Il libro d'artista in Italia dal 1960 ad oggi (Biblioteca Poletti 13 aprile 2000)
L'eredità di Borso d'Este. Il libro d'artista a Modena dagli anni Sessanta ad oggi
di Walter Guadagnini - studioso di arte contemporanea
Sono abbastanza imbarazzato ad essere qui a parlare di libri d'artista e, nello specifico, di Modena e del libro d'artista dagli anni Sessanta ad oggi.
Ciò perchè raccontare queste vicende a personaggi come Alvaro Becattini, Franco Vaccari, Giuliano Della Casa, può sembrare fuori luogo, quando non presuntuoso: sarebbe forse più interessante ascoltare le storie che loro possono raccontare attorno a quel clima.
In ogni caso è legittimo tentare di evidenziare alcuni punti, alcune linee generali attorno alle quali è possibile costruire un discorso su questo specifico tema. Non una "storia" del Libro d'artista a Modena,dunque, anche perché una storia prevede lo studio e l'assunzione di documenti, di dati che sul momento non ho a disposizione, e che mi auguro qualcuno, in tempi anche relativamente brevi, abbia invece il desiderio e il tempo di organizzare. Anche perché sicuramente, a Modena, vi è la necessità di un lavoro di precisazione sulle date, su di una serie di vicende che noi tutti diamo per scontati ma che in realtà non sono conosciute in profondità. Si è abituati, qui a Modena, a vivere talmente da vicino l'esperienza del Libro d'artista che tutto appare già conosciuto, come se la sola presenza in un luogo desse automaticamente la conoscenza degli eventi, mentre molto spesso accade il contrario: ricordi personali si mischiano a fatti concreti, interpretazioni soggettive si ammantano - volontariamente o involontariamente - di oggettività, il mito si sovrappone, e talvolta si sostituisce, alla realtà. Ma non è questo il luogo di tale ricostruzione, né la mia intenzione odierna.
Vorrei, piuttosto, cercare di raccontare una storia che prenda anche il carattere del divertissement, perché penso che in quegli anni, a Modena, i protagonisti di queste vicende siano stati guidati da una vena di follia che molto spesso sconfinava nel divertimento, in una provocazione intellettuale sempre condita da una significativa dose di ironia. Un aspetto ludico, dunque, che è parte integrante dell'arte modenese, cresciuta nel corso degli anni Sessanta, come possono testimoniare quanti hanno partecipato a quella stagione.
Non è un caso se questo incontro si tiene a Modena oggi, perché, effettivamente, se questa città non è stata la culla del Libro d'artista, è stata sicuramente uno dei luoghi in Italia in cui con maggior frequenza e, direi, anche coi risultati più alti, ci si è dedicati a questa pratica.
E qui, naturalmente, è opportuno fare qualche passo indietro, e riprendere il filo del discorso avviato da Mario Bertoni: dalla seconda metà degli anni Sessanta, cioè dal momento in cui una serie di fatti oggettivi, riconoscibili e riconosciuti, avvengono e fanno sì che a Modena si trovino personalità - non solo modenesi - che operano e ragionano attorno a questo tema. Modena è, dunque, in questi anni, un centro sul quale e nel quale confluiscono esperienze di carattere nazionale ed internazionale. Questo spiega, credo, perchè poi qui possano anche sedimentarsi queste vicende. Perchè questa tematica, che in quegli anni era assolutamente centrale all'interno della neoavanguardia, e che è poi andata diminuendo di intensità nel resto d'Italia - o comunque in molte parti del resto d'Italia - qui sia proseguita fino ai nostri anni. Il giorno in cui qualcuno scriverà la storia del Libro d'artista a Modena, uno dei dati che dovrà sicuramente rimarcare, è che questa storia non si è assolutamente arrestata negli anni Settanta ma è continuata e continua tutt'oggi. In forme diverse, certo, (penso ai taccuini che continua a redigere Lucio Riva, così come agli esperimenti di veri e propri libri-oggetto come quelli recenti di Sabrina Bastai e di Franco Fontanazzi).
E' chiaro che c'è una continuità in questa vicenda, c'è un flusso continuo di lavoro in questo luogo. Esiste una continuità che procede in forme che sono sì quelle degli artisti, ma anche quelle di una editoria di particolare rilievo. Credo che non si possa dimenticare, pur nella differenza di atteggiamento, di necessità e di risultati, la figura di Emilio Mazzoli: un gallerista e un editore, che, ancora oggi, continua a fare cataloghi che testimoniano di quel granello di follia che sta dentro queste vicende. Mazzoli è un personaggio che crede ancora nel libro, in una particolare forma di libro, che non è quella da grande magazzino.
