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Il libro d'artista in Italia dal 1960 ad oggi
Fernanda Fedi - artista
(aprile 2000)

Sono un'artista di Milano, con una ventennale esperienza intorno al far libro. Vorrei porre l'accento sulla "sociologia" del libro d'artista. Questo anche a seguito della conoscenza acquisita attraverso la gestione dell' "Archivio libri d'artista" di Milano. Questo archivio, denominato Laboratorio 66 è sorto nel 1983 per merito dell'artista Gino Gini a cui in seguito si è affiancata la sottoscritta. L'archivio ha dato vita a numerose esposizioni sia all'estero che in Italia (ricordiamo, tra le altre, le significative rassegne svoltesi in contemporanea in quattro comuni di Reggio Emilia). L'Archivio dispone di oltre 600 opere che sono testimonianza di ciò che viene realizzato in Europa e, soprattutto, in Italia, dalla Sicilia al Veneto, dalla Calabria al Trentino... artisti non sempre conosciuti e sovente isolati anche per ragioni geografiche , alla cui base vi è una grande passione e dedizione intorno al Libro.

Il Libro d'artista incomincia ad avere decine e decine di proseliti, comincia ad avere una circolarità, una diffusione che può portare alla creazione di un movimento trasversale dell'arte, in un periodo storico-artistico che appare piuttosto acefalo, piatto, stereotipato...

Ma domandiamoci, cosa spinge l'artista al 'far libro'?

In un mondo come quello odierno in cui il consumo di immagini è elevatissimo, in cui domina la ricezione passiva e non la PARTECIPAZIONE, l'artista per poter mantenere una propria dignità, di "uomo", di "ricercatore", di "uomo di cultura", di contestatore, per non essere dominato da una spirale troppo ristretta , troppo angusta, per non voler far parte di un mondo sempre più insensato, più a-ideologico, più a-politico(contro cui non ha la forza né la potenza di ribellarsi) ha posto l'accento sul MICRO e non sul MACRO, ha sviluppato e ricercato una propria interiorità, ha cercato il suo doppio su cui riporre il proprio transfert, ha trovato il suo feticcio: IL LIBRO.

Se dovessi avvicinare un filosofo - in questo contesto - mi rivolgerei a Bergson per il quale la realtà è materia in continua evoluzione, un perenne zampillio, carica del sempre, del nuovo, esplosione senza fine, mistero, che solo l'artista può cogliere nella sua essenza attraverso l'intuizione.

Ritengo sia giunto il momento da parte di tutti gli artisti che si occupano del settore di arrivare ad un approfondimento, ad una teorizzazione "sociologica" del fenomeno preso in senso ampio e non soltanto finalizzato a pochi operatori ... e questo anche per opporci alla "trappola" che ci tende Yves Peyré che scrive nel 1990 nel testo Le connivence agonale, disgression sur le livre illustré: "le livre d'artiste serait l'alibi des 'plasticiens' ménacés d'analphabetisme". Cioè il libro d'artista è l'alibi degli artisti visivi per far fronte, per mascherare la propria ignoranza.