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note biografiche / libri Andrea Chiesi nasce nel 1966 a Modena, dove vive e lavora. Si forma frequentando la scena della controcultura punk e della musica indipendente della prima metà degli anni Ottanta. In questo ambiente culturale esordisce lavorando come disegnatore per diverse fanzine, per la rivista "Frigidaire" e la casa editrice Stampa Alternativa. |
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| In seguito la sua attività artistica si arricchisce e si definisce meglio con lavori di più ampio respiro pittorico che lo portano, nel 1990, alla Biennale dei giovani artisti dell'Europa mediterranea di Marsiglia. Realizza le opere multimediali L'Opificio (1991) e De Bellica Machina (1993), in collaborazione con il gruppo musicale Officine Schwartz e il collettivo Kom Fut Manifesto. Partecipa anche a diverse mostre collettive a Reggio Emilia, Bologna, Modena, dove una sua opera viene presentata, nel 1993, alla mostra sulle nuove acquisizioni della Galleria Civica. Nel '95 Massimo Zamboni e il gruppo Disciplinatha compongono
la colonna sonora della mostra Taccuini, tenuta alla Galleria Rossana
Ferri di Modena. Dal 1996 al 1999 disegna le 20 copertine dei Cd musicali
Taccuini, collana di musica aliena per le etichette Sonica
e Dischi del mulo. Tiene una mostra personale presso il Centro
sociale S.Q.O.T.T. di Milano, nel '96, dal titolo Corpo a corpo.
Il 1997 è, per l'artista, un anno denso di eventi: tra le altre manifestazioni
alle quali è invitato, si segnalano la rassegna Aperto 97 del Trevi
Flash Art Museum, la personale Touch me, curata da Luca Beatrice,
alla Galleria ES di Torino, e l'allestimento visivo dello spettacolo Qohelet,
Innerstation al Museo d'arte contemporanea Luigi Pecci di Prato. In questo decennio di intensa attività si evolve la poetica dell'artista, peraltro già ben delineata fin dai primi disegni per le riviste. Una poetica che denuncia un mondo senza futuro, profondamente alienato, dove non solo gli uomini ma anche le cose e la natura, portano indelebili le tracce di una modernizzazione violenta che abbandona e trasforma in rifiuto tutto ciò che non ha più valore: nascono così i lividi corpi nudi, le deposizioni lancinanti, le fabbriche abbandonate e vuote di volti, dove il "lavoro morto" lascia però tracce ben presenti su pareti ancora cariche di fuoco, di sudore e di fatica. Una poetica che si fa ancora più secca ed essenziale, anche mediante un disegno più "astratto" e quasi geometrico, negli ultimi grandi quadri in esterno, dove la vertigine di uno sguardo dal basso si volge su gru gigantesche, su ormai inutili strutture metalliche, che faticosamente lasciano intravedere un cielo bianco innaturale, anch'esso irrimediabilmente trasformato dal lavoro umano. Questi soggetti compaiono anche negli oltre cento Taccuini, nei quali l'artista continua a riflettere, a volte anticipandoli, a volte approfondendoli, sui temi dei quadri. Non opere minori, però, provvisori strumenti per "appunti" pittorici, ma spazi dotati di una loro propria autonomia artistica, in forma di libro appunto, dove l'artista si esprime, forse anche in modo più calligrafico e segreto, mosso, come afferma, "dalla necessità di raccontare, dalla possibilità di poter toccare con mano e sfogliare le immagini raccolte in un oggetto". |