>>> Un giro in biblioteca

Cenni storici La biblioteca Delfini occupa parte del complesso architettonico indicato come 'Patronato pei figli del Popolo' o, più comunemente, Palazzo Santa Margherita. L’esiguità del materiale d’archivio permette di tracciare solo alcuni momenti della storia dell’edificio.
Si ha notizia di una chiesa dedicata a Santa Margherita eretta in città dopo il 1100. Nel XIV secolo è di proprietà dei Canonici di S. Agostino, nel 1451 subisce gravi danni dall’ampliamento del Canal Grande che scorre parallelo all’edificio. Nel 1539 il complesso - una chiesa pericolante, poi ristrutturata, una casa e un orto - passa ai Frati Francescani. Le cronache dell’epoca parlano di un orto bellissimo con pergolati e alberi da frutto. Dei prodotti coltivati i frati facevano commercio, oppure decotti e acque distillate. Nel 1768 un decreto di Francesco III sopprime la parrocchia di Santa Margherita e nel 1798 nel convento vengono alloggiati i Dragoni Francesi. In sintesi, dal 1620 al 1800 viene allungata la chiesa e costruito un complesso conventuale che si collega alla struttura esistente attraverso 5 cortili interni. Vari rifacimenti riadattano in seguito l’edificio ai cambiamenti d’uso. Nel 1808 la chiesa è definitivamente chiusa. In seguito il complesso viene utilizzato come caserma e, dopo la restaurazione Austro-Estense, destinato ad alloggio per le famiglie a servizio della corte. L’attuale forma gli viene conferita nel 1830 da Francesco Vandelli, architetto al servizio di Francesco IV. A lui sono attribuite anche le facciate di Corso Canal Grande e di via Fonteraso. Nel 1874 diviene sede del Patronato pei Figli del Popolo, ente che si prende cura di orfani e ragazzi indigenti; in seguito anche della gloriosa Società sportiva Panaro e di piccole botteghe artigiane. Oggi l'edificio occupa un intero isolato di 11.400 metri quadrati e ospita, oltre alla Biblioteca e agli uffici del Patronato, la Galleria Civica, il Museo della Figurina e l’Istituto Musicale Orazio Vecchi.

Il restauro Fin dal 1982 il Comune di Modena avvia la riqualificazione e la restituzione al pubblico di importanti "contenitori storici" cittadini, tra i quali Palazzo Santa Margherita. Un edificio in cui l'organizzazione degli spazi e dei percorsi è stata ripetutamente stravolta e recuperata solo al termine di un'accurata ricerca storica.
Il restauro iniziata nel 1985 e si conclude nel 2005 con il completo recupero degli spazi interni e di un cortile (piazzetta) che è stato coperto per divenire parte integrante della Biblioteca Delfini. Grazie alle opere degli ultimi tre anni, la Biblioteca e la Galleria Civica, vedono i propri spazi praticamente raddoppiati.
Il progetto di restauro è stato integralmente curato dello studio Cuppini e Associati di Bologna.
I criteri seguiti dai progettisti hanno puntato al recupero funzionale degli spazi nel rispetto delle preesistenze, delle strutture e degli elementi originari, di intesa con la Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici dell’Emilia.
Perciò sono state privilegiate soluzioni reversibili e, per i nuovi elementi strutturali, l’uso di strutture metalliche, anch'esse reversibili e individuabili come elementi a sé stante.
Per i colori delle facciate, un’approfondita ricerca ha portato al recupero di cromie consolidate sull’edificio stesso e contestualmente ha messo in risalto gli elementi strutturali e decorativi.

I finanziamenti Mentre il Comune di Modena ha finanziato il restauro di Palazzo Santa Margherita negli anni Ottanta e Novanta, l'ultima fase dei lavori ha visto l'intervento della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena.
Negli spazi della biblioteca, il bilancio comunale ha integrato l’impegno della Fondazione, finanziando tra l'altro il recupero del cortile di collegamento con l’Orazio Vecchi e l’acquisto di arredi e strumentazioni. Da segnalare anche i contributi del progetto europeo Mediateca centro-nord e dei piani bibliotecari gestiti dal Centro di documentazione provinciale.
Infine, all’acquisto di film ha contribuito la famiglia di Umberto Grossi in sua memoria.