\v TITLE="Colori accidentali" AUTHOR="Rossella Bonfatti" PUBLISHER="KULT Virtual Press"\v \s \c\m="cover.png" \c \p \Q="copyrightpage" La col\-lana di e-book \BScrit\-ture Metropolitane \Bnasce dal\-la col\-laborazione tra il \BServizio biblioteche \Bdel \BComune di Modena \Be \BKult Virtual Press \Be si propone di incorag\-giare e promuovere la creatività e la comunicazione attraverso la scrit\-tura e l'illustrazione. Il proget\-to è rivolto principalmente ai giovani autori, ma coinvolge anche scrit\-tori profes\-sionisti che aderiscono all'iniziativa accogliendone gli obiet\-tivi di apertura, condivisione e scambio di contenuti ed esperienze. I volumi sono distribuiti gratuitamente su internet all'indiriz\-zo www.comune.modena.it/biblioteche/holden Info e contat\-ti: http://www.comune.modena.it/biblioteche/holden zonaholden@comune.modena.it Referente del proget\-to: \BWalter Martinel\-li\B Responsabile biblioteche decentrate del Comune di Modena tel.: 329.6508160 walter.martinel\-li@comune.modena.it \p Colori accidentali, di Ros\-sel\-la Bonfat\-ti Col\-lana: \BScrit\-ture Metropolitane\B Ottobre 2005 Prima edizione in formato e-paperback Eidzioni Kult Virtual Press - http://www.epaperback.org Responsabile editoriale Marco Giorgini, Via Malagoli, 23 - Modena \m="Ccitalia.png" \q="#licenza" Attribuzione - Non com\-merciale - Non opere derivate 2.5 \q \p \Q="titlepage" \c\l\BColori accidentali \i \l\B\q="#authornotes"di Rossella Bonfatti prefazione di Carlo Alberto Sitta\q\i \m="loghi copertina.png" \c \p \Q="tableofcontent" \C0="Sommario" \cSommario \c\q="#prefazione"PREFAZIONE di \iCarlo Alberto Sit\-ta\i \q \q="#derblauereiter"DER BLAUE REITER \q \q="#coloriaccidentali"COLORI ACCIDENTALI \q \q="#neroarcade"NERO ARCADE \q \q="#unfustinodiinvernoperpancevuote"UN FUSTINO D'INVERNO PER PANCE VUOTE \q \q="#ilcircoloinfetto"IL CIRCOLO INFET\-TO \q \q="#promettendoladileisalute"PROMET\-TENDO LA DI LEI SALUTE \q \q="#pachidermia"PACHIDERMIA \q \q="#nellacucinadeipoeti"NEL\-LA CUCINA DEI POETI \q \q="#labrevepienadellenza"LA BREVE PIENA DELL'ENZA (Un not\-turno del '43) \q \q="#allasecondaparte"ALLA SECONDA PARTE \q \q="#diciannove"DICIAN\-NOVE \q \q="#labattagliadikulikovo"LA BAT\-TAGLIA DI KULIKOVO \q \q="#merezkovskijrespirapetrolio"MEREŽKOVSKIJ RESPIRA PETROLIO nel\-la darsena sul VOLGA \q \q="#lituania"LITUANIA \q \q="#ilraggioverde"IL RAG\-GIO VERDE \q \q="#authornotes"NOTE BIOGRAFICHE \q \q="#notaaltesto"NOTA AL TESTO \q \p \p \Q="prefazione" \C0="Colori accidentali, prefazione" \cPrefazione \cRos\-sel\-la Bonfat\-ti scrive poesia da sempre, per propensione, per interes\-se e per scelta. La sua è una maniera avventurosa di rifarsi una vita in versi a scapito dei tanti libri che ha let\-to. Scrive poesia, Ros\-sel\-la, per una forma di risarcimento nei confronti del\-la sua formazione let\-teraria, come se frequentare la tradizione doves\-se ripagarla ben oltre la fatica del viag\-gio. La prima cosa che emerge con evidenza è che questo libro, frut\-to di cultura e di natura, ribalta la situazione di mas\-sa, dove tanti scrivono senza leg\-gere. Di conseguenza il suo contenuto non è destinato a chi si limita a chiedere un po' di consolazione e bel\-le immagini, non lusinga il let\-tore, non tenta di circuirlo per piacergli ad ogni costo. In queste pagine viene avanti una scrit\-tura che conosce gli artifici e le sofisticazioni del\-la forma, che non trat\-ta di banalità sentimentali, ma volentieri si dedica a questioni comples\-se e scabrose, come i Balcani, l'Occidente e l'Oriente, la realtà dif\-ficile dei giorni senza pace. C'è poi una lezione appresa dagli scrit\-tori rus\-si degli ultimi due secoli, ma ci sono pure svariati echi che provengono dal\-le arti e dal\-la musica. Leg\-gere Ros\-sel\-la, allora, vuol dire entrare nel mondo attraverso codici altamente espres\-sivi, dove si è accumulata storia e tradizione, dove conoscere il significato dei nomi propri serve a intendere quel\-lo dei nomi comuni, infine a dare un senso nuovo alle parole di ogni giorno. Questo percorso tut\-tavia non stimola tanto l'erudizione quanto una libera scor\-ribanda in praterie in parte dimenticate, in regni che un tempo esistevano e appartenevano a tut\-ti e oggi sembrano vaghe nozioni. Su questa strada la poesia diventa allora una favola comples\-sa, un ter\-reno di scoperta, un sot\-tosuolo da arare e seminare. Le parole qui sono forzieri dis\-sepolti, sestanti e strumenti di navigazione, map\-pe e codici cifrati - parole che rimandano al loro senso primario. Non c'è mistero o chiave ermetica da svelare, non ci sono fantasmi o improbabili resur\-rezioni, siamo in un ambito operativo e talvolta aggres\-sivo verso la realtà, dove la poesia combat\-te con gli stereotipi e le mistificazioni. Emerge un senso acuto del tempo presente, desiderato e insieme respinto inces\-santemente, verso dopo verso, immagine dopo immagine. Qui esplode la tensione tipica di Ros\-sel\-la Bonfat\-ti, un'aspirazione a vivere consapevolmente in questi anni tormentati, un ideale che si scontra con la net\-ta ripulsa del loro squal\-lido profilo, con le più intol\-lerabili malat\-tie del\-la nostra epoca. La forma di questo libro tende a costruire una scansione di respiri, ad alternare il verso libero con la prosa poetica, a diventare nar\-rativa come in tanta parte del Novecento. Il contenuto, a sua volta, si costituisce come un legame tra diversi fram\-menti, mentre