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Dopo aver ospitato l’anno scorso la mostra sui maialini da collezione, anche quest’anno rimaniamo, per così dire, “in tema”, ospitando la mostra di Paolo Lorenzi. Il titolo è volutamente ambiguo, ma l’interpretazione autentica data dall’autore rende bene l’idea di quegli ‘..sguardi quasi umani” che vengono ritratti nell’azienda-modello della nostra provincia. Sguardi analoghi a quelli che possiamo vedere in qualsiasi allevamento o fattoria famigliare, che ci dicono come quell’animale sia divenuto nella storia un pezzo di noi, della nostra cultura dalle origini contadine, semplice e parsimoniosa , che nel fare i conti con le condizioni di povertà ha saputo ‘ingegnarsi’, proprio nel maiale, ed utilizzare ogni sua parte per nutrirsi e produrre oggetti e materiali utili all’economia delle campagne e non solo. Sguardi che animano i ricordi, rinverdiscono le tradizioni e muovono ricchezza, culturale ed economica. Un pezzo importante della nostra economia oggi è cresciuta su quella tradizione, sulla capacità di ‘ingegnarsi’ dei nostri agricoltori, allevatori e imprenditori, che ne hanno saputo far uscire prodotti tipici tutelati, e rinomati in tutto il mondo. Un animale che scandisce ancora in qualche azienda agricola i tempi di vita dell’uomo che cura la sua crescita, e che ne pianifica la sua morte, con il rito, l’evento della macellazione fatta in casa, che affascina i miei ricordi di bambino, e che oggi ho avuto modo di rivedere (e di apprezzarne…i prodotti genuini !) nella fattoria dei fratelli Ansaloni di Redù di Nonantola. Una fattoria che mi piace ricordare perché è rimasta impressa anche ad un'altra fotografa (purtroppo scomparsa) cui sono legato, come lo sono a Paolo Lorenzi, da un sentimento di amicizia e da affinità culturale, che si chiamava Sebastiana Papa, la quale nel suo lavoro su Nonantola la ritrasse in modo altamente suggestivo, proprio durante la fase di lavorazione del maiale. Accanto scelse di mettere una frase di accompagnamento scritta nel 1518 dal Maestro Giovàne de Rosselli Francese, in Opera Nova chiamata Epulario, che voglio qui riprendere perché così semplice nella sua simbolicità, e indicativa di ciò che è stato, ed è ora non solo da noi a Modena, il maiale: “ Piglia lardo frescho e taglialo a modo de una castagnia […] e ponilo al fuoco in uno caldaro. Si sarà cento libre metti dieci over dodeci bocchiali de acqua e lassalo bollire adagio […] e dopo cola […] e in questo modo durerà questo distructo un anno e più” Stefano Vaccari Sindaco di Nonantola Orari Di Apertura: sabato 27/9: 16-19 - domenica 28/9: 10-12.30 / 16-19 sabato 4/10: 10-12.30 / 16-19 - domenica 5/10: 10-12.30 / 16-19 ![]() Paolo Lorenzi fotografa dal 1985. Dopo alcune esperienze milanesi, apre il suo studio a Modena ed inizia a collaborare con aziende del territorio. Successivamente crea lo Studio Fotografico Autori Associati con Stefano Stradi, nel quale collabora attualmente. Alcune sue mostre sono state: “Marginalmente” con il pittore modenese Bepi Campana, “Ho mangiato io oggi” mostra sulla Cina esposta al Circolo Left, “ Retroguarda” alla Festa Nazionale dell’Unità 1996, “La Fascia Ferroviaria di Modena” esposta al Palazzo Comunale nel 1999, “Lastrazioni” ai cantieri Cantelli di Vignola con Lorenzo Barani, Paolo Donini e Ugo Lingotti, mostra presentata con alcune variazioni anche a Forano Fotografia 2002. ![]() Tinto Brass nato a Venezia il 26 marzo 1933, si è laureato in legge, trasferendosi poi a Parigi dove è stato archivista alla Cinematheque Française, una delle più prestigiose e ricche raccolte del mondo. Tornato in Italia, ha lavorato come aiuto regista di Alberto Cavalcanti, Joris Jvens, Roberto Rossellini. Ha riscosso l'unanime attenzione della critica più avvertita fin dalla sua opera prima: "Chi lavora è perduto" del 1963. Nel 1964 dirige i due episodi "L'uccellino" e "L'automobile" del film "La mia Signora", con Silvana Mangano e Alberto Sordi. Nello stesso anno realizza "Il disco volante" sempre con Silvana Mangano e Alberto Sordi, eccezionale interprete di quattro ruoli. Nel 1965 licenzia "Ca ira", un film di montaggio, e dirige "Yankee". Nel 1966 "Col cuore in gola", interpretato da Jean Louis Trintignant, da inizio alla serie dei film londinesi: "Nero su bianco" ( 1967); "L'urlo" (1968), trasgressivo specchio poetico di un'epoca che la censura terrà bloccato fino al '74; "Drop out" interpretato da Vanessa Redgrave e Franco Nero, così come " La vacanza" fatto con gli stessi attori ma in Italia. Nel 1975 realizza " Salon Kitty", e nel 1976 il successo mondiale " Caligola", sia pure con i noti contrasti con la produzione. Nel 1979 firma "Action", e nel 1983 "La chiave", un grande successo che rilancia l'attrice Stefania Sandrelli. Nel 1985 dirige "Miranda" e lancia Serena Grandi, nel 1986 "Capriccio" con Francesca Dellera alla prima esperienza. Nel 1988 realizza "Snack bar Budapest" con Giancarlo Giannini. Nel 1990 firma la regia di " Paprika" con Debora Caprioglio, nel 1991 "Così fan tutte" con Claudia Ko11, e nel 1994 "L'Uomo che guarda" con Katarina Vasilissa, nel '95 " Fermo Posta Tinto Brass", nel " 97 "Monella". Nel "99 supervisiona la serie video dei "Corti Circuiti Erotici"e firma la regia di "Tra(sgre)dire". Di tutti i suoi film Tinto Brass ha sempre curato personalmente il montaggio, il che dà alla sua opera una unità espressiva da cinema d'autore. Per il teatro ha diretto "Pranzo di famiglia" di Roberto Lerici ( 1973), uno spettacolo ripreso per cinque volte, con la stessa regia, fino al 1986, anno in cui, invitato a New York, riscosse un successo di critica e di pubblico. Nel 1976 ha diretto "L'uomo di sabbia" di Riccardo Rehim, e nel 1990 "Lulu" di Wedekind. |
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