<<<Libri d'artista

Ben Vautier Ben in forma di libro. I libri di Ben Vautier

Biblioteca Poletti
Dal 6 febbraio al 10 aprile 2010

note biografiche / Libri

Con Ben Vautier la Biblioteca Poletti prosegue idealmente il discorso lasciato aperto da Adriano Spatola e dalla sua idea di poesia totale.

Davvero in Ben l'arte è tutto, si propaga su tutto a partire da un ego esagerato che firma ogni cosa, esce da sé e invade la realtà. Non si tratta più “solamente” del ready-made duchampiano, dell'artista che appone il certificato di artisticità all'oggetto di uso comune isolato e decontestualizzato. Qui l'artista non si cela dietro l'oggetto già dato, non si nega alla quotidianità dell'uso. L'artista c'è e si palesa: la sua firma – essenza della sua scrittura – si propaga sugli oggetti di tutti i giorni e ne stravolge la loro consueta banalità; ne diviene plusvalore estetico. L'arte di Ben si fa anche oggetto di merchandising museale, propone, a basso prezzo, il suo messaggio ovunque possa essere accolto, non ha paura di sporcarsi le mani con la vita quotidiana. Ben c'è e un poco anche ci fa. In Ben tutto è arte e niente è arte: “l'art est mort, vive l'art”.

Ben (Beniamino Paolo Lucio) nasce a Napoli nel 1935 dove trascorre i primi cinque anni della sua vita. Nel 1939 segue la madre prima in Svizzera, poi in Turchia, in Egitto, di nuovo a Napoli, quindi in Svizzera, stabilendosi definitivamente a Nizza nel 1949. Questa esperienza fatta di continui spostamenti influenza profondamente la sua attività e spiega il carattere cosmopolita e molteplice del suo lavoro.

Conosce, tra gli altri, Yves Klein, Daniel Spoerri, Arman, Boltanski. Partecipa all'attività di Fluxus con Filliou, Brecht, Maciunas, La Monte Young divenendo uno dei maggiori esponenti e teorici del movimento.

La sua arte, che costantemente s'interrroga e costantemente capovolge i ragionamenti, si riassume, forse, nell'aforisma: “ho voluto dire la verità e ne ho fatto una menzogna”. L'indissolubile legame tra l'esperienza quotidiana e l'attività artistica lo spinge a dichiarare, nel 1958, che l'arte deve procurare choc ed essere nuova e, nel 1960, che tutto è arte e tutto è possibile in arte.

La sua scrittura rotonda, infantile, giocosa e beffarda si deposita su tutto e invade ogni cosa (libri, riviste, quadri, muri, ma anche oggetti di uso quotidiano), non solo per comunicare ma anche per porsi essa stessa, in sé e per sé, opera d'arte.

Nell'ultimo decennio Ben si appropria anche dei nuovi mezzi di comunicazione, intuendone pienamente le potenzialità e l'importanza; li fa diventare supporto per eccellenza utilizzato dall'autore per far conoscere il Ben-pensiero e la sua attività artistica. Possiede un sito internet personale ( www.ben-vautier.com) da cui spedisce numerose newsletter (Ben-Vautier, Occitanie, Ethnisme/Politique internationale, Nice Culture, Fluxus), con una frequenza che cela un horror vacui non solo spaziale ma anche temporale, continuando così come mai gli era stato possibile prima il suo intensissimo lavoro di diffusione dell'arte intesa come esperienza di massa e strumento di sovversione culturale.

Le sue opere fanno parte di importanti raccolte pubbliche tra le quali il Pompidou di Parigi, il Museo d'arte contemporanea di Marsiglia, il Museo d'arte moderna della Ville de Paris, il Museo d'arte moderna di Praga, il Museo Stedelijk di Amsterdam, il Walker Art Center di Minneapolis. Numerosissime le esposizioni personali che gli sono state dedicate in tutto il mondo dall'inizio degli anni sessanta. Sono senz'altro da ricordare quelle della Galleria Bischofberger di Zurigo nel 1971, del Museo Stedelijk di Amsterdam nel 1973, della Galleria Castelli di New York nel 1982 e del Centre Pompidou di Parigi nel 1991. Numerose anche le retrospettive, tra cui quelle di Marsiglia presso il Musée d'art contemporain nel 1995, del Mamac di Nizza e dello Staatliches Museum di Schwering nel 2001. Nel marzo 2010 il Museo d'arte contemporanea di Lione gli dedicherà una antologica che ripercorrerà i suoi 50 anni di attività creativa.