la voce si alza per sostituire spine a corone, per sconsacrare il peso del\-le ideologie, per rav\-vivare il sentimento del pudore ogni volta che la rap\-presentazione si schiude sul\-le cose mondane e su quel\-le interiori. Un libro dal\-le infinite con\-nes\-sioni, traboc\-cante e ingegnoso. Non per nul\-la Ros\-sel\-la Bonfat\-ti appartiene alla più recente ondata di scrit\-tori di poesia che si sono formati intorno ad alcune situazioni precise di riviste e di scambi. Con un timbro tut\-to suo, molto singolare, mai ras\-segnato, talvolta ironico, cifra di un talento che trapela e deborda sopra e sot\-to le righe, nel suo tempo, che è anche il nostro. \r\iCarlo Alberto Sitta\i (novembre 2005) \r\p \p \Q="derblauereiter" \C0="DER BLAUE REITER" \cDER BLAUE REITER \cCosì e non diversamente il putiferio dell'incom\-mes\-so accorciava la fret\-tolosa stringa con voci di ghiaia sensibile L'alba cerealicola invec\-chiava mezz'ora prima del giorno Strofinati dal colore che doveva rimanere cartilagine alberi tenaglia si stendevano \idove dormivano\i \ii Carpazi \B\p \p \Q="coloriaccidentali" \C0="COLORI ACCIDENTALI" \cCOLORI ACCIDENTALI \c\r\iMa hai presente la natura? Si riprende tutti gli amanti distrutti: due giacciono a terra, uno marcisce in superficie \i\rAncora un gradino scuro nell'ora che incitava le bestie a lasciare l'addome di col\-line lontane \rScomposto in fogli un mondo vestito di lumache si voltava \ial bianco schianto delle colonne una volta immune \i\rFilare grave a testa in giù la spina sot\-to l'addio ciò che comporta l'imperfezione \rUccideva linee di matita per il fiore più involuto per i satanoidi che riavvampando fanno proibito l'angolo \rLamel\-libranchi come ric\-cioli sul muro - ciò che era la finestra che non oso avvicinare nervi pas\-sati al frantoio grandi polmoni che non so riprendere \rÈ contorto e senza peso il ritratto di mezz'ora ancora infermo conobbe la dignità anatomica nella conta delle riserve \rSfilavano nei cor\-ridoi tut\-ti gli organi fondatori prima quel\-li informi che ci han\-no reso simili ai leoni ter\-restri \rColpe transnazionali - quelle delle macchine delle nastropoesie o della quiete pelvica - se mai arriverà \rTi ho cerchiata con i ter\-rori dell'asfalto perché il verde si è fermato una linea prima del\-la crescita \iChi leg\-geva oggi Melichov? La not\-te era ferma, sdraiata già da tempo sul\-le spelonche dei nostri desideri. Accosciata al muro, come una beduina. Gli interes\-savano le accademie platoniche? E allora prego, perché non è entrato nell'Arcadia col nome di Meliponte Susino? È che la vita tira trop\-po addos\-so, persino in un'epoca di taylorismo fluente come la nostra. Tira addos\-so e non si scrosta mai abbastanza. \iSul\-la piega dei nostri corpi stan\-no le protezioni che han\-no mandato a concorso \cil colore per scarso rendimento. \c\p \p \Q="neroarcade" \C0="NERO ARCADE" \cNERO ARCADE \cI fuochi di un tempo maglie sempre trop\-po grandi due che abbas\-sano le ciglia se mai sono venuti nel giorno che non occupa ma divarica le genìe: \isono io che cerchi? \iMa il mat\-tino cigola e la storia incrocia la tovaglia migliore che sventola nel cortile \i se non ci fos\-se niente… \iprov\-viste di sole e foglie senza sgomberi il prurito dell'aria che non ci ha mai abbandonato \iun nudo e tut\-to si modifica \iHan\-no sospet\-tato colori dan\-nosi i santi del\-la stagione qualcuno forse dal bat\-tesimo indivia rosmarino composite - verde riservato nell'uniforme che sostiene l'inferiore sognando le miniere di Hel\-lerau il rame che sale a cubet\-ti nel delta del\-le vene Manovre del sof\-fit\-to le sole di cui ho ricordo l'odore di cavoli marci il colore che non è vel\-luto il dente di lucertola teste e cocomeri nei movimenti che gravano il poz\-zo del\-la memoria - beato quel\-lo che non c'è la noncuranza di San Sebastian (vero solo ciò che vuole) Come l'amata di cera la natura ci salverà con gli accenti del\-la rotazione\p \p \Q="unfustinodiinvernoperpancevuote" \C0="UN FUSTINO D'INVERNO PER PANCE VUOTE" \cUN FUSTINO D'INVERNO PER PANCE VUOTE \c L'albume del giorno schiz\-zava per inveterato glorioso esame riponendo a sec\-co quel\-le speciose not\-ti in un folto cigliame a vista. Certi loro pal\-lori saldis\-simi se accostati al vermiglio del\-le fos\-se: lo spet\-tacolo del\-la neces\-sità cieca che marcia su crepe diverse, nel\-la realtà di verzure ed erba nera extrapiscio. Appeso al col\-lo pelo di cane can\-nuc\-ce-retrat\-tili una sponda elet\-trica per magnificare le ore e sostare a piedi pari sul quadrilatero di un Dio fat\-to orso e nube son\-nac\-chiosa che si diverte alle pareti in esercizio madre. Il suo colore doveva rimanere cartilagine e il tuo calore in camicia di nickel rad\-dop\-piarlo. Era lo scheletro di pulci nell'aria l'ala cerealicola apertasi mezz'ora prima del giorno l'oriz\-zonte di barbe friabili spedito nel crol\-lo dei trent'anni dove avreb\-be preso dimora il vincitore di Arbela tut\-ti i suoi pos\-sibili predicati dal fantastico al diminutivo del sogno legando per sempre la propria scheda amara alla forma del comandamento. Pericoloso sporgersi quando hai memoria impial\-lac\-ciata nei discorsi di Madama Logica l'educazione alle pareti il senso ottagonale del\-le carte vet\-tovagliare di zol\-let\-te e souvenirs egotistici una plaga chiamata deriva per affondi gram\-maticali. Non vale se scrivo in bilico La bianca casa tra gli