Comune di Modena – Assessorato Politiche Giovanili - Biblioteca Rotonda - Circoscrizione n°3 con Kult Underground>prosa 17/24 - Francesca Ronchetti

Liquidi episodi

Sorrideva, alzai lo sguardo e sorrideva. Non guardava le facce buffe che popolano l'interregionale delle 8:04, seguiva il paesaggio, un'unica traccia arcobaleno ininterrotta, e rideva. A dir la verità era un sorriso, strano ma compiaciuto. Due occhi neri, leggermente sbiaditi dal sonno interrotto troppo bruscamente, perso e sonnambulo come tanti, poi, ad un tratto, un rumore simile a un ghigno, un frastuono nella testa di molti; ed eccolo: un accento sulle sue labbra e quel sibilo.
Orror Vacui, un nero sporco, rovinato dagli innumerevoli passaggi del treno, forse anche dalla vicina tangenziale, ma spiccava; il vagone sfrecciava al suo fianco ma tu non potevi fare a meno di soffermartici. Le lettere erano chiare e leggibili, ricordava vagamente una scrittura cubica, molto strutturata e poco innovativa: mancava qualcosa. Un neo-poeta latino dei giorni nostri che, per testimoniare il suo disagio, ruba frasi celebri e fa sorridere un insegnante di Lettere Antiche per una ingenua mancanza. La stazione non era troppo distante e i graffiti continuavano a susseguirsi senza tregua: amori, disagi, bestemmie, minacce; di tutto sui quei guard rail ferroviari. Emilia e Maria were here; già, Emilia e Maria erano state lì; loro lo sapevano, ora io e il docente di latino, anche.
Squilla il cellulare, sempre dentro lo zaino, tra mille altre inutili cose: Riccardo. Ancora lui, di nuovo lui, rispondo pur conoscendo a memoria il nostro dialogo. Rivivo a memoria l'ultimo incontro, le ultime parole, e non riesco a ricordare il suo viso; vedo movimenti e gesti, ma non lui, forse nemmeno io; addirittura due persone qualunque, una storia qualunque. “Ehi, sono io, dove sei?”, logico che mi chieda dove sono, lui non c'è mai, non può sapere cosa faccio, “Domani scenderai a Roma? Ti aspetto?”. Ascolto, parole, fiumi di parole, quelle che mi sono sentita ripetere a noia da mesi. Non andrò a Roma, ma lui ancora non lo sa; non prenderò l'ennesimo treno per lui, non crederò da sola a una storia che è già finita.
Scorrono incessanti illusioni e idee di un improbabile artista, scivolano colori che sbiadiscono ad ogni acquazzone. Leggo e sogno, immagino la vita di chi ha deciso di rendermi partecipe di un suo attimo, di una sua insicurezza, di una sua delusione; tanti piccoli film con diversi protagonisti. Un numero infinito di ignoti sceneggiatori non ancora registi mi fanno vivere la loro storia. Li vedi dare vita tanto quanto ti rubano la tua. Attimi che diventano eterni, e ti perdi. Lo sai, ma ugualmente ti senti attratta; a volte anche solo pensando che devi (devi!) dare spazio a chi già se lo è portato via da solo. Poi mi blocco, il cortometraggio s'interrompe, e penso: sono solo io a notarli?. Sposto lo sguardo e mi rendo conto che non è così, che distrattamente, tra una pausa e l'altra dal loro computer portatile, ognuno osserva e, magari, si costruisce il suo piccolo film incentrato sulla trama di qualcun altro. Aiuta, molte volte aiuta. Per un istante dimentichi i tuoi problemi, l'interminabile viaggio, il rumore ossessivo delle rotaie e immagini, giri la tua telenovela, aspettando il prossimo graffito per una nuova puntata.
“Non credo riuscirò, sai, l'università, il lavoro, i miei; è praticamente impossibile, almeno per questa settimana. Tu cosa fai?” “Io..io..credo che invece ti lascerò”.
Silenzio, un vuoto. “Mi lasci? Così? Ma stai scherzando?”. Un nodo alla gola, l'incapacità di reagire. “No, siamo troppo diversi, volevo cercare di parlartene, ma non riusciamo mai ad organizzarci. Dai la colpa al lavoro, alla distanza, o semplicemente a me, ma non mi sembra il caso di continuare a mentirci”. Stazione, l'ennesima. All for the sake of a foolish love. Dal latino all'inglese, ma anche questo improvvisato poeta lascia il segno. Continuo, in quel secondo, a pensare a Riccardo e a quella frase; lui non crede più in noi, la verità è questa, altro che lavoro, altro che distanza. Noi qui, ora e sempre. Mattia+Sabrina, in basso forse anche una data, ma il finestrino mi impedisce di leggerla. Loro sì che sanno quel che vogliono, il loro sì che è amore, non il nostro.
Interrompo la telefonata, non voglio sentire altre giustificazioni. Chiudo il libro nervosa, vorrei fumare; alzo il volume del lettore cd.
Distratta passa la tua voce, risuonando attraverso i muri sgretolati della stazione.
Scendo, continuo a guardarmi attorno: scritti, dediche, immagini irreali e.. un muro bianco, pulito, probabilmente appena lavato dal passaggio di qualcuno. Lo fisso e lo scrivo mentalmente, ci dipingo sopra tutto il mio diario; è mio.
Ho passato interi viaggi a vivere attimi di altri e ora, ora è tempo di lasciare il mio segno, di dare a un altro viaggiatore l'opportunità di un mini-film, diverso e ambiguo, un po' come me. Ma non oggi, oggi non rimarrebbe impressa la mia vita, ma solo un breve flash, un ricordo, solo uno. Domani, domani tornerò, domani non ci saranno lezioni, non esisteranno impegni ma solamente io e il mio muro.
Torno alla routine, ancora.
Salgo sul treno, testa bassa.
Riprendo in mano bombolette, pennelli e un diario infinito.
E adesso? Adesso sono qui, a scrivere la mia vita, davanti al mio muro. Ora chissà quanta gente, passando, si perderà in congetture, si appassionerà in ipotesi; ora chissà quanta gente, passando, nemmeno lo noterà.

Francesca Ronchetti