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Bambini e donne 
nel 1700
 

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Il gioco e la festa



1598-1998 Modena Capitale
Una corte nel cuore dell'Europa
 
Modena nella storia
Archivi e Scuola
 
 IL GIOCO E LA FESTA
di: Ilaria Abbati, Giorgia Balchetti, Angela Bellini, Eleonora Sanguedolce 


Tra i vari argomenti affrontati dalla nostra classe il nostro gruppo si occupa di giochi, giocattoli e feste dei bambini del ‘700 modenese.  Tutti i gruppi, compreso il nostro, sono partiti da una scelta metodologica comune: l'archivio e l'analisi dei documenti.  All'archivio storico di Modena abbiamo verificato la nostra ipotesi: l’infanzia nel ‘700 non era oggetto di preoccupazione da parte dell'autorità, infatti abbiamo trovato solo documenti che trattano di giochi per adulti: 

I giochi, della bassetta in particolare, che si facevano nelle case e persino nelle strade, erano mal visti e si cercava in tutti i modi di proibirne lo svolgimento.  Si suppone che tali giochi fossero riservati agli adulti in quanto i giochi d'azzardo sono complessi e richiedono il possesso di denaro. 
Non avendo trovato documenti riguardanti giochi per l’infanzia abbiamo esteso il raggio di ricerca alle feste.  Un documento (vedi n°1) che abbiamo trovato interessante è una proibizione da parte del duca di Modena riguardante la partecipazione delle donne che rischiavano di concepire figli illegittimi (GRIDARIO 1620/1750).  Questa è una testimonianza che dimostra l’interesse del duca al controllo delle nascite, che costituiva un problema perché i bambini illegittimi abbandonati erano a carico delle Opere Pie pubbliche e pesavano sulle finanze dello Stato. 
A sostegno dell'iniziale ipotesi che nel '700 l’infanzia non era particolarmente considerata, citiamo la tesi dello storico francese  Ariès, il quale nel suo libro Padri e figli nell’Europa medievale e moderna sosteneva che "l’infanzia fino al ‘700 non c’era". I bambini infatti non avevano una dimensione propria di pensiero e di esperienza ed erano posti in una posizione subordinata. 
In mancanza di fonti archivistiche significative è possibile trarre informazioni sul gioco nell’infanzia da fonti iconografiche cioè da immagini, disegni, dipinti.  Fino al '700 i bambini erano rappresentati come piccoli adulti, con lo stesso abbigliamento, lo stesso volto e impegnati nelle stesse attività dei grandi. I soggetti di questi quadri erano quasi sempre bambini appartenenti alla nobiltà, tra i quali i più frequentemente rappresentati erano i primogeniti. Questi ultimi erano raffigurati con il volano e l'aquilone, i tamburini e le girandoline. I cavallini di legno erano molto amati dai bimbi nobili, anche se i cavalli giocattolo venivano abbandonati non appena i bambini potevano cavalcare quelli veri.  Oltre ai cavalli anche i cani costituivano un trastullo per loro, perché compagni di caccia (v. immagine n°5). Le femmine invece sono ritratte nei dipinti insieme a cagnolini a pappagallini a colombe trattenute da nastri. Le loro bambole avevano abiti in tessuti pregiati e corredini di oggetti in miniatura. Per entrambi uno dei divertimenti comuni era il Carnevale per il piacere di mascherarsi con abiti appositamente confezionati. 
Per comprendere il valore di queste testimonianze va considerato il fatto che era uso nel Settecento commissionare ritratti di famiglia, ovviamente questa richiesta veniva fatta da ceti con possibilità economiche elevate. 

"Consuetudine delle famiglie nobiliari e in ascesa è rimasta nei secoli quella di commissionare agli artisti imponenti ritratti collettivi esposti nelle sale di rappresentanza. Abitualmente vi compaiono i genitori e i figli. Questi ultimi in simili dipinti occupano solitamente una posizione rigidamente configurata in relazione al ruolo che saranno chiamati a ricoprire in seno alla famiglia." (F. Albertazzi, Pittori dell’infanzia, p.62). 

Infatti sono rari dipinti di bambini "comuni" o tantomeno poveri. 
Nel XVIII secolo, segnato dal mutamento culturale portato dalla "rivoluzione di pensiero puerocentrica", si iniziano a rappresentare nel dipinti i bambini delle classi borghesi e popolari. 

Our team has worked on children's games and festivities in Modena in 18th century. 
Our historical research has led to the conclusion that children's leisure was the object of very little interest then, especially for the political institutions. 
In the archive documents we looked up we couldn't find any mention social to occasions or special festivities for children. 
Therefore we based our reconstruction maynly on contemporary paintings portraying children's families.  Many children from rich, aristocratic families were represented with proper toys such as dolls, roking norses and so on  whereas poor children played with common objects and pets. 

