Dagli Statuti a Ercole III
Arti e corporazioni
La peste
Scienza, magia e streghe
Il prestito e il Monte di Pietà
Bambini e donne nel 1700
Da Napoleone alla Resistenza
 
Il prestito e il 
Monte di Pietà
  

Il prestito e il potere 

L’usura 

La zecca 

Il Monte di Pietà 

Il collegio dei Banchieri 

Le Casse di Risparmio, la Società di Mutuo Soccorso, le banche 
 


1598-1998 Modena Capitale
Una corte nel cuore dell'Europa
 
Modena nella storia
Archivi e Scuola
  
PERCORSO DELLA NOSTRA RICERCA ATTRAVERSO I TITOLI DEI CARTELLONI
1) I Signori di casa d'Este e d'Asburgo-Este dal 1288 al 1859; 
2) Il potere a Modena, 
3) Mercante, Cambiavalute e Banchiere; 
4) Zecche e monete a Modena e in Emilia-Romagna; 
5) Iconografia Sacra: la moneta come tributo; 
6) Statuta Civitatis Mutine 1327; 
7) L'usura ieri; 
8) L'usura oggi, 
9) La Carità; 
10) Gli Statuti dei Banchieri dal 1453 e il Duca Borso; 
11) San Bernardino da Feltre; 
12) La Compagnia della Buona Morte; 
13) Il primo Monte di Pietà a Modena; 
14) Concessione di Leone X ai Monti di Pietà; 
15) Ercole II, i Banchieri e il Monte; 
16) Il Monte con Alfonso II e Cesare; 
17) Capitoli del Collegio dei Banchieri del 1620; 
18) Capitoli per i banchieri ebrei al tempo di Francesco I; 
19) Aspetti contrastanti intorno alla metà dei 1600; 
20) Alfonso IV e i capitoli del Collegio dei Banchieri; 
21) Rapporti dei Conservatori e degli Este col santo Monte Vecchio; 
22) Problemi economici del Monte, 
23) Statuti per il Monte Generale dei Pegni 1772; 
24) Lascito dì Amalia d'Este al Monte Gratis; 
25) Capitoli dal "Piano del Monte Generale dei Pegni di Modena"; 
26) Riforma degli istituti Pii; 
27) Il Monte e i Francesi; 
28) Napoleone e la Congregazione di Carità; 
29) La Restaurazione e i moti; 
30) Dal Governo Provvisorio al ritorno del Duca; 
31) L'ultimo Duca; 
32) Le Società di Mutuo Soccorso; 
33) L’Unità d'Italia; 
34) Rivista Amministrativa dei Regno; 
35) Le premesse del 1890 e la Legge speciale sui Monti; 
36) Pio Istituto Monte di Pietà, regolamento approvato il 31 ottobre 1899; 
37) La G.P.A. approva lo Statuto del Monte; 
38) Importanti disposizioni sui Monti dal 1899 al 1915; 
39) Fac-siniile di documenti del Monte di Pietà; 
40) Il pegno oggi; 
41) Modena dal XV al XVIII secolo; 
42) La sede del Monte all'Albergo Arti; 
43) Schema relativo ai Monti; 
44) La Cassa di Risparmio e le prime banche; 
45) L’occhio dell’artista. 
 
IL PRESTITO E IL MONTE DI PIETA'

