Comune di Modena – Assessorato Politiche Giovanili - Biblioteca Rotonda - Circoscrizione n°3 con Kult Underground>prosa 17/24 - Yuri Ferrante

Vincitore:
Yuri Ferrante
East America
Motivazione:
L’accostamento di immagini apparentemente scollegate rende benissimo l’effetto “meltin pot” della società americana, efficace uso della tecnica del collage che rimanda a Pynchon e Burroughs, con finale da U2.

Mi fa sempre un po’ di tenerezza mia madre per quella sua totale incapacità di parlare inglese. Sa dire giusto “thank you” quando va al negozio a fare la spesa, e poi si esprime a gesti. D’altronde quando è con le sue amiche l’inglese non le serve. Loro parlano italiano, come si faceva anni fa, e quando si ritrovano a bere il caffé, il tempo sembra ritornare indietro.
  Se un giorno avrò un figlio non credo che imparerà l’italiano, non vedo come possa riuscire a farlo. Io, che lo sento parlare solo a casa, mi rendo conto che è una lingua inutile. L’inglese è ovunque. Volevo dire l’americano. Sembra la stessa cosa, e invece c’è differenza.

Ci sono certe volte che io perdo la pazienza quando vedo mia madre che riaccende il gas, si mette dietro i fornelli, vuole incominciare a cucinare. So che a lei piace, ma non posso sopportare questa assurda perdita di tempo. Allora la prendo per il braccio, la faccio uscire di casa e la porto al Mc’ Donald. In pochi minuti possiamo mangiare un gustoso pasto completo, il nostro corpo non richiede altro. E in pochi minuti siamo di nuovo fuori, senza piatti da lavare, senza tavola da sparecchiare.

C’è ancora una televisione privata che fa programmi in italiano. È l’unica ormai. Le televisioni di stato e le maggiori emittenti private si sono adeguate da tempo all’americano come unica lingua. Da quando siamo diventati ufficialmente affiliati degli Stati Uniti tutto è cambiato, tutto è migliorato. Certo, ci vorranno anni per dare una dignità al nostro paese, per cancellare completamente i residui della nostra italianità, per cancellare i tratti europei. Ma per fortuna la gente dimentica in fretta.
  A scuola l’italiano non si insegna più. Gli insegnanti madrelingua sono quasi la norma in tutte le materie, e la matematica espressa in americano ha tutto un altro sapore. I coffee shop hanno preso il posto dei bar, e la gente dentro sembra tutta molto importante, quasi come se gli americani ci avessero donato un po’ del loro flusso magico, che li rende così perfetti.

  L’altro giorno mentre mi gustavo la nuova Coca-Cola Extra Light (solo lo 0’02 % di zuccheri) il mio amico Francesco mi ha chiesto: “Ma ti sei mai chiesto com’è stato che l’Italia è diventata parte dell’America dell’Est?”.

Farsi domande è una tipica imperfezione della nostra ereditarietà europea. In America c’è gente che viene pagata per fare domande e altri per dare risposte. Il resto della popolazione non si deve preoccupare di questo, ha molto più tempo per le proprie cose. Farsi domande è un’inutile perdita di tempo.
  Ma io questa domanda me la sono dovuta fare, perchè ho scelto come tema della tesi “Evoluzione dell’Italia verso la dignità sociale”. Quando ho presentato il titolo al mio tutor che viene dal Texas, lui ha storto il naso. Io gli ho spiegato che volevo mostrare i miglioramenti della società italiana dopo l’inglobamento agli Stati Uniti. Questo gli ha fatto un po’ più di piacere.

Per me, com’era successo il tutto, era un mistero, un segreto tenuto stretto dai vecchi, che non volevano adattarsi al nuovo mondo che avevano davanti. Per capirlo, sono andato in america.
  Sei mesi, ospite da una famiglia di Dallas, conosciuta via internet. I primi giorni ero prigioniero della vergogna. L’inglese (l’americano) lo sapevo bene, ma i miei gesti, come vestivo, il modo di camminare per strada, tradivano le mie origini europee. Chiunque lo poteva vedere, facevo fatica a entrare nelle conversazioni. La felicità dei loro volti mi facevano capire che per la prima volta nella sua storia, forse l’Italia aveva capito qual’era la direzione giusta da seguire. Smettere di essere Italia.

Il padrone di casa di Dallas si chiama Adam. Che cosa c’è dietro il mistero del mio paese?, gli ho chiesto. Lui ha sorriso. Mi ha portato alla finestra e mi ha fatto vedere il suo giardino. L’erba tagliata da poco, un rettangolo verde circondato da altri rettangoli verdi, tutto il vicinato. Tutto perfetto. Ma per capire davvero dovetti attendere la sera, quando ci si metteva a tavola per la cena.
  Come faceva sempre, anche quella volta cambiò il canale quando iniziò il telegiornale. Chiesi il perchè. Allora lui rimise sul notiziario. C’erano immagini di guerra in un paese africano.
  “Vedi? Vogliono dirci che quello è il mondo, vogliono farci sentire in colpa anche a noi.” Poi scostò la tendina della sua finestra. “E invece è questo il nostro mondo; quello che ti ho fatto vedere oggi, un giardino ordinato in una via tranquilla. A noi di quello schifo non ci interessa niente. Quello non è il nostro mondo. Il nostro mondo è l’America, e in America non esiste la guerra.” Io ero quasi commosso dalla bellezza delle sue parole.
  I miei misteri erano ormai svelati. Avevo voglia di inginocchiarmi e dire che anche io mi sentivo come lui, e che dentro di me c’era solo l’America. E che tutto il resto non esisteva più, né i negri, né l’Italia.
  Mamma mia, che bello... Andiamo avanti così, e tutto sarà migliore.

It’s all right, Mc Donald’s, Windows, Second Life it’s ok, Come on boys drink Coca Cola it’s better, I want only Starbucks and Blockbuster, America is freedom, yeah, It’s lovely listen Springsteen and Bono (I know, he isn’t Irish, he’s an American...), bomb on Iraq this is the freedom this is the peace, yeah, what’s your secret what’s your mystery? Do you want know why we love America? Because Italy is America. Clap your hands.