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Quaderni dell'Archivio Storico
Con lo sviluppo del nucleo urbano, intorno alla fine del secolo
XI, le arti e i mestieri, non più costrette nel chiuso sistema economico
delle corti medioevali, trovano nuovo impulso e nuovo vigore: la città
è il centro della vita civile intellettuale ed economica, è
il luogo dove si tengono i mercati, nel quale convergono e si concentrano
tutte le attività commerciali ed artigiane, non solo cittadine ma
anche del distretto. Dapprima si organizzano in corporazione i mercanti,
poi i banchieri e più tardi gli altri lavoratori ed artigiani.
La prima notizia in proposito è del 1182 e riguarda appunto
la classe dei mercanti. Le norme consuetudinarie, che nella fase primitiva
reggono la vita delle corporazioni, diventano ben presto insufficienti.
L'accrescersi dell'organizzazione corporativa impone la formazione
di Statuti sul modello di quelli comunali, risultanti dalle norme consuetudinarie
approvate dalle Assemblee. Ogni arte ha un suo particolare statuto nel
quale sono raccolte le regole che devono assicurare il retto esercizio
dell'arte stessa, salvaguardare gli interessi degli associati e la buona
qualità dei prodotti o servizi. Questi statuti sono sottoposti all'approvazione
dell'autorità comunale per tutelare l'interesse dei cittadini. La
Comunità vigila quindi sulla vita delle Corporazioni che costituiscono
dal canto loro l'ossatura dell'organizzazione cittadina stessa. Il fenomeno
asssociativo comprende la quasi totalità delle attività economiche,
non
solo piccoli commercianti e artigiani sono organizzati in corporazioni
ma banchieri, fabbricanti di stoffe, mercanti, medici e avvocati.
Di questi Statuti l'Archivio Storico conserva la serie pressoché
completa; serie che costituisce una straordinaria testimonianza diretta
di circa sei secoli di storia della città.
Negli "Statuta Civitatis Mutine" del 1327, ossia i più antichi
Statuti cittadini conservati, l'"Ars salsiciarum" non compariva come corporazione,
presumibilmente i salsicciai dovevano riconoscere obbedienza all'arte dei
beccari o macellai, dai quali li dividevano non pochi conflitti di interesse.
Neppure
sugli Statuti cittadini del 1420 se ne trova menzione, ma il contenzioso
fra i Salsicciai e Beccai non accenna a diminuire. Nel 1546 finisce davanti
al Governatore e finalmente, dopo lunghe dispute, il 30 settembre 1547,
gli ordinamenti dei salsicciai vengono letti in consiglio. Nel 1598 gli
Statuti riformati sono definitivamente approvati dal Consiglio cittadino
e succesivamente dal Duca.
Nella presente pubblicazione, che costituisce il terzo contributo della
collana "Quaderni
dell'Archivio Storico", si è cercato, attraverso la trascrizione
degli Statuti del 1598 e di quelli successivi del 1763, e attraverso saggi
di carattere storico, economico e archivistico, di seguire il difficile
cammino dell'arte verso l'autonomia.
Un doveroso ringraziamento vada all'Unibon, che ha voluto associarsi
a noi in questa importante impresa culturale, che consentirà di
approfondire fondamentali aspetti della vita cittadina, istituzionale ed
economica.