Il potere a Modena, a partire dal Duecento, è esercitato, a parte alcuni periodi (interventi di signorotti locali, dominazione papale, straniera...) dal Comune, dalla casa d'Este, dal Regno d'Italia e tutti in qualche modo cercano di regolamentare l'attività dì prestito./1 e2/
Nel XIII sec. vi è una ripresa economica, testimoniata anche dall'attività della Zecca, /4/ che sarà gestita dalla Comunità fino al tempo di Alfonso II. In seguito agli scambi, circolano varie monete ed è necessario un tecnico che ne conosca il valore e sappia identificare quelle false, erose, di bassa lega. La moneta è importante come dimostra l'iconografia sacra che la presenta nelle forme del tributo al Tempio e a Cesare./5/
All'inizio del secolo i prestatori di denaro a Modena sono mercanti e/o cambiatori /3/ per lo più toscani e nel 1306 l'ufficio dei mercanti è presso il Palazzo comunale, alla Gabella dei sale. /6/ Gli Statuti del 1327 segnano al 6° posto i cambiatori.
La Comunità difende i cittadini dagli abusi dei prestatori, in particolare forestieri, ma è anche pronta ad usare la Preda Ringadora come vituperio per i debitori insolventi, che aumentano in quest'epoca difficile (carestia, guerra, peste).
La legge comunale si affianca alla predicazione della Chiesa, che condanna l'usura /7/ sulla base della Bibbia, ma i risultati sono scarsi. I cristiani trovano il modo per mascherarla, ad esempio giocando sul valore del pegno mentre gli Ebrei, rifacendosi a Deut.23,21 ammettono la liceità del prestito. Ancora oggi il problema è aperto: è affrontato nel codice civile e penale ed è alla ribalta nelle pagine dei giornali. /8/
Il potere ha un rapporto ambivalente con gli Ebrei: da un lato ha bisogno di loro (il marchese Alberto d'Este li chiama per calmierare l'usura dei cristiani, 30% c.), dall'altro riceve pressioni da varie parti per eliminarne la concorrenza: è un atteggiamento che si ripete nel tempo ed è interessante a questo proposito la grida del 16-7 maggio 1600. /7/ 1 banchieri intanto fondano il Collegio, con uno statuto approvato da Borso d'Este. I capitoli tra l'altro prevedono il blocco dell'attività di un consociato dopo 3 contratti usurari comprovati, giottonie (imbrogli), insolvenza. / 10/
Dei problemi e dei diritti dei poveri si interessano vari religiosi dell'Ordine francescano - in particolare i Minori Osservanti - che predicano con fervore, proponendo di combattere l'usura con la carità /9/ e col prestito gratuito su pegno /9/ attraverso l'istituzione dei Monti di Pietà. Tra questi si segnala Bernardino da Feltre /11/.
Si fonda a Modena il I° Monte, con offerte varie raccolte durante le processioni, /13/ e si depositano i pegni nell'oratorio della Buona Morte /12/
Il papa Leone X concede il diritto di riscuotere il denaro al mese per ogni lira prestata, ma solo per coprire le spese. (1 lira valeva allora 20 soldi oppure 240 denari ) /14/
Il Collegio dei Banchieri stabilisce, dal canto suo, norme ancora più rigide coi Nuovi Statuti del 1544: per entrare nell'arte è necessario risiedere in città da almeno 25 anni con tutta la famiglia; possedere un patrimonio di almeno 2000 scudi d'oro; offrire "la colazione". I massari continuano ad avere un ruolo importante come controllori di pesi e monete. / 15/
Nel 1555 si chiede ad Ercole II di approvare gli Statuti del Monte nuovo. Essi prevedono uno stipendio molto alto per il Cassiere, il quale però deve pagare personalmente un buon "contista"; è responsabile per i pegni non venduti alle aste o di provenienza furtiva. Il tasso annuo per i depositi è fissato al 5%.
Tra la fine del Cinquecento e la I° metà del 1600 la situazione si fa drammatica / 16/ e i1 Collegio ne risente: chiede infatti di abbassare il n° dei partecipanti al Consiglio da 30 a 15 (Statuti del 1620) /17/ e poi da 15 a 10.
Ambiguo il comportamento di Francesco I nei capitoli per i banchieri ebrei /18/- si nota controllo da una parte, rispetto dall'altra. Del resto la sua politica ambiziosa lo porta ad un bisogno costante di denaro./19/