Capitoli dell’Opera Pia Mendicanti della carità di Modena 1670, ASCMO, Camera segreta, p.18 .
Proibizione del gioco alla Casa dei Poveri. 
Scopi: Vietare che i fanciulli si intrattengano a giocare o in altre attività oziose, invece di andare al lavoro nelle botteghe o in altri esercizi, oppure quando vanno per le chiese o per la città a elemosinare. 
Notizie esplicite: Controllare che i fanciulli lavorino nelle botteghe, pena la punizione; e che facciano l’elemosina a diano tutti i soldi raccolti per il Massaro. 
Luoghi della proibizione: Botteghe, Chiese. 
Problemi di decifrazione: L’utilizzo del pronome femminile "le" per un nome maschile "Massaro". 

GIOCARE ALLA RUZZOLA - INTIMAZIONE, Camera, li 24 marzo 1701
Archivio Storico Comunale di Modena, Gridario 1620-1750 
Autori
Commissione degli illustrissimi Signori Ducali, Fattori Ducali Generali di S.A.S 
Scopi
Vietare il gioco della ruzzola, bocce, trucco o altro nei luoghi suddetti. Vietare il transito e la sosta di bestiame pesante; divieto di stendere panni, bucato o altra roba nei luoghi sopra citati. 
Luoghi della Proibizione
Mura, Terragli, Baloardi, prati di Piazza d’Armi, parte di terreno privato fino al fossato che si trova dietro ai Prati e il muro degli orti delle case circonvicine fino al Terraglio che è dietro all’orto dei Padri cappuccini verso la Fortezza. 
Problemi di decifrazione
Si sono riscontrati problemi di lettura in quanto nei caratteri tipografici dell’epoca la lettera "s" somiglia alla lettera "f e la "v è sostituita dalla "u". Le difficoltà incontrate nella decifrazione del documento, chiaramente, rimandano all’utilizzo della lingua del ‘700 che presenta molti caratteri di diversità da quella contemporanea relativamente alla sintassi e al lessico. Frequenti sono anche i termini in latino volgare del ‘700. 
 

ORDINE SOPRA LE FESTE DA BALLO, Gennaio 1717
Archivio Storico Comunale di Modena, Gridario 1620-1750 
Autori
S.A. Serenissima e Curia 
Scopi
Lo scopo primario del bando è il risparmio dei beni del Ducato, limitando le nascite di figli illegittimi che erano gravanti su di esso, quindi in questo periodo si sente il problema dei bimbi abbandonati, e lo spreco di prodotti del terreno modenese (...ove si venda Vino, attesoché in tali Luoghi la Crapula, e l’Incontinenza si danno mano...). 
Notizie esplicite
Tutte le fanciulle non sposate, recandosi alle feste da ballo rischiano di rimanere gravide di figli illegittimi, quindi si estende il divieto del ballo anche alle Osterie, Bettole, Magazeni e case. 
Luoghi della Proibizione
Osterie, Bettole, Magazeni, Case ove si venda Vino. 
Problemi di decifrazione
Nessuna in particolare, tranne alcuni termini che oggi hanno una connotazione diversa (Zitella: fanciulla non sposata, senza alcun riferimento dispregiativo). 
 
 

NOTIFICAZIONE SOPRA I GIOCHI PROIBITI, 9 Gennaio 1727.
Archivio Storico Comunale di Modena, Gridario 1620-1750 
Autori
Cristoforo Coitadini e Gian Giacomo Tori, Ducali Fattori Generali. 
Scopi
Ribadire il divieto, già proclamato in Gride precedenti, di giochi proibiti come il gioco dei dadi o della bassetta e altri che richiedono invito o scommessa. 
Notizie esplicite
La pena per coloro che vengono colti il reato è di scudi 25. Nella Grida del 20 Dicembre, della Polizia, la pena era molto maggiore. I giochi considerati proibiti erano quelli che prevedevano scommesse e vincite in denaro. 
Luoghi della Proibizione
In ogni luogo di Modena e Reggio e altri luoghi degli Stati Serenissimi (case, abitazioni o botteghe). 

 Quadro 1. Johann Zoffany. La regina Carlotta con i principi Giorgio e Federico in abito mascherato, 1775
Il quadro ritrae la regina Carlotta con i principi Giorgio e Federico. L’ambiente è chiaramente nobile, (si tratta degli appartamenti nuovi di Buckingham House, Inghilterra), e particolarmente elegante, arredato dallo sfarzoso tavolino da toilette, da un tappeto pregiato e un prezioso orologio a pendolo; notiamo inoltre porte alte e massicce e una finestra dalla quale si intravede il parco curato tipico dei palazzi aristocratici. In primo piano i due principini vestiti sfarzosamente: l’uno da sceicco e l’altro da condottiero romano. Uno dei divertimenti preferiti dai bambini era il carnevale per il piacere di mascherarsi. Va sottolineato che solo le persone aristocratiche avevano la possibilità di far confezionare degli abiti fantasiosi su misura per i loro figli. Infine un elemento importante è il cane che si ripresenta frequentemente in tutti gli ambienti sociali. 
 

