Ilaria Di Paolo
Quel mattino
Quel mattino dell’ultimo sabato di ottobre, il vecchio Norman venne svegliato di
soprassalto da due colpi decisi alla porta. Guardò l’orologio con gli occhi ancora impastati dal sonno.
Segnava le 2,30.
Mentre si chiedeva chi diamine lo cercasse a quell’ora, prese il bastone e si avviò con fatica verso
l’ingresso.
Quando arrivò e aprì l’uscio, rimase notevolmente sorpreso.
Sul pianerottolo non c’era nessuno.
Dopo un attimo di smarrimento, Norman pensò di essersi sognato tutto.
Richiuse la porta e fece per tornare a letto, quando notò che un uomo era seduto comodamente sul suo
divano. Il suo volto sembrava non avere età, un volto che Norman non aveva mai scordato.
«Ci si rivede, allora.» disse il vecchio, stringendo il bastone.
Il Tempo sorrise, mostrando una fila di denti bianchissimi.
«Oggi come 40 anni fa, Norman.»
«Perché sei tornato?» chiese, pur sapendo già la risposta.
«Per saldare un conto.» disse il Tempo con voce melliflua. «Quando fosti ferito gravemente in guerra, io
ti venni a trovare per avvertirti che il tuo Tempo su questa terra era finito. Ma i medici riuscirono a
salvarti comunque, Norman, ricordi? Beh, non si può scappare all’infinito. Sono venuto a compiere quello
che avrei dovuto fare 40 anni fa. Sono venuto a portarti via.»
Norman annuì. Se l’era aspettato, naturalmente.
«D’accordo.» disse il vecchio «Posso almeno fare un’ultima cosa?»
«Certo.» rispose il Tempo, allargando il sorriso.
Ma la sua allegria si spense quando vide il vecchio avvicinarsi al piccolo orologio a muro.
«Che fai?» chiese il Tempo con voce dura.
«Oggi torna l’ora solare.» disse tranquillamente Norman «Si porta l’orologio indietro di un’ora. Questa
conversazione è avvenuta in un arco di tempo che non esiste. Tu non sei mai stato qui.» e girò con
decisione le lancette dell’orologio. La smorfia di orrore del Tempo fu l’ultima cosa che Norman vide prima
che l'altro svanisse nel nulla.
Pensando all’ora in più di sonno che aveva appena guadagnato, si avviò con calma verso la sua stanza.