Il libro d'artista in Italia dal 1960 ad oggi
Tiziana Di Franco - studiosa
(aprile 2000)
Durante gli ultimissimi decenni, con frequenza crescente, in Italia (molto prima all'estero) sono stati profusi fiumi di parole intorno al Libro d'artista, soprattutto nel tentativo di precisarne una definizione e meno spesso offrendo interventi veramente illuminanti.
A fronte di un dibattito su di esso sorto molto tardivamente ed ostacolato nella validità nella serietà degli apporti critici da una commistione di faccende umane ben poco professionali e di un generalizzato scarso interesse all'approfondimento, il 'messaggio' del Libro d'artista in Italia non è riuscito a superare quella barriera invisibile, ma ben concreta, che separa il mondo dell'arte da quello della vita quotidiana.
Infatti dagli anni '60, epoca in cui la produzione di queste opere diventa massiccia e generalizzata, i libri d'artista circolano in Italia in ámbiti d'élite, come sono quelli delle riviste d'avanguardia e dell'editoria autoprodotta ed underground a cui venivano allegati, o quelli del dono e/o dello scambio amicale tra operatori della stessa corrente artistica, o comunque tra personaggi legati da rapporti inscritti in selezionatissimi ambienti artistico-intellettuali e artistico-mercantili.
Fuori da questa ristretta cerchia di produttori e di addetti ai lavori, fervida di idee, di scambi e stimolazioni reciproche, e nient'affatto disinteressata al 'quotidiano', - che anzi costituiva il costante terreno di spunto, di riflessione, di confronto e di scontro - il libro come opera d'arte rimaneva sconosciuto, ignorato, fisicamente assente dalle collezioni delle biblioteche e dei musei, negato alla fruizione e alla conoscenza.
Davvero il peggior destino immaginabile, per un'operazione artistica che assumendo la veste di oggetto comune intendeva by-passare le secolari barriere fruitive sia culturali che materiali (non ultime quelle economiche!).
Infatti, con le potenzialità di diffusione date dalle alte tirature eseguibili - a fronte dei tradizionali pezzi unici di un'arte più elitaria - e con il conseguente ribasso del prezzo dell'opera e, ancora, con i 'familiari connotati' di oggetto già presente nella nostra quotidianità e, quindi, del tutto sprovvisto della tradizionale 'aura' beniaminiana, con la dismissione - al di là delle sommarie caratteristiche esteriori - della strumentazione della comunicazione ufficiale (parola stampata, ferree regole di disposizione del testo, logiche successioni di ogni elemento testuale, uniformità etc.) il Libro d'artista si poneva molto chiaramente come oggetto artistico non più confinato nella raffinata, elitaria e sterile sfera dell'opera d'arte da contemplare, ammirare e collezionare, ma come oggetto proiettato nel quotidiano e rivolto ad una categoria molto più ampia di destinatari - intendendo sia i lettori (di libri) che i fruitori d'arte - anzi, forse la più ampia in assoluto, visto che moltissimi di essi sostituiscono ad esempio l'illustrazione alla parola scritta (libri per analfabeti!), oppure altri prediligono la fruizione tattile a quella visiva (libri per privi di vista!).
Ma se il Libro d'artista è potenzialmente un vero 'libro per tutti', ciò non implica un basso livello dell'operazione artistica, anzi.
Il nostro medium è il luogo di un'alta e precorritrice riflessione sui linguaggi, sulla loro interazione ed ibridazione che oggi, sotto i nostri occhi, sta compiendo nuovi salti di qualità nel settori delle telecomunicazioni e dell'informatica, è il luogo in cui si smascherano gli usi oppressivi degli strumenti di comunicazione e ci si riappropria 'dal basso' del linguaggio stesso, liberando significati per secoli sepolti nel silenzio dalla 'dittatura' del libro ufficiale e delle sue regole castranti e volte, di fatto, ad inibire la libera e pluralistica espressione.
È chiara l'enorme importanza di queste riflessioni negli anni in cui viviamo, anni che, secondo molti, inaugurano una nuova era detta dell' informazione dove, pur nella diffusa alfabetizzazione, rischiamo un nuovo e subdolo analfabetismo.
È ancor più chiaro il peso negativo che in Italia sta avendo ed avrà sulla consapevolezza collettiva la mancata riflessione sui linguaggi, stimolata fin dagli anni '60 dagli operatori del libro d'artista, ma, come abbiamo detto, relegata troppo a lungo negli àmbiti neoavanguardisti ed underground da cui si era originata.
Per questi motivi la conoscenza di questo fenomeno artistico va promossa più che mai, ma facendo molta attenzione a non isterilire, con manie classificatorie ed interessi puramente mercantili, il senso di questa esperienza già a lungo frustrata, come abbiamo visto, nell'urgenza e nella dirompenza del suo messaggio.
Contributo di Tiziana Di Franco, neo-laureata in Lettere presso l'Università "Federico II" di Napoli con una tesi in Storia dell'arte contemporanea intitolata "Il libro d'artista italiano nel Novecento".