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Modena e la sua storia 1598-1859


 
 
Le condizioni politiche e sociali del ducato agli inizi del settecento non si discostavano da quelle del secolo precedente: al clero, che godeva di ricchezze, privilegi, prebende ed esenzioni da tasse, era affidato il compito di provvedere all’istruzione secondaria, mentre ai nobili, che detenevano i grandi latifondi e privilegi feudali (dogane, pedaggi, etc.), restava il monopolio delle maggiori cariche militari. All’interno delle loro giurisdizioni, che comprendevano circa un terzo dell’intera popolazione, i feudatari mantenevano ancora delle vere e proprie funzioni di governo, che contribuivano a rendere più macchinoso il funzionamento dello Stato e imponevano ulteriori gravosi oneri tributari alle popolazioni. In seguito alle grandi carestie si studiarono nuovi strumenti per potenziare particolarmente l’agricoltura; fu istituito il "Magistrato del commercio e della agricoltura" e si diede nuova disciplina ai contratti agrari, ma sia Francesco III che il suo successore Ercole III non abolirono in modo definitivo le giurisdizioni feudali e si limitarono a diminuirne le prerogative.

 



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