Ci scrive un ragazzo questo pezzo che è fotografia di una realtà tristemente comune. Ringraziamo per il contributo.

LA MIA GENERAZIONE
E’ seccante, certo, la pioggia. Prendiamo l’automobile. Non sia mai che goccia possa infrangersi sui nostri capelli, o vestiti, invece che su un parabrezza.
Che dire del caldo? Adesso che esiste l’aria condizionata, è tutta un’altra cosa…
E’ decisamente increscioso allo sguardo proprio e altrui arrivare sudati a un appuntamento. Prendiamo la macchina, facciamo del climatizzatore il nostro scettro! Così finalmente potremo smettere di avere caldo, smettere di avere freddo, smettere di sudare, di avere i brividi, di sopportare variazioni di temperatura. D’inverno fa freddo, di certo non possiamo permetterci di farlo adagiare sulla nostra pelle di prima mattina. Oppure alla sera. Oppure a qualsiasi ora.
Percorrere un chilometro a piedi, poi, secondo molti, è un’impresa ignobile e faticosa. Bisogna assolutamente prendere l’auto, possibilmente di grossa cilindrata, per andare dal panettiere dietro casa. Sperando che non ci venga un crampo all’avambraccio mentre mettiamo la retromarcia.
La bicicletta è un arnese obsoleto, da mettere nel dimenticatoio, come la fatica. No, la fatica non viene abolita, ma, nel rispetto della compartimentazione della vita moderna, viene inserita in un apposito spazio a pagamento, come la Pubblicità: la palestra. Qui è consentito sudare. Anzi. Qui si paga per sudare.
(I muscoli vengono messi particolarmente in mostra al supermercato per portare le patatine mentre la moglie è carica di pacchi…)
Ah…la scuola, l’università, il lavoro: a qualsiasi distanza essi si trovino da casa, non possiamo permettere che il tragitto turbi la nostra esistenza. E i parcheggi, poi.
Allora comperiamo la SMART. Il nome dice tutto. Si, oggi ragioniamo in termini di spazio: quanto più una cosa è piccola, tante più ce ne stanno. E se facciamo le automobili piccole, possiamo infilarne ancora di più nel traffico cittadino, sempre di più, fino a ottenere un trenino continuo di lamiera. Altro che Metrobus.
Guidare è obbligatorio, anzi, necessario per un corretto funzionamento del corpo. Infatti ciascuno deve possedere il proprio automezzo, da guidare con fierezza, ostentandolo ai semafori. Rossi. E fa un po’ sorridere osservare che, quando siamo fermi, siamo tutti uguali. Il semaforo è forse l’unica forma di eguaglianza dei giorni nostri, della mia e della vostra generazione.
(Il climatizzatore ha una resa del 40%. Sapete cosa vuol dire vero? Breve riassunto: il restante 60% è calore che viene eliminato all’ esterno…calcolando che l’italiano medio d’estate ha in macchina la temperatura di un banco frigo, possiamo immaginare che in realtà quel caldo che sentiamo lungo la strada non sia tutto merito dell’ambiente. E’ anche nostro…eh si…)
Dunque?
Non camminiamo. Troppo scomodo.
Non sudiamo. Troppo proletario.
Non abbiamo freddo. Il freddo è prerogativa dei surgelati e basta. Si rischia una multa per violazione di copyright di questo passo…
Non andiamo in bicicletta. E’ pericolosa e poi fa sudare, o fuori è freddo, vedi punti precedenti. E’ pericolosa perché ovviamente tutti gli altri, che sono intelligenti, prendono l’automobile. E corrono, corrono, corrono come matti, sempre più veloci. Contro un platano, e mi dispiace per il platano, davvero.
Non sappiamo parlare. La parola, ma soprattutto l’Italiano, sono sorpassati. Sappiamo grugnire, articolare male una pseudo-forma di simil-Italiano, imparato dai giornalisti del TG5. In fondo la CEPU non sfigura così tanto, dati gli esempi correnti.
Invece ora chattiamo. Usiamo il WAP. GPRS. SMS. AIDS. No, è vero, con il sesso virtuale non si prende più.
Non scriviamo lettere.
Non leggiamo libri.
Non ci fermiamo.
Non ci annoiamo, mai.
Non pensiamo.
Evidentemente siamo troppo vecchi per questo genere di cose:
abbiamo 20 anni.


Non sempre quello che viene dopo è progresso.
-Alessandro Manzoni-


Forse la tecnologia sta sostituendo poco a poco la vita, invece di migliorarla.

Alberto Rossato

HOME dai giornali lettereeventilinkscrivicimateriali

gentilmente ospitati da:
Mo-Net