Anne & Patrick Poirier
Pagine del labirinto
Biblioteca Poletti
2007
Se il sapere è un labirinto dove le parole e i concetti si intrecciano l'uno con l'altro e da cui è impossibile scindere il soggetto dall'oggetto nel loro reciproco sguardo, la biblioteca è il luogo della memoria, quello in cui la civiltà occidentale cerca di conservare la propria cultura.
Ma se la biblioteca è la fortezza in cui il sapere si dà un ordine e la conoscenza diventa potere, è però anche la cittadella continuamente assediata: la prima ad essere sacrificata quando l’oblio avanza, quando la guerra si scatena con le sue distruzioni.
Il sapere è, allo stesso tempo, potente e fragile.
Anne e Patrick Poirer sono due importanti artisti francesi, nati entrambi nel 1942, le cui opere si trovano collocate nei più importanti musei e collezioni di tutto il mondo.
Anne, di formazione architetto, e Patrick, in origine archeologo, hanno conosciuto durante la loro prima infanzia l'esperienza della violenza bellica e, successivamente, quella del più atroce lutto famigliare con la perdita di Alain-Guillaume, il loro unico figlio trentatreenne.
Dagli anni Settanta il tema costante del loro lavoro artistico (espresso nelle forme più diverse: installazioni, sculture, fotografie, libri) è la memoria, le rovine, la fragilità delle cose e delle persone, la violenza del tempo e degli eventi. Anche i libri dei Poirier sono ricerche sulla fragilità: spesso sono taccuini d'appunti per opere che verranno sviluppate successivamente, oppure journal, diari di viaggio o di fascinazioni che si svolgono in un preciso arco temporale, ma anche erbari o assemblaggi in cui si fondono scrittura e frammenti di cose o di organismi. Da essi emerge sempre potente il tentativo di salvare - in modo poetico, non filologico o scientifico - il ricordo, la testimonianza o di un passato storico o di effimeri esseri vegetali o di un momento di vita che altrimenti potrebbe essere dimenticato; libri come memento mori, nei quali il supporto cartaceo è già di per sé elemento tangibile di caducità.
Sono presenti in mostra libri e materiali diversi (schizzi, disegni, fotografie) che documentano la riflessione che i Poirier hanno realizzato nella loro trentennale attività artistica. Il tema dominante è quello della fabbrica della memoria, a volte definita anche casa della memoria o biblioteca, rappresentata iconograficamente con la metafora del cervello, o sezione di cervello, all'interno del quale il sapere si accumula e si organizza. Fabbrica, casa, biblioteca, sempre comunque portatrici intrinseche di fragilità: da qui l'interesse esercitato sulla coppia di artisti dalle rovine della Domus Aurea di Nerone e dai resti di Ostia Antica, che cercano di ricostruire in Mnémosyne: la città ideale della memoria, ancora una volta a forma ellittica; la città dove tutti gli edifici vengono collocati secondo un ordine ben definito, ma realizzata con materiali intrinsecamente labili e perituri come la cera e il gesso. Da qui anche l'interesse per le biblioteche nere, per i libri bruciati come quelli recuperati dall'incendio che nel 2002 distrusse il deposito della casa editrice francese Les Belles Lettres.
È un'utopia rivolta al passato, quella dei Poirier, secondo la quale, come emerge da uno dei loro ultimi volumi, la dangerzone è il presente, il presente tecnologico soprattutto, e le sue ancora non ben comprese conseguenze sul nostro futuro anche immediato.