acquitrini coricata era vita svanita nel\-le rac\-colte riformando ogni anno un lampadario il palet\-to del\-le confidenze e la nobile sintas\-si del tet\-to ammes\-si nei bol\-lori del legno nell'accordo degli spec\-chi certi vapori alzati in squadra fiutando pochi giorni di sil\-laba l'appic\-cicatic\-cio del sogno se non l'affresco sospet\-to e sempre l'Arcadia temibile di una voce allac\-ciata e disunita come di due che van\-no ad imbucarsi Nei torpori di palaz\-zibianchi e cor\-ridoi bas\-si la lupa sbrec\-ciava da cinque stagioni ormai alle finestre si ricordava un ordine alfabetico le montagne sas\-sose la forma trasparente di bambino compiuto in formel\-la di rame cresceva allora in figurazione friabile davanti alla meraviglia visitata cinque volte avanti con la pen\-na diceva che sot\-to la moneta tut\-to si qualifica che nel segno incruento del\-la ter\-ra verderame i fondi si assot\-tigliano che il buio si è mes\-so a dieta che l'inverno scor\-reva strideva scriveva che la frequenza non stava mai dal\-la parte bagnata \p \p \Q="ilcircoloinfetto" \C0="IL CIRCOLO INFETTO" \cIL CIRCOLO INFETTO \cSpianata, fuori usanza e decoro, rac\-colta come sei, serale grigioalata punizione il non sapermi viva Eccole. Le mie teorie di larve si avvicinano su creste suc\-ces\-sive Dal paralume di garza traforata saet\-tano silenziose e la not\-te filante viene da incuria apol\-linare a bulbo nero replicata. \p \p \Q="promettendoladileisalute" \C0="PROMETTENDO LA DI LEI SALUTE" \cPROMETTENDO LA DI LEI SALUTE \cL'occhiofilo ammutolito secondo non driz\-zato mordac\-chiava la tua realtà di col\-line festose in quale presup\-posto? Ho sentito parlare dei punti neri allog\-giati sul tuo volto dal\-la minore vita Ma tu hai questioni dignitosamente querule e segni divoranti e pieghe perfet\-te di lab\-bro e assicurazioni non scadute di fronte alle mie sot\-tovento senza densità \p \p \Q="pachidermia" \C0="pachidermia" \cPACHIDERMIA \cFaceva male essere contro il romanzo dal\-le tre code mentre il tac\-co ferito arruolava attese in numero dispari "In inverno ho fat\-to del\-la mia vita regno immobile più profondo dei sanguinosi" dis\-se rovesciandosi subito negli organi del torpore sot\-to la tabel\-la oraria colpa dell'aria cor\-ret\-ta col mistral che stira profili di persecutori colpa dei manifesti se il noto e l'ignoto troveran\-no un periodare in altalena chi impiega matrici di capel\-li, chi fantasma senza colore e senza fac\-cia è scivolato nel\-la fodera chi ha mirato e imponentemente riconosciuto sul\-le rive il mare di Shel\-ley forse un ponte di neve solo per misurarne il punto disgelo chi aumentatore di sterco e depositario di destri si è calato nel\-la ter\-ra e non si è riconosciuto \p \p \Q="nellacucinadeipoeti" \C0="NELLA CUCINA DEI POETI" \cNELLA CUCINA DEI POETI \c Uomini che mangiano sull'asse da stiro conditi da spet\-tri di sale avevano a boc\-coni dan\-nato il repertorio dal\-le buone fila degli armadi il sole arriva alle calcagna per covare la domestica tagliola dietro il santino del venerdì sera erano arrivati un pomerig\-gio dopo l'ora del\-le pinzet\-te divaricate con i lobi disegnati a festa il col\-lo di sangal\-lo freschi com\-miati dall'inverosimiglianza che nel viola spac\-cato sono venuti a fiorire al pianoter\-ra del\-le date \c* * * \cNiente ulaz alle porte mentre il telegrafo di Kierkega\-ard piomba nell'ufficio come un coc\-codril\-lo su un banjo capitolato si dice dal\-la palude borghese dopo qualche giorno a Vichy con le Barat\-ti al limone ancora in tasca A quanti attraversato il ritorno stan\-no nel\-la vergogna per le fit\-te cupe stempiate lastre che amano disfarsi dell'ascolto era voracità caduta prima nel muscolo partita prima nel rovescio dell'asfalto niente era un'isola ragionevole: a Sarajevo le frontiere andavano risolte in una not\-te. \p \p \Q="labrevepienadellenza" \C0="LA BREVE PIENA DELL'ENZA" \cLA BREVE PIENA DELL'ENZA (Un notturno del '43) \cEra nato padre madre identità - "Non toc\-care tuo figlio!" Sbucavano dal\-le camere a sud appena ingolfando il fiume sot\-ter\-raneo bloc\-cate nel ricordo del fred\-do le nostre amanti non avevano saputo bere dal\-la stes\-sa fonte \iI canapai rompevano l'aria di feb\-braio sec\-ca e net\-tante. Eravamo nel\-la strada maestra quando lo portarono via. Lo vedem\-mo lanciare sot\-to bol\-le di cera il palio del\-le lunghe gambe nel bosco; romperne la coraz\-za quasi come un fos\-sile strapaz\-zatore di continenti, mentre il sole s'aggrap\-pava alla finestra ... goc\-ciolando l'ultima temibile rug\-gine degli avvoltoi. Da lì si allontanò nell'estremo del verde. Gli strumenti dis\-sero col\-line lontane. Il mat\-tino intanto cigolava nel presentimento che il fumo - dal comignolo rot\-to - si riversas\-se sui let\-ti. \iLei fis\-sava accanto a me quei santi perforatori d'anime tra animali trop\-po gras\-si l'estate ci investiva di una fame sconosciuta colpa dei fruscii di S. Giovan\-ni che aumentavano il mento colpa dei manifesti ros\-si che ci dicevano uguaglianza Così chinata davanti al car\-ro il capo lieve venuto a vita propria decol\-lava in linee di matita Riav\-vampavano gli arti impaz\-ziti "non but\-tare via la metrica soda nei bic\-chieri" \iNei fienili si ricac\-ciavano tut\-te le voci che ci avevano reso più simili all'erba intiriz\-zita. Fedora dente di limone ci ascoltava in angolo tra brogli di pianeti e monti rot\-ti dagli spari. Tut\-ti i