Comune di Modena – Assessorato Politiche Giovanili - Biblioteca Rotonda - Circoscrizione n°3 con Kult Underground>prosa 17/24 - Laura Giovannelli

riprendersi la vita

PREMIATO con la seguente motivazione:
Per la capacità di esprimere tutte le sfaccettature di una storia profondamente dolorosa vivendole contemporaneamente con partecipazione e distacco.
Il colpo di scena finale rende particolarmente efficace lo sviluppo narrativo.

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Affido  a questa acqua così calda il rilassarsi dei miei muscoli irrigiditi, il distendersi dei nervi e il dissolversi del nodo dei miei crucci. Al profumo di bambù voglio relegare il compito di ubriacare la mia assennatezza e al bagliore delle candele chiedo di rendere più solenne questo rito celebrato per me, da me.
Non distoglierò la mia attenzione dalla cura delle mie membra.
Non smetterò di stare bene.
Non ascolterò niente e  nessuno al di fuori di me e del mio corpo.
Neppure alla mente presterò attenzione.
Tanto meno al cuore.
Voglio abbandonarmi all'egoismo più scostumato e tornare a sentire ogni brivido.
Quella trappola mortale che è la colpevolezza mi ha impedito di avere cura di me; mi ha legato le mani, negando loro la volontà di accarezzarmi; mi ha reso solo tua, e tu, e il tuo squallido mondo, avete fatto di me uno straccio frusto e senza vita.  
Voglio fermarmi qui, rinascere dall'acqua e lasciare che mi culli. Godere della quiete e dimenticarmi delle parole.  Questa musica di fondo, il cui ritmo è accompagnato dal gorgogliare dell'acqua che mi sfiora, sarà il solo rumore a cui permetterò di interrompere questo abbandono. Solo note senza parole, solo il suono dolce di un pianoforte. Solo me, nient'altro che me. 
Non permetterò più allo spettro della mia anima martirizzata di svegliarmi nel cuore della notte, sussurrandomi all'orecchio parole striscianti come serpi avvelenate e violente come mille colpi di frusta: “Colpa tua, colpa tua!”.  La percuoterò se lo farà ancora, la distruggerò. Non lascerò più che la tua debolezza mi faccia vagare sola,  alla ricerca di te in qualche bettola o stazione. 
Non aprirò più le porte di bagni pubblici con scritte oscene; l'ambulanza non arriverà in tuo soccorso, io non la chiamerò.

Non starò più da sola ad aspettarti, nelle notti fredde, nelle notti calde, in un bar, con un bicchiere di whisky tra le mani.  Non pulirò il sangue infetto che ti sporca la faccia e le braccia, nessuno più mi guarderà con schifo.  Mi hai rubato un respiro regolare, dandomi in cambio sussulti agitati. Mi hai trascinato con te verso la solitudine. Sei stato una  triste ossessione a cui hai dato riposo solo quando sei diventato lavoro di altri, per un po'.  Sei tornato pulito, ci hai regalato quella smorfia delle labbra che avevamo scordato di avere e che si chiama sorriso.  E poi,  hai di nuovo spento la luce. A brancolare nel buio mi sono trovata sola, colpevole. 
Ma ora basta.
Non esiste nessuno al di fuori di me.
A nulla darò più importanza che al mio vivere, a nessuno darò ascolto se non ai richiami del mio corpo. Morirò agli altri e a te, soprattutto a te, per rinascere a me stessa.  Mille e mille volte ho detto basta, lo so. Milioni di volte ho imposto alla mia mente di farla finita, di smetterla di cercare ostinatamente di buttare giù un muro di gomma, di lasciarti andare, di dimenticarmi di te come hanno fatto tutti gli altri. Ti hanno ceduto al tuo mondo di illusioni ed agonia, agonia ed illusioni: solo questo c'è lì, non una persona, non un amico, non un amore. Io non ci sono mai stata nel tuo mondo perchè tu non mi vedevi neanche. Eppure tu eri nel mio. E ti guardavo da dietro una lastra di ghiaccio che era trasparente solo per me, e che a volte, ma solo a volte, mi dava l'impressione che fosse così sottile da poterla spaccare. Ma poi vi urtavo, nella folle illusione di poterti riavere, di abbracciarti, di sentire di nuovo sangue caldo scorrere dentro di te. Picchiavo la testa con tale violenza  da stare male. 

 

Lottavo per te, soffrivo per te, piangevo, ero in ansia, mi disperavo e tu neppure ti accorgevi che ci fossi se non per togliermi di mezzo quando dovevi uscire o chiedermi soldi.
Ma da adesso in poi, non sarà più così.
Sarò più forte delle tue crisi violente, sarò più ostinata della tua dipendenza, avrò gli occhi più chiusi dei tuoi, così ciechi e bianchi,  senza espressione. Per te, sarò più morta del tuo cervello e più fredda della tua pelle livida. La compassione, che si scaglierà contro il mio cuore rimbalzerà come il mazzuolo sulla grancassa! 
Solo adesso farò come hanno fatto gli altri con te, solo ora seguirò il loro esempio. Hanno alzato gli occhi al Cielo e si sono affidati a Dio, affinché fosse Lui a fare qualcosa per te e non più la tua mamma.
E lo ha fatto. Li ha ascoltati.    
Ti ho trovato nel tuo letto, tre mattine fa. Da anni non ci dormivi più e invece poi ci sei tornato. Avevi ancora la siringa conficcata nella vena e un sorriso, freddo e blu, mi ha salutato per l'ultima volta.
Non è venuto nessuno a dirti addio, la tua morte era scontata come quella di mille altri disperati come te. Ci hanno lasciato soli ancora.
Meglio così.
La mia rinascita, qui, in questa vasca, tra il profumo di bambù, immersa nella dolce musica di un piano deve essere solo mia. Per me, e me soltanto. Perdonami, figlio mio, concedimela.

Laura Giovannelli