Elena Montorsi
La profezia
“Telab, cosa dicono le sacre polveri?”
La voce dell’elfo mi arriva da dietro le spalle.
“Arriverà dal mare” Accarezzo la polvere blu sparsa sul tavolino davanti a me.
Chiudo gli occhi e mi concentro. “Sarà solo”
All’improvviso una luce dalla visione mi abbaglia. Stringo più forte gli occhi.
“Chi è? Vedi il suo viso?”
La sua voce è tesa. La Regina di Auroris è inquieta, e fa bene ad esserlo.
La sabbia si scalda.
“Non ancora, non…” Cominciano a bruciarmi le dita, ma più il calore aumenta, più la luce
si affievolisce. Devo continuare.
“Guarda la sua guancia, dimmi se è lui!”
Premo la mano sul tavolo per resistere alla tentazione di toglierla. Inspiro odore di
carne bruciata.
“Io non…”
“Resisti Telab devi dirmi chi è!”
Un attimo prima che io tolga la mano la luce si dirada. Spalanco gli occhi riprendendo
finalmente fiato.
Laiuta è inginocchiata ai piedi della mia sedia e mi stringe un ginocchio.
“Telab l’hai visto? E’ lui?”
Mi appoggio allo schienale dalla sedia. Il bruciore alla mano sta passando velocemente, ma
continuo a tenere gli occhi bassi.
Dopo pochi minuti, lei sospira e lentamente si avvicina al camino.
“Aveva la macchia a forma di luna sulla guancia vero? E’ lui l’uomo della profezia… Lui,
l’uomo che metterà fine al nostro regno”
La sua voce non tradisce emozioni: Lo sconforto è stato schiacciato in fretta dal dovere.
“Manderò il capo delle mie guardie. Non sentirà dolore”
“Laiuta sai che non sempre queste visioni…”
“Ricordi quel giorno al fiume?… Fosti tu Telab a dirmi di non intromettermi, di lasciare
quel neonato al suo destino… Perché non dovresti avere ragione adesso?”
Sto per replicare, ma bussano alla porta.
“Avanti”
“Mia regina… Il giovane Arold è scappato”
Lo sguardo di Laiuta passa veloce dalla serva a me. Nei suoi occhi il terrore non lascia
spazio a lacrime.
Vorrei rassicurarla, vorrei dirle che non tutto è perduto, ma come quel giorno al fiume
una sensazione di pericolo m’invade.
Resto immobile di fianco al camino mentre la regina esce di corsa dalla stanza.