pomerig\-gi alle quat\-tro e mez\-zo nel corso pieno del\-le ore la ghiaia irritabile del viale ci suc\-chiava nel silenzio di vie di lana l'unica bianca stagione con la spina nel\-la scrit\-tura: è stata proprio lei a ritrovarmi don\-na rimpic\-ciolita o mutante dal\-le lab\-bra screpolate? \iFerma per i giorni che restano accoc\-colati alla Maginot una luce acquatica la porta via se qualche riposo infuriato le bat\-te ancora addos\-so risponderà di viole padronali Sentivo la forza impial\-lac\-ciata trasfigurare i semplici rimet\-tendoli nel dorso minerario dopo il pasto dei nomi le voci di pochi metri più lontane del mare di Salgari in sup\-purazione benedet\-ta Una not\-te prima del deserto nel\-le sonde del\-la not\-te c'era posto per uno stes\-so destino Ci piaceva entrare in un moc\-colo di candela e sempre meno cor\-rere dopo la breve piena dell'Enza Ma il tempo sbriciolava i quadrati del\-le col\-line e tut\-ti i re che avevamo sul col\-lo in tanti modi travestiti ci mac\-chiavano senza nome \p \p \Q="allasecondaparte" \C0="ALLA SECONDA PARTE" \cALLA SECONDA PARTE \cInsolubile il morso e il cigolare attorno trat\-tenuto dagli infelici nodi del\-la tua gola In fecondi giorni di chiare meningiti un Dio fat\-to orso e nube son\-nac\-chiosa scampava tra i reagenti Grandez\-za e numero certe qualità smorzate il regno dei fini tut\-to giustificabile col nome che immuniz\-za \p \p \Q="diciannove" \C0="DICIANNOVE" \cDICIANNOVE \cSta dove i volti san\-no di linee allevate il numero che divide \p \p \Q="labattagliadikulikovo" \C0="LA BATTAGLIA DI KULIKOVO" \cLA BATTAGLIA DI KULIKOVO \cAl mausoleo di Cronin La rivoluzione ha consegnato la testa Non la toc\-cano più le risa Ma per dirti che la ter\-ra è altra Rispet\-to al circolo del\-le congiuntive Il canto che è falce di se stes\-so La copia morenica a pez\-zi Sfiatatoio per ciechi - Se ne ricorderà la boc\-ca Riempita di calcari Nel mercurio o altodente Per dirti ciò che sei Con un po' di gratitudine "Un dio nel\-la fucina, indiviso, Si accende, incavando il vento, Un bel fogliame in pieno mez\-zogiorno" \p \p \Q="merezkovskijrespirapetrolio" \C0="MEREŽKOVSKIJ RESPIRA PETROLIO" \cMEREŽKOVSKIJ RESPIRA PETROLIO NELLA DARSENA SUL VOLGA \cIl soc\-corso del\-la sera senza venerabilità aspet\-ti la graf\-fiatura che ti affiderà il suo profilo - con sot\-terfugi di chiari calato tra nidi di fragole - "Grato infine alle molte teste del fiume \cla mia mancando" \c\p \p \Q="lituania" \C0="LITUANIA" \c\BLITUANIA \B\c\r\iCi raggiungerà la parola bandita O traccia di parola: soltanto Riflesso mortale, rispleso Nello spazio, dove si sfiorano due oscurità E due vite, come spade. E' un cerino in chiusi palazzi, sedotto dalla mezzanotte per estorcere alla cecità le sagome almeno. Per un secondo. \i(Tomas Venclova) \r\c\BI - Lakirovka (laccatura della realtà) \B\c Nel profondo del paese lituano, in un angolo tra mare e taiga ho perduto la memoria. No, signore, non sento niente. Non ricordo più dell'aranciera, del\-le chiavi. Non stormiran\-no più col loro fogliame alato sul mio capo i piop\-pi. Era tanto tempo fa. Ora non è più. Quel\-lo in cui mi han\-no portato è un luogo non certo spensierato, cor\-roso, a squame, eppure, a suo modo, gaudente, sensuale, deterso. Prendete la cisterna in mez\-zo al campo, appog\-giata alla tor\-re: dove trovare miglior condut\-tura in mez\-zo ad una distesa di minutaglia sec\-ca? Quando un rag\-gio di sole perpendicolare ne colpisce l'interno - dove si stac\-cano come scorticature bianche, su un fondo metal\-lico, più o meno lontani, i polsi che si cercano - allora sì, pos\-so giocare con le linfe roventi di tut\-ti. Sì, di tut\-ti voi, in deliquio sot\-to la pergola di amianto, paesag\-gi lividi, scorci di ogni consistenza e colore che ci mostrate contemporaneamente poz\-zi, gasometri, arsenali abbandonati, pareti di \iplexiglass\i, ruote di biciclet\-ta, vec\-chie bat\-terie per auto, faz\-zolet\-tini di carta, moz\-ziconi appiat\-titi. Ieri la gita al lago del\-le biglie magiche mi ha portato verso le realtà soverchianti di un mondo di alghe, schiume, ossidi, acqua, pietra, ed ambra. Il Ripetitore dei Ginecei mi guardava con aria maligna e vendicativa. "Il pec\-cato ha rivestito gli uomini di pel\-le morta" ha ripetuto più volte. Ed io pensavo di non aver mai conservato la bel\-lez\-za dei miei amori decomposti, lasciando che essi traboc\-cas\-sero di lato e come spugna ne assorbis\-sero gli umori liquidi in ecces\-so. \iA pranzo si mangia farina mescolata con scorza di pino, patate, mele selvatiche e petrolio.. \i Tra la spaz\-zatura di carbone, ossa, ter\-raglia grez\-za e setac\-ciata, sporte di plastica, striscio al di là del\-lo scalo merci del\-la stazione fer\-roviaria. Non solo le discariche custodiscono gli scarti del\-la produzione. Tut\-ti i luoghi qui rac\-colgono immondi pez\-zi di esistenze col\-lose, pulviscolari, spongiformi. Come quel\-la del\-la signora Vesnopovic, che consulta le tabel\-le orarie dei treni con un guanto nel\-la mano sinistra e l'indice nodoso che pare trapas\-sare il vetro ed accarez\-zare ogni cifra, let\-tera, simbolo, linea, reticolo, chiodo, …Un po' oltre il canale di scarico, la fab\-brica di fertiliz\-zanti, i gasometri. La strut\-tura stes\-sa del\-la vita, mentre guardo il montacarichi in azione, si sol\-leva. \iNel Set\-tecento ogni cosa aveva destinazione, origine; ma ora tut\-ti gli alibi mortali deflagrano