
Geiger e Téchne
Edizioni di poesia e arte
Biblioteca Poletti
2003
Durante gli anni Sessanta l’arte e la poesia hanno conosciuto un radicale rinnovamento linguistico ad opera di numerosi protagonisti italiani e stranieri. Nella diffusione delle nuove idee estetiche un ruolo considerevole lo ha avuto un’editoria "clandestina" che opponendosi alle strategie commerciali ricercava un confronto diretto con gli ambienti artistici e la società.
Le Edizioni Geiger e Tèchne con la pubblicazione di riviste e libri sono state, dalla fine di quel decennio e per larga parte di quello successivo, tra le iniziative editoriali che hanno dato maggior voce a queste ricerche multidisciplinari, rivolgendo una particolare attenzione alla poesia concreta e alla poesia visiva.
Le Edizioni Geiger nascono come rivista nel 1967 a Torino per volontà di Adriano Spatola e dei fratelli Maurizio e Tiziano. Vengono pubblicati 10 numeri, con periodicità assolutamente irregolare, l’ultimo dei quali, del 1996, è dedicato dagli amici alla memoria di Adriano Spatola. Alla rivista si affiancano circa 120 libri, dal 1967 (il primo, curato da Claudio Parmiggiani e Adriano Spatola, è su Parole scritte sui muri di Fiumalbo) al 1978.
Tèchne è una pubblicazione diretta da Eugenio Miccini a Firenze dal 1969. Di essa escono 19 numeri antologici, l’ultimo dei quali è del 1976, ed oltre 50 quaderni, dal 1968 al 1982, cui s’aggiunge il più recente, uscito nel 2000, intitolato significativamente Firenze-Zagabria.
La mostra, a cura di Marco Bazzini e Giorgio Maffei, il cui catalogo è stato pubblicato dalle edizioni Gli Ori di Pistoia, presenta i materiali utilizzati in quegli anni e ripropone il clima di relazioni culturali che alimentava questi autonomi centri di creatività.
Accanto alla rassegna annuale In forma di libro, in cui la biblioteca analizza la produzione libraria di singoli artisti, si vuole offrire l’occasione per aprire un percorso di ricerca dedicato a quel tumultuoso periodo culturale – a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta – in cui le barriere tra i diversi codici artistici volevano essere abbattute e, in generale, si assisteva ad un avvicinamento del mondo artistico al dibattito più propriamente politico e sociale. In questo panorama le riviste, ancora più che i libri, si presentavano come lo strumento per eccellenza per comunicare sia nella cerchia degli artisti sia, soprattutto, fuori di essa.
"L’esistenza di una esoeditoria va vista nel più largo contesto della battaglia in atto fra i "trust" della stampa, che lascia un piccolo margine di manovrabilità a simili iniziative editoriali", scriveva Adriano Spatola nel 1971.
Una battaglia ora più che mai attuale nel momento in cui alla concentrazione sempre più monopolistica dell’informazione e del mercato culturale si affiancano strumenti di comunicazione di massa che rendono possibile una diffusione dell’informazione "alternativa" a quella ufficiale sempre più facile, estesa e capillare. Strumenti verso i qual sempre di più gli artisti guardano con interesse.