Alla fine degli anni Sessanta accadono alcuni eventi apparentemente molto semplici: vengono pubblicati dei volumi come "Tracce" di Franco Vaccari, il libro a quattro mani di Della Casa e Cremaschi; si tiene una manifestazione come "Parole scritte sui muri" a Fiumalbo, e via dicendo. Modena davvero si caratterizza per questa attenzione particolare alla parola scritta. Riprendendo la suddivisione fatta da Bertoni prima, mi pare evidente che la maggiore attenzione degli artisti modenesi nei confronti del libro sia, tutto sommato, un'attenzione verso quello che potremmo definire il libro-oggetto, cioè la creazione ex novo di un volume autonomo, che si sostiene da solo. Questo è un dato che credo sia riconoscibile soprattutto in questa prima esperienza. Ma, nello stesso tempo, va anche rilevato che, vista nel suo insieme la specificità modenese che si riconosce in questa storia sia da riferirsi a un dato che è presente in tutta l'esperienza artistica della generazione emersa a Modena nel corso degli anni Sessanta. Vale a dire quella di essere una generazione che ha sempre lavorato, e lo fa tuttora, sui confini, sui margini e, ancora di più, sugli sconfinamenti.
I libri e le opere, le opere e i libri prodotti a Modena da questi artisti (Vaccari, Della Casa, Cremaschi, Guerzoni, Parmiggiani, ecc.) sono opere costantemente tenute sul filo della disciplina. Rispondono a una disciplina, ma cercano sempre di sconfinare, di andare da un'altra parte. Sanno la disciplina, la conoscono bene (altrimenti certi libri, certe opere, certe fotografie non si sarebbero realizzate) ma, contemporaneamente, sanno e vogliono uscire dalle logiche della disciplina. E allora ecco il libro che è divenuto oggetto, ecco la fotografia che è solo apparentemente documentaria. Credo che questa idea di superare i confini disciplinari sapendo benissimo, però, cosa è la disciplina, sia il dato che ci fa capire meglio il rapporto che si è venuto a creare tra Modena e il Libro d'artista. D'altra parte, se cerchiamo di dare una lettura a "Parole sui muri", vediamo che anche questa esperienza si inserisce molto chiaramente in questo clima, già a partire dal titolo della manifestazione: in fondo i muri potrebbero far pensare ad altro.
Quest'idea pare davvero cruciale per comprendere la nascita di questa vicenda, anche perchè è una nascita che sorge su suggestioni letterarie, intellettuali nel senso più ampio del termine. Anche in questo caso è inutile dedicarsi a un elenco, che sarebbe forzatamente incompleto, delle personalità coinvolte (Anceschi, Spatola, ecc.) nate e cresciute dentro il mondo della letteratura, dentro il mondo della poesia; ma, ancora una volta, personaggi attivi contemporaneamente dentro e fuori vicende anche istituizionali. Penso, soprattutto, alla figura di Anceschi, accademica in realtà, ma che si è trovata a confrontarsi e a suggerire stimoli ad artisti che di accademico avevano, fortunatamente, davvero poco. C'è, infine, un altro elemento che, credo, aiuti a comprendere meglio il clima di questa città nei confronti del libro in quanto tale e, nello specifico, del libro d'artista.
Pochi mesi fa la Galleria Civica ha dedicato una mostra all'eredità di Don Casimiro Bettelli, curiosa figura di sacerdote-collezionista: una mostra che ha testimoniato la qualità di una raccolta incentrata soprattutto sulla grafica. Ma, è naturale aggiungere in questa circostanza, incentrata al suo livello più alto proprio sulla collezione di alcuni straordinari Libri d'artista. Credo non sia un caso se questa strana figura di collezionista individui le opere forse più significative delle sua collezione dentro il mondo del libro (senza dimenticare il fatto che Don Bettelli aveva una biblioteca di straordinario valore).
Ho come la sensazione che ci sia una specie di "tramando" lungo di vicende - è difficile dimenticare, ancora tra mito e realtà, una figura come quella di Delfini -, che ha una sua forza e continuità.
Diceva Manganelli: "i libri non servono a schiacciare le noci"; penso che, tutto sommato, a Modena forse qualcuno sia riuscito a pensare che i libri potrebbero anche servire a schiacciare le noci.