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Statuti per il Monte Generale dei Pegni, Anno 1772

Statuti del nuovo Monte Generale di Pietà a Modena, eretto nel 1772. 
Francesco III ricorda in modo paternalistico la soppressione dei Monti Feneratizi dannosi per la popolazione ed approva l'erezione del nuovo Monte Generale di Pietà, dotandolo di statuti adeguati. 
Del Sindaco Ragionato (Rub VI) 8 
E' una figura importante: deve redigere le scritture contabili e agire secondo l'utile del Monte. 
Del Cancelliere (Rub VII) 9 
Scrive tutti gli atti delle Congregazioni, compresi quelli notarili. Deve assistere alle aste. 
Nel Libro dei Partiti segna ogni anno i nomi dei vari collaboratori del Monte. 
Del Campioniere (Rub XII) 16 
In un libro registra tutte le indicazioni sui pegni: il giorno della prestanza, i nomi degli impegnanti, la qualità, il peso, la misura e la condizione. 
Del Tavolazzino (Rub XI) 15 
Deve essere un contabile esperto: compila le Tavole degli introiti che affluiranno nella Cassa del Tesoriere, esamina e chiarisce i pegni, deve dichiarare l'utile ed il ricavato del Monte tramite il Libro d'Incanto, esegue l'estratto dei pegni venduti, rileva il Capitale dell'Istituzione assieme ai Frutti, alle Spese e ai Sopravanzi. 
Di questi deve compilare una Nota, passarla al Montista per pagare i proprietari dei Pegni venduti. 

Di quelle persone, alle quali non si deve prestare (Rub XIX) 21 
E' vietato prestare e ricevere pegno dai forestieri, cioè coloro che non hanno residenza fissa in Modena. 

Tabella dei giorni ed ore nelle quali dovrà stare aperto il Monte a pubblico benefizio (Rub XXX) 28 
Il Monte è aperto tutti i giorni non Festivi tranne il Mercoledì pomeriggio ed il Giovedì in quanto sono permesse Opere Servili. 
Gli orari vengono divisi in due periodi: dall'1 novembre a Pasqua e da Pasqua al 31 ottobre, tenendo conto dell'attività liturgica. 
Il pomeriggio è dipendente dai Vespri e dall'Ave Maria. 
In mattinata si potrà chiudere un'ora prima del mezzogiorno nei giorni di Quaresima in cui si predica  nella Cattedrale. 

Bullàtta (dura, sparèda): bolletta (dura, sparata); "essere in bolletta", significa essere senza soldi. La parola deriva probabilmente dalla bolletta che veniva rilasciata dal Monte di Pietà, quando si impegnava qualcosa di valore. L'aggettivo "sparèda" non è altro che una storpiatura fonetica del più appropriato "sbarèda", cioè sbarrata, annullata con una linea e perciò priva anche quella di qualsiasi valore. Fortunatamente passato il tempo della grande miseria, la parola è comunque rimasta in gran voga, soprattutto fra i giovani, ad esprimere non una miseria cronica, ma l'esaurimento del "settimanale" passato dai genitori. A Modena il "boletòun" (bollettone), era il blocchetto contenente i moduli per le ricette mediche dei poveri iscritti nell'apposito elenco degli assistiti dal comune. 

Tratti da: "La tradizione popolare modenese, antologia dei proverbi, modi di dire, usanze e curiosità, collezioni modenesi", edizioni CDL, 1992.