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POESIA >new<
Una forma di comunicazione e di scrittura spesso molto personale, ma di grande interesse. Le diverse edizioni del concorso bandito da ZH hanno sempre visto una grande attenzione verso la poesia, capace di immagini e suggestioni uniche.
Una vera forma d'arte capace di reinventarsi e cambiare continuamente.

 

Opiemme, Sfioraci, Prospettiva Editrice 2003

 "Sfioraci", primo libro dell'OPIEMME, è una raccolta di poesie di due giovani poeti Davide Danio e Danzio Bonavia.

copertina sfioraciLe poesie presentano una particolarissima disposizione all’interno della raccolta. In forma chiastica, le liriche a coppie si incrociano racchiuse tra due titoli che suggeriscono lo stesso argomento di riflessione. Suggestivo e originale. Un poeta parla, l'altro risponde mentre il primo si mette in ascolto, si fa lettore a sua volta; per sottolineare questa esperienza, per darle uno spazio reale, grafico, se una poesia è più lunga dell'altra vengono lasciate pagine bianche, che sembrano fatte apposta per accogliere le parole dell'altro, che scendono lente e si depositano come petali in caduta libera. Per l'OPIEMME il messaggio poetico è un fiore da "sfiorare", da scoprire, inoltrandosi poesia dopo poesia verso il nucleo del significato. Se in un primo momento il lettore tenta di tenere divise le poesie dei due autori, proseguendo la lettura si rende conto della vanità di questa operazione. Solo insieme le due esperienze poetiche, per quanto diverse, riescono a creare un mondo comune, ricco di significati nuovi, da sperimentare. Il linguaggio dell'OPM è il linguaggio di tutti i giorni, lontano dalla terminologia classica; la parola è studiata, rimaneggiata, vissuta; la poesia parla di esperienze e sentimenti comuni, del disorientamento e della solitudine dell'uomo nella società moderna; parla del male di vivere e del disagio esistenziale, esperienza comune a molti giovani.

Per Danzio il poeta è un “fotografo di pensieri” e le poesie sono istantanee di emozioni. Le parole devono essere "provate" nell'intimo prima di essere scritte e affidate al lettore che ha il compito di farle rivivere attraverso la propria sensibilità. Davide invece vuole che la poesia rompa gli schemi ed erompa oltre la norma. La poesia per Davide è la magia che può cambiare l'esistenza, è il mondo psichedelico dei sognatori che permette di intravedere sempre nuovi sentieri, più veri e più vivi, oltre ipercorsi del reale.

Stefania Gentile

La Redazione segnala il sito di Opiemme: www.opiemme.com , da visitare e ... leggere.

Patrick Karlsen, Postnovecento, Le Edizioni del Catalogo 2005

copertina  postnovecento“Postnovecento” è l’opera prima del giovane autore triestino Patrick Karlsen. Il titolo è suggestivo. Il prefisso ‘Post’ suggerisce un dopo, una dimensione nuova, difficile da definire, perché è difficile connotare il nostro presente e fornirne chiavi di lettura. ‘Post’ suggerisce un’idea di continuazione e, al tempo stesso, di alterità rispetto al secolo appena trascorso, punto di riferimento imprescindibile per interpretare il presente. Siamo in una nuova epoca e questo inizio secolo comporta tutta una serie di operazioni di ridefinizione, di nuove interpretazioni e possibilità.
Karlsen è critico nei confronti del passato, secolo di olocausti e totalitarismi, ne riconosce i limiti ma anche gli elementi che davano un senso e una direzione non ambigua all’esistenza novecentesca. Perse le certezze del vecchio secolo è difficile iniziare una nuova pagina. Le prose e i versi di Karlsen riflettono il disorientamento dell’uomo contemporaneo che si muove in una realtà priva di punti fermi, dominata “dalla prepotente ingerenza dei media”, dove la globalizzazione accelera il ritmo dei consumi e la televisione “nutre arroganze del potere”. Karlsen critica le storture del presente, il capitalismo, gli ecoattentati, le aberrazioni genetiche; è sospettoso nei confronti delle nuove tecnologie che contribuiscono a de-umanizzare la quotidianità. Ma un altro mondo è possibile. Per evitare la fine dell’uomo, il poeta propone la via della coscienza, dell’interiorità; è necessario ricreare un nuovo spazio in cui vivere, riappropriarsi del tempo, della lentezza, nella frenesia delle metropoli, dare valore alle piccole esperienze di ogni giorno. Se nelle piccole cose è racchiuso il segreto dell’esistenza autentica, la poesia, per arrivare al nucleo originario dell’uomo, deve riflettere questo vissuto quotidiano.

In un periodo storico e culturale nel quale la poesia sembra aver perso la sua funzione, Karlsen ricerca nuovi significati, nuove modalità espressive. In opposizione alla neolingua di Internet e degli sms, si rifà a una lirica alta, colta, che recupera tutta una tradizione ma rimane al tempo stesso ancorata al moderno, vicina al lettore del terzo millennio

Stefania Gentile

Stefano Lorefice, Budapest swing lovers, Edizioni Clandestine 2004

copertina budapestLa prima cosa che ti colpisce di “Budapest swing lovers” sono i titoli in inglese, bellissimi, e il multilinguismo di alcune poesie, tante lingue che si confondono, sussurri di significato nascosti nella musicalità del ritmo poetico privo di rima; e ancora la totale mancanza di punteggiatura, le parole isolate nella pagina, dove gli spazi bianchi acquistano un fondamentale valore, in quanto spazi del silenzio.

Poi inizi a leggere e molto ti sembra oscuro, sei quasi disorientato. E a rileggere, e solo allora inizi a capire come si compongono le frasi ed entri in sintonia con il ritmo lento del testo; riesci a collegare certi accenni e a interpretare il codice di analogie, di simboli, di sinestesie costruito dall’autore. Il ricorrere di alcune tematiche (il viaggio, l'amore e il sesso, il mare, la metropoli alienante, gli interni claustrofobici, la scrittura e la poesia) porta a un continuo approfondimento della comprensione. Lorefice utilizza in modo sapiente le parole del linguaggio comune che combina in soluzioni impreviste, manipolandole come fossero colori, o meglio ancora, come fossero note. Il suo stile teso, energico, moderno scardina i nessi logico-sintattici in tanti frammenti-fotogrammi. La tecnica poetica utilizza gli strumenti della musica, della pittura, della fotografia. Gli ambienti e i personaggi, mai espressi nel dettaglio, sono visti tramite una sorta di “fade”, in quel contrasto sfumato di luce e ombre che si ottiene socchiudendo gli occhi, perdendo la visione nitida di ciò che ci circonda, fino al buio completo degli occhi chiusi. Ma gli occhi chiusi del poeta non sono occhi ciechi, ma occhi che, ascoltando, toccano la visibilità estrema di significati reconditi.

Da leggere e rileggere, con sottofondo jazz o blues, in una giornata di pioggia, lasciandosi trasportare, dal funambolismo sonoro, verso la dimensione misteriosa che il poeta, Icaro ribelle, lascia solo intravvedere.

Stefania Gentile