Comune di Modena – Assessorato Politiche Giovanili - Biblioteca Rotonda - Circoscrizione n°3 con Kult Underground>prosa 17/24 - Gabriele De Pol

Il luogo della fede

-Credi in Dio?- disse lui.
-Penso di sì- disse lei.
Ma la sua voce lasciava supporre il contrario. Anzi no. Sembrava un'affermazione dettata dalla pigrizia, ripulita da ogni emozione. Lui poggiò una mano pulita sul seno di lei e balbettò sottovoce - Mi ami davvero?-. La stanza era abbastanza pulita, nella media; gli oggetti, abbandonati qua e là, non erano tanti, per cui tutto sommato era anche abbastanza ordinata. Nella media se non altro. Respirava affannosamente, le pareti erano bianche, anche se in alcuni punti meno esposti al sole l'intonaco consumato lasciava intravedere il colore grigio del cemento. Era crollato a terra per l' umido che c'era nella stanza. Nella sua voce c'era un po' di rassegnazione. Non tristezza. D'altronde doveva essere realista anche se non era facile in quel momento. Tossì. Di nuovo. Si portò il fazzoletto alla bocca, poi si tamponò il sudore che aveva sulla fronte. - Mi ami?- disse, poi tossì di nuovo. La porta era alla sua destra, sul fondo ed era simile a quelle grosse porte che nei luoghi pubblici separano aree accessibili solo al personale addetto. Il colore tendeva al verde anche se con quella luce tutto nella stanza sembrava monocromatico. Iniziò a fantasticare come gli capitava da bambino a quello che c'era dietro a quel genere di porte, ai segreti che si celavano, inaccessibili ai più. Poi guardò in alto, più a meno al centro della porta e fissò il vetro spesso. Però era davvero grossa per essere una porta normale. Spessa sicuramente. Lei si alzò dal letto scrollandosi la mano di lui di dosso.
Lui rimase immobile nel letto. Pensava ci fosse troppo caldo. Lei prese uno straccetto umido e glielo passò sul torace. Lui sorrise. - Mi ami?- ripeté con uno sforzo davvero superiore alle sue forze. Il letto era abbastanza grande, comodo. Non bello, di certo, ma in un posto come quello l'estetica deve passare in secondo piano. Lui in passato aveva amato le cose belle. Non so se lui l'amasse davvero. Certo ora non era così importante. Lei si rivestì. Lui la guardava. -Credi in me?- chiese con un filo di voce. -cioè, voglio dire, credi io possa..?- Lei sorrise. Nella stanza c'era uno strano odore che ricordava quello di iodio. Sorridendo lei gli rimboccò le coperte. Poi si avvicinò alla porta, strinse la maniglia. -. Lui la fermò, per un attimo. - Sai, a volte serve credere in dio come serve sapere che qualcuno ti ama… insomma, che non sei proprio solo. Lei non sorrise, si tirò dietro la porta lasciando la stanza semivuota. Quando la porta fu sigillata e lei fu fuori un paio di uomini in camice bianco si avvicinarono al vetro, quello al centro della porta. Guardarono dentro. Uno fece all'altro - Credi il programma funzioni?-. La donna camminava lungo il corridoio, i suoi passi si confondevano nella eco delle parole. - Penso l'uso dei robot possa aiutarli, migliorare la …insomma... farli star meglio.
- Davvero non so, però non è sempre sufficiente credere in dio-.

Gabriele De Pol