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Shakespeare o la profondità delle apparenze
Biblioteca Delfini
sabato 24 aprile 2010
ore 17,00
Conversazione tra Paolo Fabbri e Andrè Green
a cura di Claudio Longhi
ingresso libero
Un semiologo e uno dei maggiori psicanalisti viventi, di fama internazionale, si confrontano sul rapporto tra teatro shakespeariano e psicanalisi.
La tragedia di Amleto, in particolare, avrà una speciale rilevanza, sia in quanto moderna declinazione del classico mito della "morte del padre" e dell'"edipo",
sia in quanto fu proprio dal principe danese che Freud prese a prestito il motto "parole, parole, parole" (come poi avrebbe fatto lo stesso Paolo Fabbri,
tra il 2001 e il 2005, per una sua rubrica su L'Unità) per spiegare ai colleghi che la scienza psicanalitica,
grazie alla lenta "magia della parola" proprio sul linguaggio fondava la propria principale strategia terapeutica.
A partire dunque da questa prospettiva, i due pensatori tenteranno di rispondere ad alcune affascinanti e oscure questioni irrisolte del teatro shakespeariano.
Paolo Fabbri insegna Semiotica dei Linguaggi Specialistici presso la Facoltà di Scienze Politiche della LUISS
(Libera Università Internazionale di Scienze Sociali) di Roma. Ha insegnato a Firenze, Urbino, Palermo, Bologna, Roma Due, Venezia, a Parigi (Ècole des Hautes Ètudes en Sciences Sociales; Paris V, Sorbonne; Collège International de Philosophie).
Ha scritto libri, articoli, edito e tradotto libri sui problemi del linguaggio e della comunicazione, in più lingue. Ha svolto un'attività nazionale ed internazionale
di pubblicazioni (riviste, collezioni) e di ricerca. Fa parte del comitato scientifico o editoriale di numerose riviste ed istituzioni nazionali e internazionali.
Andrè Green, nato nel 1927, è tra i maggiori esponenti del pensiero psicanalitico contemporaneo.
Membro titolare della Sociètè Psychanalytique de Paris che presiede tra l'86 e l'89, vicepresidente dell'International Psychoanalytical Association (1975-79),
Professore allo University College London e membro dell'Accademia di Scienze Umane di Mosca. I suoi studi, che spaziano dalla clinica all'epistemiologia, dalla filosofia all'arte,
hanno portato contributi preziosi nell'ambito della riflessione sull'affetto, sugli stati limite, sul narcisismo e sulle forme del negativo.