Fabio Bassi
Il viaggio
Nonostante le birre bevute in discoteca, non è successo niente; nessun effetto. Per fortuna sono davanti a casa, questa notte ho anche rischiato di essere fermato ad un
posto di blocco. Se mi beccavano, addio patente.
Mi butto sul letto, sono cotto e non ho voglia di svestirmi.
Ho solo voglia di dormire.
Apro gli occhi, il buio mi circonda, fa un caldo soffocante. Nessun suono intorno a me, solo il fischio delle mie orecchie.
Mi travolge un presentimento: non sono nel mio letto.
Inizio a muovermi; sotto di me la superficie è vellutata, e non è la mia coperta. Ho la conferma che non mi trovo nel mio letto.
Muovo lentamente le mani ai miei lati, sento la stoffa accompagnare il loro percorso, poco dopo sbattono contro un ostacolo. Il perimetro in cui mi trovo è poco più grande
di me. I battiti del cuore rimbombano in testa, sempre più velocemente, il respiro si fa corto.
Grondo. Il sudore mi brucia gli occhi.
Continuo a seguire verticalmente le pareti, finché non trovo un ostacolo anche sopra di me.
Sono rinchiuso, come può essere accaduto?
Mi trovo in una bara. Tra poco finirà l'ossigeno.
Il cuore pompa all'impazzata, devo uscire da li.
Urlo fino a non sentire più la mia voce, nessuno sente. Dove sono?
Morirò li dentro, condannato a morte. Urlo: fino a non sentire nulla.
Dopo anni di onorata carriera nella medicina forense non si era ancora abituato a vedere quelle scene. I corpi nudi, violentati dalla morte avevano smesso di dargli il
fastidio degli inizi, ma davanti a ragazzi poco più che maggiorenni gli restava il senso di impotenza davanti a queste fini assurde.
Anche questo era morto come gli ultimi quattro; arresto cardiaco, e tutti avevano preso ecstasy.
A differenza degli altri però, sembrava che quel poveretto si fosse reso conto che stava morendo, la faccia era contorta dalla paura e aveva le unghie strappate.
Sotto di esse, il medico legale ha trovato tracce di stoffa della coperta su cui giaceva.
Come se volesse lacerarla.