e non riesco neanche ad immaginare da dove proviene il petrolio che alimenta i miei consumi o la componentistica del mio frigorifero. \iDall'altra parte del fiume potevo vedere l'uomo degli abeti, la figura dinoc\-colata, consumato dai colpi. Due lenti spes\-se a dividerlo dal mondo; un pez\-zo di legno a rinchiudergli le vene e a farne un ostag\-gio consenziente dagli occhi depilati, da bec\-caio furioso. C'è più strazio nei suoi pas\-si di ritorno dal\-la falegnameria che nel\-le teste di tut\-ti i chiodi sui quali ha bat\-tuto per tut\-to il giorno. \cII - \BSchermi anseatici \B\c Quando penso alla dominante grigio-verde del\-la taiga avverto gli scambi aortici col mio pas\-sato, tut\-tavia, li perdo prima che pos\-sano stabiliz\-zarsi in una forma. Penso a Giocasta che mastica pane e miele, rincor\-rendo l'alba - così la immaginavo sui banchi di scuola. Penso al porto. Alla distesa di ter\-ra ossidata che lo abbrac\-cia. Agli assorbenti che, sul\-la soglia del bosco di latifoglie, han\-no formato una nic\-chia votiva, a sug\-gel\-lo di incontri clandestini e cambi furtivi. Sono giunto, frat\-tanto, al distributore. Esce un signore in felpa blu. Ha un'aria mol\-lic\-cia, da serbo spolpato. Gli chiedo un ricovero per la not\-te. Mi scorta, con pas\-si cadenzati, sino al deposito di barili. Ho una coperta. Qualche goc\-cia di vodka. Una lima per unghie. Due caramel\-le balsamiche. Domani proseguirò sino a Slovetogorsk. Così rac\-conciato in attesa del riposo, sul gratic\-cio fat\-to di copertoni e bancali, mi sento quasi un Oloferne dal col\-lo moz\-zato. Se solo riuscis\-si a ricordare da dove vengo! Fuori di qui svet\-ta una tor\-re muliebre, con un pin\-nacolo in cima sempre acceso d'un ros\-so fuoco... vor\-rei arrampicarmi sin las\-sù e capire quanto dista il paese da cui provengo, in che direzione giac\-ciono i miei morti, dove era la mia casa, se ne avevo una… Ma l'unica prospet\-tiva riconoscibile che da qui mi è conces\-sa è quel\-la del porto nel\-la baia di Klaipeda: una distesa di cemento che a stento si stende nell'onda scura e ter\-ribile del Baltico. La sua ellis\-si si rag\-grinza fino a qui, costringendomi in un sprez\-zante esercizio di scopertura tra l'ombra dei pini, il cielo franato nel loro verde rag\-gio e la not\-te che si attarda sul porto di Sventoji. Stamat\-tina mi sono svegliato con il rumore del\-la mac\-china bat\-tipali. Ho sbirciato un po' dal\-le vetrate polverose, in direzione del colorificio. Avrei voluto prender posto alla tavola dei mostri, tanto era il mio fremere per il ricordo: non fu forse un Cipriano scalzo a scendere tra i ciabat\-tini cinesi per condur\-re dal\-la luna una fiam\-ma incerta? Credo che tut\-to ciò a cui tengo riposi ora sot\-to un muc\-chiet\-to di ter\-ra. Lo ammet\-to, è dif\-ficile da concepirsi, fuorché non abbiate vis\-suto come me attac\-cati ad un guscio di mol\-lusco. Le mie cancrene pesereb\-bero, se mes\-se insieme, più di tut\-te le vostre parole abrasive. Mosca, sì, è il vostro luogo. Era il giorno del\-le ottobrine, quando la nic\-chia brunita del Cremlino, così addos\-sata al granito, stimolava la gente a muoversi in avanti, magari in modo scomposto, ma avanti… Olga in marcia sembrava una di quel\-le gros\-se pagnot\-te da contadini in grembiule, infagot\-tata nel cap\-pot\-to di lana sintetica. Solo questo pos\-so ricordare. In fondo è più del\-le vostre vite mes\-se insieme. Non vor\-rete che io mi mac\-chi dav\-vero del delit\-to di lesa maestà? \cIII - \BCreosoto \B\c Non pos\-so certo comandare la produzione industriale. Così sot\-to una flac\-cida luna e il rumore del\-la mac\-china bat\-tipali mi sono addormentato, rimuginando l'appel\-lazione scontornata del mio nome. La not\-te era scivolata sul\-le creste. Alle mie spal\-le qualcosa di arido sembrava attac\-carsi, sino al pros\-simo disgelo. Il fred\-do, get\-tato come un fagot\-to, grat\-tato oltremare per il grigioverde dei boschi. Quando frequentavo ancora il circolo, sfrigolavo al canto del\-le don\-ne leniniste. \iAccomiatarsi dal sole come reduci barche dal mare Giornate azzur\-re di alghe e di conchiglie Lasciare il sole e ripas\-sare sul ponte, sbadiglio di rive svuotate, in tre: nell'abbrac\-cio virile tremano il santo tiran\-no il voivoda il metropolita al son\-no abbandonato \i Mi domandavo spes\-so come aves\-sero potuto i Cavalieri aver la meglio sul\-la religione adot\-tiva. Più del tempo distrat\-to han\-no contato per loro i suc\-chi del\-la ter\-ra. Pochi pas\-si mi separavano dal bosco. Ai piedi del covone vagheg\-giavo anch'io di fare l'entomologo e scoprire quante più specie d'inset\-ti di quel\-le conosciute ora. O di vivere nel legno, nutrirsi del suo calore, mangiarne le scaglie del fusto, cor\-rere lungo la sua saliva, scivolare dai rami ed attorcigliarvisi a tempo perso e non saper nul\-la del\-le poltiglie metafisiche animali. Una termite è dav\-vero fortunata! \c \BIV - Era il mio gorgo, ora \B\c A venti chilometri dal vil\-lag\-gio di Chupachowa sorgeva una col\-lina che Iddio aveva trac\-ciato con mano da cal\-ligrafo tremulo. Che prospet\-to minuto e orchico insieme quel bot\-tone di ter\-ra…. Sembrava un ciuf\-fo di polietilene espanso, but\-tato giù per distrazione da un'altura più lontana. Chi avreb\-be mai immaginato che dietro la cortina di alberi, si erges\-se un simile montic\-ciolo, e più in là la bianca cecità del\-la cit\-tadina di confine, con le sue