Il libro d'artista in Italia dal 1960 ad oggi
Christoph Schifferli - collezionista
(aprile 2000)
Ho cominciato a collezionare libri d'artista prima di saperlo. Mi interessavo da tanto tempo ai libri, alla riproduzione dell'immagine fotografica, ai libri di foto, ai cataloghi e così via.
A un certo punto mi sono trovato davanti dei libri che non riuscivo a mettere insieme ad altri; dividevo, ad esempio, i libri sui fotografi dai libri fatti da fotografi. Mi sono accorto che certi libri illustrati non facevano parte ne' del primo gruppo né del secondo: (erano i libri di Edward Rucha, per esempio) e mi sono cominciato a chiedere che ruolo questi potessero avere.
Devo ringraziare Giorgio Maffei che mi ha invitato a parlare della mia mania di collezionare, ma io vorrei soprattutto cogliere quest'occasione per porre delle domande ai protagonisti che hanno vissuto questa esperienza. Dire che l'hanno vissuta forse non è giusto perchè questa esperienza continua ancora oggi, ma credo che ci sia stata proprio una generazione tra gli anni '60 e l'inizio degli '80, relativamente alla quale la produzione di questo genere di libro è stata fortissima. E questo mi porta un po' alla riflessione su cosa sia il libro d'artista. Non voglio riproporre tutta la discussione, ma mi sembra che, stranamente, ci sia un consenso intorno alla sua definizione. Cosi come c'è consenso sui libri definiti livres de peintre, cioè libri di pittore, o il libro artigianale, unico, ma anche sul libro d'artista inteso in modo "concettuale". Collezionisti, librai, curatori, di solito non hanno dubbi, salvo eccezioni, sulle categorie all'interno delle quali inserire questi libri. E questo è piuttosto strano perchè, spiegare questi concetti a chi non ne sa nulla è abbastanza difficile. Ricordo certi libri (dei Becher), in Germania, di grande formato, pesanti, con la sovracoperta che erano definiti da tutti libri d'artista. Perchè?
Una delle domande che vorrei fare ai veri protagonisti del movimento degli anni '60 è se erano consapevoli di questo consenso intorno alla definizione di libro d'artista. Io vedo l'essenza di questo concetto, come probabilmente voi, nel libro inteso come prodotto finale, cioè, non opera che mostra un'altra opera ma come opera in se' stessa. Le radici di questa concezione sono nelle Avanguardie storiche del Futurismo del Dadaismo e, molto tempo anche in Fluxus. Ma nelle Avanguardie storiche erano manifestazioni di gruppo, al punto che oggi si parla di Libro Futurista piuttosto che di libri particolari di singoli artisti. Negli anni '60, invece, questo non succedeva. Quando tra il '65 e il '68 Franco Vaccari faceva un libro pensava di far parte di un'esperienza comune oppure no? Mi piacerebbe conoscere la risposta anche perchè mi ha sempre colpito il fatto che, dopo i due, tre libri di Ruscha del 63-64-65, c'è come un'esplosione incredibile, una produzione mondiale; si può dire che fra il '65 e il '75 solo pochi artisti non producono libri.
CIò è tanto più evidente in quanto, dagli anni '30 agli anni '50, con qualche rara eccezione per l'Italia, la produzione di questo tipo di libri era praticamente inesistente.
All'improvviso, a partire della fine degli anni 60, c'è stata come una specie di una richiesta inconscia collettiva di un nuovo prodotto. Ecco, questa è la domanda: eravate coscienti allora di partecipare a un'esperienza comune? Eravate coscienti di essere parte, per così dire, di una grande energetica onda artistica?
L'altra domanda è: verso gli anni '80, questa energia originale, secondo me, viene meno. C'è stata, anche qui, c'è stata una discussione comune tra artisti ed editori o no?
L'ultima cosa su cui vorrei chiedere e attirare l'attenzione è che, mi sembra, a partire dal '95 circa, c'è di nuovo un interesse grandissimo soprattutto dei giovani artisti per questo mezzo artistico. Lo vedo un po' in Italia, ma posso seguirlo meglio in Svizzera, in Germania, negli Stati Uniti. Moltissimi giovani artisti usano nuovamente questo mezzo di comunicazione. Non credo che questo fenomeno sia direttamente collegato al movimento degli anni '60-'70, mi sembra un impeto completamente nuovo. E qui forse è interessante cominciare a collezionare queste opere nel momento in cui nascono, e non solo dopo, in prospettiva storica, quando diventa non solo difficile reperirle, ma anche costoso acquistarle; forse è anche più appassionante collezionarle nel momento in cui anche gli artisti hanno bisogno di crearsi un loro pubblico. Credo che tutte queste mie domande dicano anche qualcosa sul come e sul perché mi interesso a questo questa forma d'arte, al libro d'artista.