Quadro 2. Arthur Devis. Fanciulli in un interno, 1742-43
L’ambiente è chiaramente di ceto elevato. Il quadro ritrae i bambini che giocano intorno ad un tavolo. Una delle bambine è rappresentata nell’atto di giocare con le carte, il bambino ha in mano un aquilone. 
 

Quadro 3. Jean Simeon Chardin. La madre laboriosa, 1788
Il quadro rappresenta una tipica scena famigliare borghese nella quale la ladre insegna alla figlia l’arte del ricamo non solo per utilità, ma anche per diletto. Tra questa madre con occhi pieni di passato che sa, e la figlia dallo sguardo innocente si stabilisce un dialogo che Chardin riesce a fissare con gli atteggiamenti, la posizione del polso e della mano, dialogo riservato che non ha bisogno di parole per esprimersi. Lo stesso contesto nel quale i soggetti sono raffigurati è decoroso ma non sfarzoso: il telaio di legno, il ricamo elaborato, l’arredamento semplice ma di buon gusto, l’utile e soffice portaspilli, le scarpe eleganti e le candide cuffiette, il tutto all’interno di un ambiente pulito e ordinato ma non sofisticato. Un ulteriore elemento è il cane alla destra della padrona di casa, fido e affettuoso. 
 

Quadro 4. Eugenio Zampighi. Lezione della nonna, 1859
Il quadro ritrae una tipologia ambientale popolare dove in primo piano vi è una nonna che alla luce fioca della finestra abbraccia affettuosamente la nipotina, aiutandola ad impugnare i ferri da calza per confezionare un utile indumento. Sullo sfondo, una stanza in cui le galline e i pulcini sono lasciati razzolare mentre sul focolare una pentola indica che si sta preparando il pranzo. Questo squarcio di verismo modenese è rappresentazione di una scena di vita quotidiana ambientata in luoghi archetipi quali la cucina e l’aia. Il dipinto di Eugenio Zampighi, risale alla metà dell’800. Prima di questa data difficilmente viene data espressione alle attività ludiche dei bambini dell’ambiente popolare, adesso invece vengono rappresentati anche rapporti famigliari più intimi e calorosi, scene meno formali di quelle delle famiglie aristocratiche e soprattutto i bambini vengono ritratti intenti alle loro occupazioni reali che spesso, come in questo caso, coniugano gioco e lavoro. 
 

Quadro 5. Eugenio Zampighi. Primi giochi, 1859
In un ambiente popolare, in primo piano si rappresenta un bambino trattenuto dalla madre che lo fa giocare a cavalcioni di un cane. Il bambino delle classi popolari giocava solitamente con altri bambini o con animali domestici, in quanto le loro famiglie non avevano possibilità economiche suffcienti per acquistare veri e propri balocchi, a differenza delle famiglie nobili che ordinavano agli artigiani giocattoli su misura per i loro piccoli 
 

Quadro 6. Bartolomè Esteban Murillo, Bambini che giocano ai dadi, 1698
Questo dipinto è uno dei pochi in cui è possibile trovare una rappresentazione del gioco dei bimbi poveri. L’attività è semplice e comune, il gioco dei dadi, lanciati e lasciati rotolare da tre fanciulli sporchi, laceri e vestiti miseramente. Infatti quello più a sinistra, oltre a indossare una camicia stracciata, è scalzo, come anche la fanciulla sulla destra che, più precisamente, calza delle scarpe senza suola. Quest’attività ludica in realtà non è propriamente infantile perché i dadi sono un gioco d’azzardo per gli adulti. I due bambini più grandi sembrano molto presi dal gioco, mentre il terzo, apparentemente più piccolo, rimane in disparte e sgranocchia un frutto. Il luogo del gioco è la strada, punto di ritrovo della prole delle classi inferiori. E’ presente, ancora, una testimonianza dell’importanza del cane come compagno di giochi. 

Antonio Magnani, La lezione della nonna, 1870, Collezione della Provincia di Modena


Questa immagine documenta quanto sia cambiato, rispetto al passato, lo sguardo sull’infanzia nell’Ottocento. Anzitutto, le raffigurazioni di bambini sono sempre più comuni e diffuse, e non solo in immagini pittoriche; questa è infatti l’epoca in cui cominciano a diffondersi le tecniche di riproduzione dell’immagine a basso costo, la fotografia e la cromolitografia. Inoltre, mentre in precedenza i bambini comparivano quasi esclusivamente in ritratti "ufficiali" di famiglie nobili ed in pose formali, adesso sono oggetto di rappresentazioni artistiche anche le classi popolari e scene di vita quotidiana come questa, in cui in un interno modesto una nonna insegna alla sua nipotina a leggere. Infine, viene data espressione anche ai sentimenti, ai legami affettivi tra adulti e bambini, a testimonianza dell’affermarsi del nuovo "sentimento dell’infanzia" di cui parla P. Ariès.