case bombate, che tendono capric\-ciosamente all'aria le loro cupolet\-te di legno! Eccolo. L'odore di rabarbaro. Tengo sempre d'occhio il signor Kuzmin, quando viene a portarmi la scodel\-la. Una volta l'ho sorpreso frugare nel mio zaino e rimet\-tere tut\-to a posto, senza nem\-meno trop\-pa perizia, dopo aver intascato un ciondolo d'oro che avevo ricevuto come compenso per i lavori di fac\-chinag\-gio alla stazione di nord-ovest. Sono un conservatore in queste cose: la libera proprietà non mi piace. Sono figlio del quaranten\-nio fer\-roso. Era giusto pertanto che, come tale, fos\-si io stes\-so preso nel gorgo, lucidato per bene. Sono sempre stato così: mi disgustano i suc\-chi del corpo, non pos\-so bere lat\-te, il sudore mi offende, le lacrime m'inaridiscono la pel\-le. Tra i boschi al mas\-simo poteva cadermi addos\-so qualche goc\-cia. C'erano però così tanti suoni - sentivo il vento quasi trapas\-sarmi da parte a parte - che anche le antiche credenze si ram\-mol\-livano. Una volta piov\-ve per un mese intero. E i drit\-ti fusti del\-le betul\-le - del\-la benedizione - sembrarono arric\-ciarsi e produr\-re gargarismi in forma di parole. \c\BV - Il volto di mezzo \B\c Oggi ho appreso del\-la dif\-ferenza - badate bene, di sostanza - tra la fac\-cia e il viso. La prima l'ho sempre pensata universale, comune a tut\-te le raz\-ze ( a ciò si aggiunga che spes\-so è una fat\-tura in tut\-ti i sensi: condan\-na al pagamento di un prez\-zo, è un luogo di immedesimazione e di alterazione; la superficie dei trat\-ti che offro agli altri). Da noi si chiama \ilico\i. Il viso, invece, è tut\-to per me; è esposto allo sfascio d'accordo, ma non alla perdita. È \ilik\i, il ritrat\-to di Lenin. È quell'identità risuc\-chiante, vischiosa che porto insieme all'altra, estrovertibile, più puntuale, meno seghet\-tata - la stes\-sa che fece dire a Majakovskij: "siamo in due nel\-la stanza/ io e Lenin-/ in fotografia/ sul\-la parete bianca". Per uno che sof\-fre del\-la sindrome di \ilil\-liputh\i non è cosa di poco conto... Altro che quel\-la tap\-pez\-zeria di pubi alla \imaison\i! Oleg Gregorevskij: così mi han\-no chiamato all'Ufficio Vidimazioni. Oleg ha quel resentino del\-la fuga che si confà agli onesti lavoratori. Spende poco per i vestiti, ama l'alco\-ol più che le don\-ne, non stira una camicia da quando aveva quindici anni e fu spedito in vil\-leg\-giatura sul mar Baltico con il grup\-po dei "Giovani Trovatori del Don". Non ama i quadri mos\-si, anche se eseguiti dal\-la direzione opposta rispet\-to a quel\-lo con cui si è soliti vedere il paesag\-gio nel\-la sua semplicità più dimes\-sa ed inof\-fensiva. (I turisti pit\-toreschi giunsero dall'Arcadia che inseguivano - e stupore! - si trat\-tava di una mat\-tonaia… Un ordine incor\-rot\-to, fiero dei suoi elementi più puri e non sud\-divisibili, appunto: una mat\-tonaia alla fine del\-la strada che conduce al porto). Alla terminazione Kal\-legord si può vedere ancora il meglio di Kurt Schwit\-ters: nei buchi di palaz\-zi popolari. Per la fac\-cia del\-la cultura non contaminata dai bas\-si affari resta la fotografia, scat\-tata nel vil\-lag\-gio di Botino, dell'uomo impegnato a col\-legare una lampadina ancora spenta al nudo filo elet\-trico, sot\-to gli occhi di un'anziana contadina. L\i'interieur\i nep\-pista, fat\-to di paralumi e legno nudo, ci accompagnava ovunque. Sapevamo che il giorno in cui uno di noi sareb\-be morto colpito dal fram\-mento di una bomba \imade in USA\i, da qualche parte si sareb\-be det\-to: "ebbene, Leningrado sot\-to le pal\-lot\-tole nemiche viveva la sua vita di lavoro e di attività quotidiana". Non vi sareb\-be stato spazio per la tragedia personale. Qualche decen\-nio dopo la ritrovam\-mo invece negli appartamenti comunitari, attorno ai tavoli ingombri del\-le più disparate stoviglie, divani imbot\-titi, consumando vodka, aringhe e \ivinaigret\-te\i, pan\-na acida, patate e poi the infiniti, dove affondare sontuosi pensieri, creare, met\-tere in discus\-sione teorie, abbat\-tere le vec\-chie autorità o crearne del\-le nuove. Dieci bot\-tiglie di Stoliènaja costavano nel 1970 intorno ai trentacinque rubli e per fortuna riuscivamo sempre a procurarceli, magari sot\-traendoli ai rispet\-tivi bilanci familiari. Ricordo la col\-let\-ta per Sergej: riuscim\-mo a comprare 10 bot\-tiglie di vodka e finalmente, lui, riuscì ad addormentarsi per l'ultima volta a stringere il col\-lo del\-la sua compagna di una vita. Allora capii definitivamente che la vodka era la vera unità monetaria del\-la schizofrenia del socialismo reale. Sul tavolino trovavi un pac\-chet\-to di sigaret\-te Apol\-lo-Soyuz, una bot\-tiglia di Gin Beefater: tut\-to veniva dai \ifarcošèiki. \iOggi la vodka partecipa del\-la cor\-rosione dei desideri. Gli spac\-ci di bevande alcoliche la vendono a quarti per centel\-linarla negli effet\-ti, la si compra anche se di pes\-sima qualità (per venderla agli stranieri). Questo è più di quanto doves\-si ricordare. \c \BVI - Quattro salti nella colonia occidentale \B\c Dal principio del\-la strada est la stele barbara - che sapeva di congiura estetica - piagnucolava tra la polvere di metal\-lo in sospensione aerea. L'agricoltore S. K., suo custode, aveva adot\-tato la scala di valori del buon socialista, let\-tore di "Krokodil", consumatore attento, diligente amministratore del\-la famiglia e del partito. La rivoluzione, ci dicevano, "giace