ricerca
Premessa
La
peste nel 1630
The
plague of 1630 (Enghish)
La
peste del 1630 (Espanol)
La
peste de 1630 (Francois)
Esegesi
dei documenti

1598-1998
Modena Capitale
Una
corte nel cuore dell'Europa
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Modena
nella storia
Archivi
e Scuola
PERCHE’ UNA RICERCA SULLA STORIA LOCALE?
di: Patrizia Grillenzoni, docente di Italiano e Storia - I.T.F. "F.Selmi"
- Modena
Perché una ricerca sulla storia locale in un momento in cui tutto
ciò che concerne proprio il locale – municipale, provinciale, regionale
che esso sia – suscita immediatamente in molti l’idea di qualcosa di angusto,
limitato, chiuso, superato (o da superare) rispetto ad orizzonti vasti
e stimolanti, o almeno spesso così delineati in quello che viene
definito "immaginario collettivo"?
Innanzitutto proprio perché per affrontare consapevolmente il
viaggio – metaforico o reale che esso sia – verso orizzonti più
ampi e trarne un arricchimento, è indispensabile conoscere il microcosmo
in cui si è inseriti, non solo nel suo volto attuale ma nei meccanismi
che lo hanno elaborato nel lungo periodo, nei rapporti che gli uomini
hanno intrecciato con l’ambiente, nelle correlazioni con vicende dal respiro
più vasto, nazionali, europee, internazionali, siano esse politiche,
economiche, sociali, religiose, culturali.
Conoscere da dove si proviene, dunque, per meglio definire dove si
vuole andare: il che significa, da parte del docente, favorire, attraverso
l’attività di ricerca storica, un "rinnovato senso del fare e dell’andare
a scuola, ponendo al centro del contributo formativo - come ha scritto
Mario Calidoni - il concetto di senso di appartenenza culturale".
Si tratta, è ovvio, di un progetto ambizioso, che non ci si
illude certo di aver realizzato compiutamente con un’attività di
ricerca pur sempre a livello scolastico, la quale è stata di per
sé limitata nei tempi e nelle forze, ma che riteniamo comunque non
essersi rivelata inutile. Innanzitutto perché ci pare che attraverso
il lavoro sul documento storico siano stati raggiunti, con minore o maggiore
consapevolezza, a seconda delle specifiche attitudini, sensibilità,
capacità, quegli obiettivi educativi che il senso di appartenenza
comporta:
la coscienza di essere eredi e custodi del patrimonio storico-culturale
trasmesso dalle generazioni precedenti, di cui ci si può avvalere
sempre con la coscienza, però, di doverlo trasmettere alle generazioni
future;
la partecipazione alla civiltà e alla tradizione che connotano
la comunità di cui si è membri secondo le forme di appartenenza
a tale comunità;
la consapevolezza, per citare ancora Calidoni, che la responsabilità
è un valore etico fondamentale dell’appartenere.
Ed inoltre, il fatto che i ragazzi, i quali l’hanno condotta, si siano
impossessati operando "sul campo", della trama che collega individui ed
eventi di un mondo ristretto con quella di mondi diversi, abbiano colto
il valore storico e le potenzialità culturali che un territorio,
seppur limitato, esprime, ci pare giustificare l’impegno affrontato in
questi due ultimi anni.
Un’altra considerazione è d’obbligo. La storia è una
materia sovente maltrattata a livello scolastico: le due ore settimanali
che le sono assegnate non permettono di norma al docente (ed agli alunni)
di spaziare al di là di una ricostruzione di processi ed eventi
fondamentali, che poco spazio lascia all’analisi dei documenti. La ricerca
in archivio ha contribuito a chiarire meglio il corretto approccio alla
disciplina: a rendere cioè i giovani più consapevoli della
centralità del documento, del fatto che il discorso storico non
è piacevole (nel migliore dei casi che la quotidianità offre)
narrazione, bensì l’esito di un duro, metodico, ordinato lavoro
nel corso del quale è necessario partire sempre dal dato reale,
per continuare la costruzione in un gioco continuo di scoperte, affermazioni,
smentite, dove il rapporto fra ipotesi e tesi deve presupporre l’onestà
intellettuale, pena l’espulsione dal campo.
Infine, un auspicio: che l’ampio spazio lasciato all’operatività
e alla dinamicità delle tecniche didattiche e, così facendo,
alla sfida dello scoprire e del rielaborare, possa aver contribuito all’integrazione
nel personale mondo di ciascuno, delle esperienze compiute.
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