Il libro d'artista in Italia dal 1960 ad oggi
Giulio Paolini - artista
(aprile 2000)
Ho sempre provato una certa incomprensione, un leggero fastidio peraltro mai stemperato dall'abitudine e dall'uso, per la definizione "libro d'artista". Come se, per esempio, un inchiostro di Michaux o un dipinto di Savinio non fossero quadri ma immagini "di scrittori", o viceversa gli scritti di Stravinskij di Le Corbusier fossero parole "di musicista" o "di architetto", ed Ebdomero di de Chirico fosse sì un romanzo, ma di un pittore...
E perchè separare, collocare su due tavoli diversi la penna e il pennello di De Pisis, come se nella stessa pagina dello stesso autore fossimo tenuti a distinguere l'anima del poeta da quella del pittore?
Un libro è un libro, che sia da leggere o da guardare, purchè non sia da dimenticare: "la legge è uguale per tutti".
Più che "libri d'artista" esistono quindi libri di artisti, come esistono libri di poeti, ingegneri, mistici, matematici, storici, astronomi, archeologi... che sono sempre e soltanto libri.
Per chiunque intende leggerlo o scriverlo, il libro è il primo o ultimo luogo di incontro: aperto o chiuso che sia, parla sempre e comunque alla nostra immaginazione o alla nostra memoria.
Ci sono edizioni pregiate o modeste, ad alta tiratura o in un unico esemplare, semplici o elaborate ma, per dirsi tale, un libro è bello per definizione (come la calligrafia, che può essere più o meno aggraziata ma è pur sempre bella scrittura).
Questa premessa, forse inutile e ovvia, per chiarire che il libro è il luogo per eccellenza, dove appunto si incontrano i messaggeri più diversi e inaspettati, provenienti dalle aree storiche e geografiche più lontane e sperdute.
Tra questi, in una schiera di autori così estesa e multiforme, spesso (sempre più spesso) troviamo gli artisti che approdano al libro desiderosi di scorgere tra le sue pagine quella "verità" che non sempre pare affacciarsi nelle loro opere. Così, in una sede tanto autorevole, trasferiscono depurandole, le idee e le immagini che grondavano dalla materia dei loro dipinti o delle loro sculture. E' come trovarsi, essere convocati in un'aula, nel luogo eletto dove poter far risuonare la propria voce.
Di parole, dunque, o anche di segni, figure, immagini di altri libri... sarà composto il libro che l'artista si ingegna di inventare.
Nei miei libri, mi sono trovato via via scrittore, disegnatore, grafico, illustratore, editore, tipografo, legatore, correttore, impaginatore... Autore? Può darsi, ma sempre di libri, senza attributi maggiorativi o diminutivi.
Che sia da leggere o da guardare un libro deve saper parlare, in silenzio, agli occhi del lettore. Perchè (e questo l'artista lo sa meglio di ogni altro) è lui, il lettore (o l'osservatore) che interpretandolo ricomporrà a sua volta il testo in questione, rielaborando a suo giudizio le immagini e le evocazioni che emanano da quelle pagine.
Pagine trafitte dallo sguardo, dall'attesa febbrile di chi sta per compilarle e di chi, poco dopo, potrà considerale come sue.