TORINO
Il modo migliore per accorgersi delle difficoltà
che si possono incontrare negli spostamenti in una grande città
è sicuramente quello di provare a girarla con mezzi un po' meno
scontati della solita auto o del mezzo pubblico. Per me che sono un affezionatissimo
utilizzatore della più semplice delle 'due ruote' è quasi
d'obbligo la scelta!
Quindi si parte: come ogni giorno, un rapida gonfiatina
alle gomme e via, ricordandosi, come Fantozzi, che oggi non devo andare
in ufficio ma alla ricerca di qualcosa di interessante per il lavoro di
Debra.
Il problema principale di Torino è legato
anche.. alle sue dimensioni. Per farsi un'idea approssimativa basta immaginare
che se si parte dalla periferia sud costeggiando il Po si raggiunge il
parco del Meisino dove il fiume si unisce alla Stura (la lineetta azzurra
orizzontale più larga che si vede in alto nella mappa
) dopo essersi sciroppati qualcosina meno di dieci chilometri. Per fortuna
che... è un po' meno larga!
Per questo motivo ho scelto di percorrere un paio
di quartieri periferici nella zona Sud dove abito, per cercare poi di confrontare
la situazione con le zone più vicine al centro che, di solito, sono
afflitte da problemi maggiori.
Cominciamo quindi dal numeretto (1) della cartina
in dettaglio. Siamo nella zona di Santa Rita, un quartiere relativamente
recente. Da qualche anno a questa parte a Torino è stata migliorata
moltissimo la situazione relativa agli ostacoli su strada. I marciapiedi
sono stati gradualmente modificati in modo da offrire delle piccole rampe
di accesso piuttosto comode (anche per le biciclette...) e moltissimi
incroci con i corsi più importanti sono stati portati tutti 'a raso'
eliminando o rifacendo le pensiline. Provare per credere!
Questo
è un esempio dove si può vedere che è tecnicamente
possibile seminare il panico fra i pedoni senza nessun ostacolo: scalini
e isoletta pedonale con comodi scivoli. C'è persino il semaforo
nuovo di zecca sostituito qualche giorno fa (è uno scoop per Internet!)
che ha una temporizzazione apposta solo per i pedoni. Magie della tecnica.
Proseguiamo verso il centro della città
costeggiando la ferrovia Torino-Modane. Pedala pedala e si osservano sempre
incroci abbastanza 'amichevoli' fino al punto (2) della cartina
dove...sorpresa! Se ne sono dimenticati un pezzo!
Come si fa ad arrivare dall'altra parte con 28
centimetri di scalino? Il brutto è che nemmeno nelle vicinanze c'è
uno scivolo tipo passo carraio da poter usare in alternativa.
Consoliamoci proseguendo verso il centro, ricordandosi
però che la città è attraversata in diversi punti
da molti cavalcavia in prossimità delle linee ferroviarie, come
nel punto (3). Anche verso questi ponti l'accesso
è facilitato ma... attraversarli non sembra una cosa molto semplice
per una persona disabile senza un aiuto.
Dopo un paio di salite, raggiungiamo (4)
l'ingresso dell'edificio della foto
l'istituto di Fisica dell'Università. Quelle due ringhiere hanno
una storia piuttosto curiosa: sono state installate molti anni fa dopo
una protesta clamorosa del fisico Tullio Regge che, non potendo salire
da solo la rampa di scale, ha tenuto la sessione di esami... direttamente
in strada per protesta simbolica.
Non so se è stato tutto merito suo ma, oltre
alla soluzione più rapida che si vede in foto, è stata realizzata
una rampa nel cortile verso corso Massimo D'Azeglio veramente comoda ma
che non ho pero' potuto fotografare.
Se è diventato più facile studiare
e abbiamo superato con successo un esame che era veramente un mattone,
possiamo telefonare alla zia e alla nonna per dare la lieta notizia e poi
andare ad accendere una candelina al santo protettore degli studenti.
La prima operazione è certamente più
difficile, perché le cabine sono le solite con la doppia porta a
molla, poco utilizzabili senza un aiuto. Gli unici telefoni accessibili...
anche per i ciclisti sono quelli a muro che sono abbastanza diffusi in
centro - credo per motivi architettonici-estetici che impediscono l'installazione
delle solite cabine - e nella zona lungo il Po (puntino
5) dove sono frequentemente prese di mira da 'collezionisti' di cornette
telefoniche (sgrunt!) e altre varietà di hooligans.
Rilassiamoci proseguendo lungo il Po e scendendo
verso sud, per raggiungere una parrocchia di quartiere e poter accendere
la famosa candelina. Meraviglia!
Ho trovato nel quartiere Lingotto (punto 6) il
parcheggio riservato, una meravigliosa rampa in lamiera forata antiscivolo
e, tenersi forte, elegantissimi corrimani in alluminio e pareti in vetro.
L'unico dubbio, davanti a tanta eleganza tecnologica, è rappresentato
dal cancello che, come si vede, è ermeticamente chiuso anche oggi
che è Domenica. Mah, mistero della fede...
Come ultima tappa del giro su due ruote andiamo
verso il Po (punto 7) per ammirare un'altra ardita
conquista della architettura moderna.
Questa elegante passerella in calcestruzzo armato e illuminazione da svincolo
autostradale serve per poter accedere al ponte sul Po e raggiungere corso
Moncalieri, evitando la serie di scalini che si vede nella foto. Mi lasciava
un po' perplesso la pendenza e così ho provato ad usare il rapporto
più duro del cambio della bicicletta, riuscendo ad arrivare in cima
senza farmi esplodere un'arteria. La foto testimonia l'impresa sportiva,
nel senso che quella macchia biancastra che si intravede in primo piano
sono io sulla mia 'dueruote' munito di giubbotto da reporter d'assalto.
Se qualcuno fosse stupito da questa realizzazione
imponente... sappia che in realtà il discorso dell'aiuto ai disabili
forse non è stato l'elemento fondamentale che ha dato il via al
progetto: ogni anno verso Maggio si corre la maratona di Torino che percorre
i tracciati più belli della nostra città, comprendendo quindi
anche la zona verde del Po. Agli organizzatori non sembrava un pensiero
molto cristiano far fare 50 scalini in discesa ad atleti che avevano già
corso per più di 35 chilometri e quindi... oplà! La passerella!
Concludendo si può dire che molti lavori
e molte iniziative importanti sono state portate avanti in questi anni
nella nostra città, nonostante i problemi economici tutti possiamo
immaginare. In qualche caso, come nel settore dei trasporti pubblici, c'è
ancora molto ritardo e di fatto le vetture normali dei tram e dei bus urbani
sono quasi inutilizzabili dai disabili che voglio muoversi autonomamente.
Una novità interessante è stata l'introduzione di alcune
vetture sulla linea 4
modificate apposta per poter accogliere le carrozzine
insieme
alla graduale modifica di alcune fermate per ridurre le difficoltà
di accesso anche da parte delle persone anziane, ma molto rimane ancora
da fare per facilitare gli spostamenti in città in alternativa ai
taxi.
(C) 1996-97 Debra Pignatti