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note biografiche / libri

Pablo Papageno Echaurren nasce a Roma nel 1951 dove vive e lavora.
Cresce nell'ambiente del beat e dell'underground romano e, successivamente, della Nuova Sinistra collaborando a "Lotta Continua" (dal 1973 al 1974 e poi, di nuovo, nel 1977), interpretandone coi propri disegni e con gli scritti a due mani insieme a Maurizio Gabbianelli, detto "Fanale", l'area più ludica e fantasiosa. Artisticamente è attratto, soprattutto, dalla pittura miniaturizzata di Gianfranco Baruchello. I primi disegni, ad acquerello o a tempera, sono infatti di piccolo formato, composti da sequenze di quadratini. Conosce il gallerista Arturo Schwarz che organizza le sue prime mostre: nel 1971 espone a Berlino, nel 1973 a Basilea, nel 1974 a Filadelfia, a Zurigo e a New York.
Entra prepotentemente nell'immaginario della generazione che cresce intorno al 1977 disegnando la copertina di Porci con le ali di Lidia Ravera e Marco Lombardo Radice, pubblicato da Savelli nel 1976, libro culto della collana Il pane e le rose, di cui disegna anche altre copertine.
In questi anni entra in contatto col mondo del fumetto (Linus, Frigidaire, Comic Art, Alter Alter, Tango) scombussolando le idee a chi vorrebbe dare regole precise a questo genere e soprattutto distinguere nettamente i disegnatori di fumetti dagli artisti in senso proprio.
Accusato giustamente di "marinettismo" in un volantino indirizzato contro i suoi articoli su "Lotta Continua", riscopre i futurismi, soprattutto Marinetti "caffeina d'Europa" e Majakovskij "proletario volante", della cui produzione a stampa (libri, riviste, volantini, manifesti) diventerà uno dei maggiori collezionisti e conoscitori italiani. Nel 1981 scriverà, infatti, la bibliografia Le edizioni futuriste di "Poesia", citato da Luciano Anceschi come studio esemplare e prezioso. Saranno Marinetti, Majakovsij, insieme a Pound, Campana, l'Evola dadaista (ma forse anche il suo secondo nome, Papageno, impostogli dal padre, il pittore Sebastian Matta), ad influenzare maggiormente la sua futura produzione artistica fatta di disegni tracciati con segno netto e veloce, colore puro urlato e steso a larghe campiture. Da loro apprenderà anche la sempre più praticata contaminazione di generi su cui sperimentare la propria necessità fantastico-espressiva: disegni coi pennarelli, coi colori acrilici, arazzi di alcantara morbida e colorata, ceramiche, fumetti, libri, riviste, manifesti, mobili, orologi, magliette, "pins" e quant'altro, "verso un'arte virale" che si trasmette, si diffonde ovunque, in com/unioni di generi diversi, di arte e vita.
Nel 1992 tiene una mostra antologica presso la Casa del Mantegna di Mantova e una mostra di ceramiche a Faenza. Il libro "Iconoclasta" (1994), da cui nascerà la successiva mostra (Palazzo delle Esposizioni, Roma 1995), è un'ironica presa di posizione contro la sacralità dell'arte "pura", che propone, con vero spirito marinettiano, le immagini dei fumetti e dei cartoni preferiti insieme a ritagli di testi futuristi originali e preziosi, accostati insieme casualmente col metodo surrealista dei "cadaveri squisiti".
La necessità di mettere la propria attività creativa al servizio di un più vasto impegno collettivo lo spinge ancora a partecipare all'iniziativa di laboratorio artistico coi detenuti di Rebibbia. Da questa esperienza nascono diversi "eventi": nel 1994 la mostra itinerante nella metropolitana romana "Corrispondenze", frutto del lavoro con Renato Curcio e Marina Zatta e la mostra "Gattabuismo", tenuta al Palazzo delle Esposizioni nel 1996. Inizia qui anche la collaborazione con Valerio Fioravanti che li porta a scrivere Rebibbia Rhapsody (nel 1996) e Piccoli ergastoli (nel 1997), da cui, insieme a Francesca D'Aloja, realizzeranno per Rai 2 un documentario, presentato anche alla Mostra internazionale del cinema di Venezia. Dal 1999 disegna e scrive per la rivista Carta.
Anche la produzione libraria di Echaurren non può prescindere da quella com/mistione espressa in generale in tutta la sua arte: fumetti, libri d'artista, libri illustrati, libri con ceramiche, fino agli ultimi libri-libri, in cui le illustrazioni, quando ci sono, assumono una funzione assolutamente accessoria alla scrittura sia creativa sia di documentazione dei movimenti controculturali che partendo dal 1968, e legandosi idealmente alle avanguardie storiche, attraversano soprattutto il 1977, e arrivano ad oggi presentandosi come "corpi estranei" a un mondo dove anche l'arte sembrerebbe non voler sfuggire alle rigide regole del mercato.