Nel 1664 si ha l'ultima revisione con Laura Martinozzi /20/: il massaro diventa priore vengono aumentati i salari- non è più dovuta la "colazione".
La supplica alla Serenissima Altezza del 1674 mette invece in evidenza la funzione mediatrice da parte dei conservatori, su problemi organizzativi ed economici, tra il duca e il Monte. /21/ D'altro canto continuano i rapporti col papa, che nel 1688 concede al Monte vecchio di elevare al 5% il tasso per i depositi.
Francesco III poi, nel 1753, sopprime il Collegio dei Banchieri: i suoi beni passano all'Opera pia dell'Ospedale, sotto l'amministrazione della Santa Unione e l'anno successivo all'Opera pia generale dei poveri.
Il Monte vecchio e quello nuovo sono indipendenti tra loro fino al 1746, anno di apertura in Sant'Eufemia di un 3° monte, quello Pavarotti, dal nome del donatore, o Gratis, per le modalità del prestito. Il Monte Nuovo e quello Vecchio sono poi insieme prima in via Castellaro poi al Palazzo del Monte in via Emilia.
Il nuovo statuto del 1772 risente molto /23/ dell'influenza del duca, il quale nel suo sforzo di riorganizzazione, spende tanto da trovarsi in difficoltà: le conseguenze sono rese felicemente dal pittore Mario Cavani, che forse ha inteso castigare Francesco III anche per la vendita dei 100 capolavori di Dresda. /45/
Continuano ancora le difficoltà per il Monte, che deve fronteggiare un'emergenza nel 1777, dopo la morte del montista Zaccarini /22/: dovrà essere chiuso per permettere un'ispezione dalla quale risulterà un danno di lire 10,080,10,7.  Provvidenziale sarà dunque per i bisognosi il lascito della generosa Amalia d'Este al Monte Pavarotti./24/
Prende corpo, intanto, la Riforma degli Istituti Pii come risposta all'esigenza di potenziare il Monte nella sua difficile lotta contro l'usura /25 e 26 /, ma arrivano i Francesi ed Ercole III deve fuggire.
Seguono anni difficili: carestia, requisizioni, miseria; la drammatica situazione precipita e il Monte è costretto a chiudere. /27/ Vi sono anche altri problemi: un progetto di rubare i pegni preziosi con chiavi false, che viene fortunatamente scoperto; delle irregolarità nelle subaste. Nel 1807 Napoleone concentra nella Congregazione di Carità tutte le istituzioni benefiche, per distribuire meglio le risorse: finisce però per complicare le cose /28/.
Dopo che i moti hanno cambiato nuovamente la geografia del potere dopo la Restaurazione, nel 1831 il Governo provvisorio promuove iniziative a favore dei poveri /29/, ad esempio restituendo gli oggetti dati in pegno al di sotto delle 5 lire.
Tornano intanto gli Este e, al tempo di Francesco IV, l'evento economico più significativo /30/ è l'acquisizione dell’autonomia da parte della Cassa di Risparmio rispetto al Monte di pietà (legge 15 luglio 1868, n°5546).  Il successore, Francesco V, pensa di guadagnare prestigio /4/ anche con l’emissione di nuove monete, ma il progetto non sarà realizzato. /31/ Il 20 agosto 1959 l'Assemblea nazionale decide, infatti, nel nome dei martiri dei moti, di deporre il duca e precludere agli eredi qualsiasi possibilità di ritorno al potere.
Dopo le elezioni favorevoli all'unione al Regno, le sorti economiche di Modena sono legate alla legislazione italiana. /33/
Il prestito, sia pure in misura modesta, è offerto anche da alcune Società di Mutuo soccorso. /32/ La 1° nasce a Modena nel 1863, senza connotazione politica.  Sulla linea del motto delle Società: " Uno per tutti e tutti per uno ", provvedendo alle varie esigenze dei soci, cerca di difenderli dal pericolo dell'usura, sempre incalzante.
Interessanti le iniziative a favore delle donne operaie, il cui statuto mette in evidenza, tra l'altro, l'importanza dell’istruzione.
Nasce proprio in quegli anni anche la Banca Popolare di Modena, con lo scopo di aiutare i poveri. Più tardi sarà la volta del Banco San Geminiano e San Prospero.

Continuano i problemi del Monte anche nel Regno d'Italia. Date le sue finalità benefiche, chiede un trattamento particolare: ottiene, ad esempio, l'esenzione dal bollo per l'uso normale di libri, ricevute, registri... /34/
La legge speciale 4 maggio 1898 sottrae, ma solo in parte, il Monte alla legge sulla pubblica beneficenza del 1890: dichiarandolo in parte istituto benefico, in parte istituto di credito, suscita proteste. /35/ E' sotto la tutela della Giunta Provinciale Amministrativa, /36 e 37/ che approva il Regolamento del Pio istituto Monte di pietà di Modena, il 31 ottobre 1899.  Le indicazioni sono chiare, in particolare per quel che riguarda la destinazione degli utili netti.
Le disposizioni successive, tra il 1899 e il 1915, prevedono per i Monti, /38/ da un lato doveri inderogabili (relazioni semestrali su appositi moduli; obbligo di segnalare oggetti di interesse storico artistico), dall'altro sovvenzioni e tassi di favore sui Buoni del Tesoro.
Al 1916, le polizze sono di colore diverso per anno e categoria di pegno. /39/ Gli oggetti preziosi, uniti al contrassegno, venivano protetti in sacchi di tela e appesi con un gancio a bacchette fissate al muro. I problemi che riguardano i pegni oggi, /40/ ricalcano un po' quelli di sempre: il tasso, la provenienza, il diritto di prelazione dell'inpegnante, la conservazione...
Durante la nostra ricerca abbiamo appurato che sono state varie le sedi dei Monti: dal Castellaro a Sant’Eufemia, al Palazzo del monte, all'Albergo Arti, al Palazzo Boschetti, all'ufficio ECA. /41 e 42/ Infine un'annotazione: la trasparenza non è una conquista recente; ne è la prova la pubblicazione sistematica della situazione economica /44/ della Cassa di Risparmio sulla Gazzetta dell'Emilia (1911).