Il libro d'artista in Italia dal 1960 ad oggi
Andrea Chiesi - artista
(aprile 2000)
Il mio rapporto con il libro d'artista riflette la mia formazione, antiaccademica e alternativa, maturata e sviluppata a stretto contatto con la scena della contro cultura punk, a partire dai primi anni Ottanta.
Dato per assunto che non esiste una definizione unica di libro d'artista e premesso che io intendo questo termine nella maniera più libera e allargata possibile, i primi libri d'artista che ho riconosciuto come tali sono state le cosiddette "fanzine".
Erano pubblicazioni pirata, spesso a tiratura limitata, autoprodotte ed autodistribuite in circuiti paralleli a quelli ufficiali, nei ritrovi, durante concerti, ma soprattutto presso i primi centri sociali che si formavano in quegli anni, come ad esempio, nel territorio emiliano, il Tuwat di Carpi.
Si trattava di testate fantasma di pochi fogli che avevano una vita brevissima, duravano alcuni numeri e spesso rinascevano poco dopo con un nome diverso. Queste pagine servivano inizialmente per informare e documentare la scena punk nascente in un momento in cui non circolavano informazioni (non esisteva ovviamente la rete e nemmeno giornali specializzati al riguardo).
Era un mondo realmente sotterraneo e le "fanze" erano l'unico mezzo per conoscere i gruppi punk stranieri o di altre città, per sapere di concerti, performances, azioni, e delle attività in generale degli spazi occupati. Sin dalle prime apparizioni questi fogli non si limitavano a fornire informazioni sui gruppi e sulle autoproduzioni musicali indipendenti, ma i contenuti si allargavano a esperimenti artistici, fumetti di ricerca, grafica estrema, insieme a messaggi politici dal forte contenuto radicale e antagonista. La creatività si allargava poi alla realizzazione di copertine di libri, dischi e videocassette, spesso in copia unica, che diventavano lavori artistici a tutti gli effetti.
Questa scena è stata per me fondamentale, per la mia formazione artistica e umana, e mi ha influenzato in maniera decisiva. Inoltre è stato naturale creare, soprattutto nei primi anni, delle collaborazioni con musicisti che condividevano le mie stesse radici. Ho lavorato con gli Ataraxia, con le officine Schwartz, con i Disciplinatha, con Massimo Zamboni, Giovanni Lindo Ferretti e i C.S.I. Inoltre ho collaborato con Stampa Alternativa, ho lavorato con i centri sociali Forte Prenestino di Roma, Luna Nera di Grugliasco (To), S.Q.O.T.T. di Milano e ho disegnato 20 copertine di cd musicali che è stata chiamata "Taccuini" in riferimento ai taccuni della mia produzione artistica.
Da sempre disegnatore, ho esordito con dei racconti per immagini, che per comodità potremmo chiamare fumetti, ma che di fumetto in senso tradizionale avevano ben poco. Erano invece influenzati da quei racconti per immagini, i fumetti underground, che leggevo, tra l'altro, sulle fanzine e che in quegli anni erano particolarmente diffusi.
Con gli anni il segno si è allargato alla dimensione e al respiro pittorico, ma la necessità e il desiderio di raccontare, la possibilità di poter toccare e sfogliare le immagini raccolte in un oggetto, si è trasformata nei miei Taccuini. Sono quaderni in copia unica, numerati progressivamente e titolati, di vario formato, generalmente piccolo, in cui sono raccolti, rilegati, dei disegni. I disegni sono realizzati con diverse tecniche e su diverso tipo di carta, a volte accompagnati da scritti, pensieri, in alcuni casi brevi racconti. Si tratta di un lavoro parallelo a quello pittorico, iniziato nel 1990, che ha portato fino ad ora alla realizzazione di oltre cento taccuini.
I taccuini sono spazi liberi indipendenti dai dipinti, che a volte anticipano le opere pittoriche oppure ne rappresentano il fulcro. Sono un territorio libero che rispecchia la mia formazione, eredi diretti dei miei primi racconti per immagini, evoluti attraverso l'esperienza punk e la via della pittura.
P.S.
Punk è un'attitudine, una situazione mentale di chi non accetta l'autoritarismo, le convenzioni sociali, gli imperativi, le verità assolute. E' amore per ciò che sta ai margini, nei coni d'ombra, non è codificato, controllato, imbavagliato. E' una forma di lotta, anche estetica, contro la società contemporanea. La musica punk, a vent'anni dalla sua nascita, è già stata storicizzata. In parte continua o si è evoluta in dark, industriale, hard core, crossover, hard core digitale e mantiene, in alcuni casi, inalterata la sua carica primigenia. Ma il suo aspetto superficiale, quello più apparente, è stato inglobato e digerito insieme ad altre sottoculture, ed è diventato un prodotto pseudo-alternativo per consumatori adolescenti.
Al contrario, la dimensione concettuale del punk, lo spirito dedito alla ribellione che lo ha animato sin dall'inizio, è tuttora vivo e vegeto, magari nascoto e trasformato in altre forme: la contestazione in strada e in rete alla globalizzazione e al W.T.O., il boicottaggio alle multinazionali, i corsari telematici, i militanti di greenpeace, le occupazioni... tutto questo e molto altro è punk.
Lunga vita al punk.