imprigionata in maglie filistee", peg\-gior vangelo del\-la dit\-tatura. Sul\-la parete Marx in cornicet\-ta slavata mi guarda un po' di sot\-toc\-chio, quasi irretito dal\-la sua nuova col\-locazione in fondo allo stanzino di servizio. Gongolava fino a qualche tempo fa ai bal\-li dei consorziati e degli ufficiali militari. Poi, in una chiara sera d'agosto, in un fumo di polvere sul\-la circonval\-lazione Sadovaja volarono i tram ros\-si del\-la linea B verso il suo nuovo monumento. La squama del\-la Moscova continuava a dividere due mondi: su una del\-le rive caset\-te a un piano, dall'accogliente aspet\-to, ros\-se e grigie; sull'altra la cit\-tà padiglione, debordante, aguz\-za di tet\-ti e som\-mità. Non so in quale del\-le due rive abitas\-si, ma il rimbombo del\-le pentole e gli stril\-li dei vicini li ho ben presenti. Qualcuno diceva di but\-tare un pac\-co di sale nel\-la cas\-seruola, un altro ter\-roriz\-zava la moglie col coltel\-lo perché risparmias\-se sul\-la spesa. Erano quel\-le conversazioni ordinarie che non ricordavo di aver mai udito, eppure le riproducevo automaticamente. Mi han\-no dis\-suaso dal dichiararmi 'senza memoria' quindi, d'ora in poi, anche per voi onesti let\-tori, sarò Oleg Gregorevskij, vet\-tovagliante di Bavašnya, posatore di mat\-tonel\-le nei giorni dispari, in viag\-gio di lavoro, coniugato con Nina Tcheposkaja, due figli, un caval\-lo, quat\-tordici oche. Pos\-ses\-sore di un diapoproiet\-tore. \c\BVII - Novyi bit (Nuova quotidianità) \B\c Anche di un'esistenza rovinosa si può pensare un gran bene. Basta cor\-reg\-gere l'inquadratura. A bordo del\-la rompighiac\-cio ci si può sentire salvi dal bagno di svilup\-po, con le legit\-time corsie ben evidenziate dal\-le maree baltiche, le madrepore a far da stuolo di com\-miato sino al fiordo. Ma il primo convincimento non era stato superare l'Occidente. - "Lara, signore. Questo è il mio nome" - dis\-se dopo l'urto, cor\-ruc\-ciata per la cuticola viola che le sbucava dall'unghia. -"Oleg, ora il mio. Non abuserò del vostro, state tranquil\-la" - brevet\-tò con dis\-sapore dopo la risposta di lei. -"Il vento mi stava scompigliando la gon\-na e il faz\-zolet\-to era già caduto in acqua. Non vi ho visto. Scusate". La don\-na aspet\-tava il riscontro di circostanza alle sue parole: un minimo cen\-no di ram\-marico o di contumace gradimento, una proposta di aiuto, un invito per il the, ma nul\-la di ciò accad\-de. Oleg non si scostò nem\-meno dal quadrato che occupava prima dell'accidentale scontro. Sul ponte del\-la nave intanto piovevano buc\-ce di patate. Tut\-to ciò, osservato col binocolo, e non unicamente davanti ai loro occhi, accad\-de così chiaramente da sembrare meno autentico dell'aprirsi e chiudersi del ventaglio del\-la signora Vesnopovic in attesa del treno. Con radioso assalto alla superficie dell'onda Oleg cambiò traiet\-toria. Stavolta ritornò nell'anno bifronte 1991, sortito nel pieno del crol\-lo, non con uno scat\-to - come tut\-ti si aspet\-tavano - ma con un piagnisteo. Nes\-suno accanto a lui cercava più né lot\-ta, né riscat\-to. Lontane apparivano le azioni militari sul fronte di Brjansk. \c\BVIII - 1991 \B\c Non era così che aveva immaginato il suo pas\-sag\-gio a nord-ovest: lo vedeva fra sab\-bie asciut\-te- dispersi finalmente i fumi d'esplosione - senza sepolcri e visioni, senza l'ingombro di pas\-si calcolati. Ma quando si fa avanti la sciagura del\-la Madre patria, non resta che salire su una del\-le tante pensiline illuminate, sistemarsi l'ernia, e vedere ciò che accade. "L'avevamo previsto quest'anno, da quando la mietitreb\-bia ha finito il suo compito con il disgelo". "Come ha fat\-to a sop\-portare tale riat\-tanza! Due anni di rac\-colta legname le ci vor\-reb\-bero, altro che milizia intel\-let\-tuale!" avreb\-bero sentenziato contro di lui qualche tempo addietro. Era allora. Ed ora non è più. La cit\-tà, da rin\-novata gab\-bia cinetica, aveva preso ad aggirare il suo ordine primitivo. Elet\-trificazione, cucine puz\-zolente, luci sfocate, alluminio da tut\-te le parti. Lì sul punto di imbarco Oleg si sentiva una creatura d'argil\-la semilavorata, pronta ad essere riplasmata. \iLa mia storia sa odor di bruciato Di stufet\-ta che va a cherosene Di pulce E uomo rasato di fresco Di bucato bol\-lito Di spiedini georgiani Di salse, intrugli e pan\-na Non lo sentite? L'odore di bigodini Di spirito rus\-so Di nafta e gras\-so Di droga leg\-gera Di pube indeterso agli ostel\-li Di benzina in un'auto ferma Nel\-la not\-te chiedendo un pas\-sag\-gio E' l'odore di patria - di miracolo sot\-trat\-to Di cloro a manciate nei bagni pub\-blici L'odore di carne scadente E di reduci danzanti Di lanugine e di cloroformio Di pel\-lic\-cia e Tcaikovskij Di dop\-pio caf\-fè nero al Circolo Di similpel\-le sudata Di torbido lat\-te materno Di sbornie bonificate Dal fred\-do La mia storia sa odore Di principio assente \i Nel reparto bevande di un grande emporio Oleg trovò, una volta sbarcato, un paio di uomini con espres\-sione assente ma indagatrice che lo scrutavano: stavano cercando il 'terzo' con cui dividere il prez\-zo e il contenuto di una bot\-tiglia. Il prez\-zo si divideva alla cas\-sa, il contenuto sot\-to il primo androne. Solo nel\-la penombra regnava l'arte di dividere una pinta di vodka in tre parti uguali senza che ne avanzas\-se una goc\-cia. All'angolo opposto del\-la strada si trovava il chiosco dei dolciumi: