Il libro d'artista in Italia dal 1960 ad oggi
Emilio Isgrò - artista
(aprile 2000)
Se è vero, come è stato autorevolmente affermato, che le grandi rivoluzioni "artistiche" degli ultimi cento anni sono fatte dai poeti, più che dai pittori e dagli scultori, non deve nemmeno meravigliare che sia stato l'oggetto libro, con il suo carico di senso e di storia, a spalancare le porte a quei linguaggi "concettuali" (niente a che vedere con l'Arte Concettuale) che hanno in pratica trasformato il paesaggio dell'arte e della cultura in tutto l'Occidente. Se è vero, in altri termini, che senza Marinetti non avremmo Boccioni, come senza Breton non avremmo avuto Magritte o Dalì, allora sarà pur vero che è stato proprio il librodartista (meglio una sola parola, a questo punto)a gettare nel quadro statico della pittura-pittura quel tanto di tremolio verbale e quel tanto di forza mentale che oggi increspa il più piatto dei quadri.
Furono i poeti, infatti, e ben prima che altri si incamminassero per la stessa strada, a chiedere al libro tradizionale più energia di quanto esso potesse dare, cancellandolo, bruciandolo, macellandolo, cucinandolo in tutti i modi possibili e immaginabili.E questo accadeva, non a caso, mentre il libro cartaceo vacillava sotto i colpi di Bill Gates che ora ne annuncia spavaldamente la cancellazione finale. Come se i poeti, sapendo che stava per svanire la sede dei loro sogni, quel susseguirsi di pagine stupendemente libere e liberali, volessero almeno conservare, di quella sede, una qualche memoria per il futuro. Trasformando il libro, da luogo della memoria, in luogo della speranza.
Questo è esattamente accaduto, e bisogna dare atto agli artisti pittori e agli artisti scultori che sì, è vero, la strada è stata aperta dai poeti, ma sono stati loro, i pittori e gli scultori, a dare un colpo materiale a quello che rischiava di rimanere il più puro dei corpi mistici. Occorreva, insomma, che il verbo si facesse carne.
Personalmente, per quel che può valere la mia esperienza, credo di aver operato tra i due versanti: corpo mistico e corpo materiale. E così sono passato nel corso degli anni dai primi furori cancellatorî - dove la decostruzione del linguaggio e del libro che lo conteneva era almeno in parte una sfida al senso comune (anche al senso comune dell'arte) - a una visione più rasserenante che fa del senso comune una sfida al conformismo del nonsenso e della disperazione.
Per questo, e solo per questo, ho immaginato e costruito libri sempre più grandi, sempre più potenti: perché contengano tutto l'amore e tutto il rispetto che un artista non può non avere per se stesso e per gli altri. E li ho costruiti in tutte le materie sintetiche e naturali: perché sia chiaro, almeno, che i materiali e le schegge della cultura e della pittura possono essere recuperati dalla parola (la parola dei libri) in questo mare silenzioso di pesci muti.
Il mio libro, insomma, da un lato è simbolo di una cultura che non si arrende al teppismo delle tecnocrazie che hanno trasformato il mondo in un brodo avvelenato. Dall'altro è un supporto di nuova specie, capace di accogliere tutti i miei affetti e tutti i miei dissapori. Qui scrivo, qui dipingo, qui vivo. E il mio vivere è così umile che ha bisogno di un sogno forte per sopravvivere.