un'apertura onesta al posto del granaio di Stato, un bel modo di cancel\-lare le colpe nazionali. - "Per me un sorso con l'emblema" - decretò il primo dei due uomini. - "Allora toc\-ca a te bol\-lire per primo" - dis\-se l'altro, pas\-sando la bot\-tiglia ad Oleg. Mentre quel fuoco gli scendeva giù per la trachea, Oleg sentì il rumore del motore del\-la nave, il suo fischio prolungato e cupo. Una bef\-farda speculazione lo colpì: era quel\-lo dav\-vero un anno capovolto? O solo un anno già stato? Forse senza saperlo, aveva varcato, con i suoi pas\-si cancel\-lati, un nuovo confine, non previsto dai calendari. Un paese che aveva ceduto alla scoronazione del materialismo era in grado di rendere invisibili le esistenze meno fortificanti, macerarle e ribut\-tarle nel\-la scodel\-la di legno per una cot\-tura lenta. Come nul\-la fos\-se accaduto nel\-le loro fronti indebolite - lo scudo di Oleg sul\-le porte del\-la cit\-tà questo sanciva -. Dai drit\-ti fusti del\-la benedizione prendeva com\-miato; nel\-le pietre il suo richiamo, ormai svanito, parlava dell'anno 1991. \iNon avreb\-be cercato d'ora in poi né guer\-ra, né cibo. \B\p \p \Q="ilraggioverde" \C0="IL RAGGIO VERDE" \c\BIL RAGGIO VERDE \B\cFiniva in camera da let\-to. Sapeva del corpo di entrambi. Decideva a chi obbedire. Parlava dell'attraversata di un fiume tanto pic\-colo che non sareb\-be mai risultato dal\-le carte geografiche. Diceva che la fine era pros\-sima, che la felicità si pestava coi piedi, che al cimitero non c'era più ter\-ra per sep\-pel\-lire i morti. Che nel\-la cas\-sa c'entravano sì, ma c'entravano pure le mitragliatrici, che uno di noi avreb\-be avuto una gamba tagliata fino all'anca. Che le oche ne avreb\-bero mangiato un po'. Che una don\-na con una gamba sola non avreb\-be potuto avere doglie normali. Che le sareb\-be rimasto un bambino di set\-te mesi, debole, inflac\-cidito. Che non sareb\-be stato un buon cit\-tadino. Che avreb\-be mendicato per la cit\-tà. Che non sareb\-be stato un buon soldato. Che avreb\-be avuto un figlio ancor peg\-giore di lui. \p \p \Q="authornotes" \C0="Autrice" \c\BNOTA BIOGRAFICA \m="Ross.png" \cRos\-sel\-la Bonfat\-ti\B è nata a Modena il 19 feb\-braio 1975. Svolge attività di ricerca pres\-so il Dipartimento di Italianistica dell'Università di Bologna. Redat\-trice del\-la rivista di poesia contemporanea \B"Steve"\B (dove sono apparsi diversi interventi critici e creativi), ha curato per le Edizioni del Laboratorio la pub\-blicazione degli Atti del Convegno \B"Il governo del\-la poesia\B", tenutosi il 18 mag\-gio 2004 (Modena, 2004). Per le edizioni Il Sagit\-tario (Genova, 2004) ha pub\-blicato la plaquet\-te \B"Ur-seces\-sione vien\-nese". \BHa coordinato per lo "Juta Café" di Modena il proget\-to \B"Juta reading" (incontri con la scrit\-tura italiana contemporanea)\B, di cui ha curato l'antologia omonima \i(di pros\-sima pub\-blicazione\i) per le Edizioni Traven Books. Ha vinto il Premio "Quali confini Holden", per l'anno 2004 con la poesia "Lituania", inclusa nel presente volume. \p \p \Q="notaaltesto" \C0="Nota al testo" \cNota al testo \cHo costruito questo \ie-book\i pensando ad una griglia di let\-tura percor\-ribile, ma, nel\-lo stes\-so tempo, ad una sorta di \igerarchia\i ad uso interno, per ordinare testi prima d'ora mai rag\-grup\-pati. In un certo senso è stata difat\-ti la scrit\-tura stes\-sa, più che criteri cronologici o tematici, a det\-tare le scelte. Mi è sembrato opportuno inserire sia fram\-menti in prosa, sia testi già pub\-blicati, come \iLituania\i (rac\-conto vincitore del concorso "Quali confini Holden?"ed. 2003) e \iNero arcade\i (pub\-blicato nel volume da me curato \iIl governo del\-la poesia\i, Modena, Ed. del Laboratorio, 2004), oltre ad alcuni testi inediti, quasi a seguire la sug\-gestione di un \iistant-book\i, dove le relazioni di senso si creano e si scompongono nel momento stes\-so in cui parole ed immagini col\-lidono... \r(Rossella Bonfatti) \r\p \p \Q="licenza" \C0="LICENZA" \BCreative Com\-mos legal code \BAttribuzione - Non com\-merciale - Non opere derivate 2.5 Tu sei libero: di riprodur\-re, distribuire, comunicare al pub\-blico, espor\-re in pub\-blico, rap\-presentare, eseguire o recitare l'opera Alle seguenti condizioni: · Attribuzione. Devi riconoscere il contributo dell'autore originario. · Non com\-merciale. Non puoi usare quest'opera per scopi com\-merciali. · Non opere derivate. Non puoi alterare, trasformare o svilup\-pare quest'opera. In occasione di ogni atto di riutiliz\-zazione o distribuzione, devi chiarire agli altri i termini del\-la licenza di quest'opera. Se ottieni il permes\-so dal titolare del dirit\-to d'autore, è pos\-sibile rinunciare ad ognuna di queste condizioni. Le tue utiliz\-zazioni libere e gli altri dirit\-ti non sono in nes\-sun modo limitati da quanto sopra Questo è un rias\-sunto in linguag\-gio acces\-sibile a tut\-ti del Codice Legale (la licenza integrale). \BDisclaimer \BThe Com\-mons Deed is not a license. It is simply a handy reference for understanding the Legal Code (the full license) it is a human-readable expres\-sion of some of its key terms. Think of it as the user-friendly interface to the Legal Code beneath. This Deed itself has no legal value, and its contents do not appear in the actual license. Creative Com\-mons is not a law firm and does not provide legal services. 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