
Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo
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l'anima pura
vive
in eterno
Alberto Casiraghy |

Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo
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buon solstizio d'inverno
buon natale cara Lorenzina
fausto
20 dic 2011 |

Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo
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Sono passati sette anni e sei sempre viva e attiva dentro di me.
Non mi sono allontanato dalla tua essenza, non potrei nemmeno se lo volessi.
Il mio rapporto con te è forte come allora.
Molte volte, nei momenti di dubbio o di difficoltà guardo la tua foto, il tuo sguardo e mi sento assieme a te, come ai vecchi tempi.
L'amica che sapeva tutto di me, anche molte cose che io non sapevo.
E' incredibile come tu mi aiuti ancora ad affrontare problemi nuovi, di cui non ti ho mai potuto parlare perchè nati dopo la tua morte.
Sì, sei immortale per me: è un dato di fatto, non dipende da me.
E ancora il cuore mi batte forte e mi commuovo nel risentire la realtà profonda della nostra relazione.
Immortale il mio rapporto con te, Lorenzina, immortale ed eterno.
g
19 settembre 2011 |

Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo
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buongiorno Lorenzina
avrei tante cose da raccontarti
f
21 marzo 2011 |

Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo, settembre 2004
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passavo di qui
e ti ho lasciato un pensiero.
Io intanto sono invecchiato da allora.
ciao Lo
15 maggio 2010 |

Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo
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facendo pulizia nelle mail, ne ho ritrovate tante in cui Lo ed io ci
scambiavamo opinioni, ancora non le ho cancellate, ma ho trovato la spinta a
inviare il messaggio che avevo scritto tanto tempo fa e mai spedito, eccolo.
Ciao Lo
Lo sai vero quanto mi manca potermi confrontare con te!
Confrontarci a prescindere, accalorandoci e divertendoci
su un fatto, uno scritto, un'immagine, un’idea,
provando ogni volta il piacere e lo stupore di trovare in un attimo quella rara
sintonia
che ti consente di analizzare spietatamente un’esigenza, abbozzare un progetto,
poi demolire senza rimpianti le prime idee nate dall’entusiasmo
per costruirne subito altre più intense, più convincenti, più difficili,
scambiarci nei giorni successivi brevi mail piene di interrogativi e/o esclamativi
e giungere alla realizzazione del progetto osservandolo poi, una volta finito,
con inguaribile spirito critico, riproponendoci la perfezione alla prossima
occasione.
Non sapevo molto di te, della tua vita privata,
non abbiamo avuto mai il tempo di approfondire,
forse nemmeno l'intenzione,
non c'era bisogno di dettagli, che talvolta appena accennavamo,
c'era una muta misteriosa comprensione e sintonia su grandi e piccoli temi della
vita.
Scusa se non ho saputo accompagnarti come avrei voluto nel confronto più difficile.
La tua voce, il tuo sorriso, i tuoi occhi che brillano nel pronunciare battute,
la tua ironia, la tua irruenza e passionalità, il tuo entusiasmo,
mi accompagnano e mi aiutano in tante occasioni quotidiane.
Grazie Lo.
8 agosto 2007
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Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo
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Io per vederla non devo guardarla
perchè quando la guardo non la vedo.
Per ritrovarla sposto il mio sguardo
faccio rifornimento e ci riprovo,
ma sempre a lei tornando io la perdo.
Morte e resurrezione, mia ginnastica.
Chi più felice, io che non la vedo
o lei che non si lascia mai vedere?
Ah, infelice io che non mi arrendo
ala sua morte, alla mia, alla morte.
Patrizia Cavalli
da carla, febbraio 2007 |

Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo
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Un’altra estate si affaccia al balcone
delle nostre vite,
prepotente e improvvisa
come uno sbocciare di rose.
In lontananza sento
l’eco delle tue risate
non spento.
giugno 2006 |

Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo
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Spietata, Lorenzina, eri spietata nel portare alla luce i miei difetti, le mie
incapacità ed io per questo ti adoravo. Mi dicevi chiaramente quello che io non sapevo di me o
cercavo di nascondere con cura anche a me stesso. E tu lì, implacabile, ferma: non riuscivo mai a
fregarti, ad avere la tua commiserazione. Era un gioco tra forti, il nostro: il vertice dell' amicizia
vera. Dicevi spesso che ero un cagadubbi, che si deve andare avanti e pedalare. Hai accarezzato e
raschiato la mia anima dal di dentro e mi hai tenuto lontano dagli anni del tuo ultimo dolore.
Di chi
potrò fidarmi come di te ? Da chi sarò accolto totalmente come da te ? Con chi farò
stupende torte come con te, impastando insieme affetto, passione, intelligenza, generosità e
umanità?
Mi manchi. Il tuo vuoto non si colmerà. Sei dentro di me, feto impossibile e non
ho nessuna voglia di farti uscire. Davvero in te gli opposti si sono ricongiunti. Spero di potere stare
con te in un altro mondo.
Ciao.
8 giugno 2006 |

Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo
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Non ho ancora scritto nulla per te, solare e ridente collega della biblioteca.
La scarsa confidenza che c'era tra di noi mi ha in questi mesi trattenuta, per rispetto
verso te e i tuoi amici più intimi.
L'altro giorno, però, mi sono tornate tra le mani alcune palle di carta argentata, rimaste
dalle migliaia appese ai lati del chiostro, qua giù, nel periodo di Natale. In quelle erano
stati scritti da tutti noi, adulti e bambini, i desideri per l'anno che stava per iniziare;
in queste invece lo spazio era ancora tutto vuoto. "Beh! Resteranno qui, in un fascicolo
archiviato nel mio ufficio". E così, pensando ai desideri mancati, mi sei all'improvviso
tornata in mente tu...
Ma come...perchè non averci pensato prima?...Ecco, uno di quei tondi
luccicanti te lo allungo, idealmente...Lorenzina scrivi anche tu il tuo desiderio, non per
l'anno nuovo, ma per la vita che verrà...
8 maggio 2006 |

Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo
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Stanotte ho sognato che non c'eri
e in sogno ho pianto.
marzo 2006 |

Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo
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"E' dunque assolutamente necessario morire, perché finché siamo vivi manchiamo di senso, e il
linguaggio della nostra vita (con cui ci esprimiamo, e a cui dunque attribuiamo la massima importanza) è intraducibile: un caos di possibilità, una ricerca di relazioni e di significati senza soluzione di
continuità.
La morte compie un fulmineo montaggio della nostra vita... Solo grazie alla morte, la nostra
vita ci serve ad esprimerci."
(P.P.Pasolini, Empirismo eretico) |

Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo
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è la stessa luce incerta
dello stesso giorno
dolce come allora
è lo stesso sguardo
incredulo e consapevole
che ti cerca e ti stringe
oggi lo poso dentro di me
ti cullo e ti covo
nella memoria ricorrente
fausto
28-9-2005 |

Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo
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Un anno è passato e la tua assenza è sempre presente.
settembre 2005 |
Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo, settembre 2004
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Caldo
Più dell’anno scorso
quest’anno, come due anni fa,
il caldo africano ci pesa addosso
Non riesco a non pensare a quando
ci siamo viste, l’altr’anno,
io di ritorno, tu ancora al lavoro
gli occhi allungati al pc:
“Dimmi solo una cosa: è andata bene?”
Questa la tua ultima preoccupazione per me
Sapevamo bene entrambe cosa ci volevamo dire
Io non sapevo che ti era successo di nuovo
Poi all’improvviso
l’ospedale
l’assenza
Le voci dapprima sussurrate
e infine gridate
di te che te ne stavi andando
e di tutti noi che ti volevamo ancora vedere,
che ti volevamo ancora parlare
che ci volevamo ancora al centro dei tuoi pensieri.
Ti abbiamo celebrata,
ti abbiamo cantata a nostra immagine e somiglianza.
Nascondendo le liti e le tante incazzature.
Salvando te abbiamo cercato di salvare un poco anche noi,
non migliori di prima, ne’ migliorati adesso.
Per un falso senso di amicizia ti abbiamo rubato un poco anche la morte.
C’è ancora lo stesso caldo
Dopo quasi un anno che te ne sei andata
Lo stesso caldo soffocante di prima.
sabato 30 luglio 2005
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Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo, settembre 2004
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Oggi Marina è venuta a giocare a carte di nuovo con te.
12 settembre 2005 |

Gianni Valbonesi, Per Lorenzina, dicembre 2004
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La focaccia di Natalia. Natalia: una cugina di mia madre, una donna minuta, delicata, sposata a Milano. Tornata a Modena, nella casa delle sorelle rimaste “signorine”, l’ ho vista per la prima volta che aveva i capelli bianchi. Una cuoca straordinaria. Quando ne parlavo, Lorenzina era curiosa e affascinata dalle vecchie storie di questa famiglia, ma, soprattutto, dalle ricette di Natalia. Gliene ho passate due-tre che avevo scritto sotto dettatura: la cugina era stupita del mio interesseper la bomba di vitello e la focaccia, ma avevo chiesto anche della crostata alla crema di limone. Lorenzina annotava, con grafia minuta e inesorabile, su foglietti gialli o paginette strappate di rubrica.
La focaccia: pasta briséé sotto e sopra, prosciutto cotto, emmenthal, sottilette (ma Kraft), parmigiano. Una cosa da nulla, eppure, grazie al segreto dell’impasto e a qualche suggerimento in più, diceva Lorenzina, era la più buona focaccia che le fosse capitato di mangiare.
Coi fiori la questione si faceva più sofisticata. Lorenzina si occupava della parte teorica; i cataloghi delle rose di Barni e i libri di fiori e di giardini erano una delle sue letture preferite. Sapeva tutti i nomi delle mie rose, trovandomi spesso impreparata. Arrivava ogni tanto con indicazioni di letture che non si potevano trascurare, spesso ricevevo in regalo opuscoli o libri su cui rischiavo l’interrogazione. Brontolavo che la smettesse con la letteratura.
Ultima delle passioni condivise, il gatto. Negli ultimi tempi anche lei, come me, aveva un gatto, anzi due: uno a Villanova, uno a Modena. Non è che se ne parlasse molto, ma si capiva bene che ne avevamo gran cura.
In luglio, tracce di una talpa in giardino, il prato umido, vicino alle ortensie, era pieno di buchi. Telefonata: chiedi alla Renata e a Vito cosa fare. Lorenzina era molto stanca, la malattia era in ripresa, non lo sapevamo, ma chiese e mi disse gran guaio le talpe.
“ Non ha importanza che un giardino sia piccolo o grande. Per ciò che riguarda la possibilità della sua bellezza, la sua estensione è indifferente, così come è indifferente che un quadro sia grande o piccolo, che una poesia sia lunga dieci o cento righe. Le possibilità di bellezza che si possono dispiegare in uno spazio di quindici passi quadrati, chiuso da quattro mura, sono semplicemente innumerevoli. Nel cortile di una casa di contadini ci possono essere insieme un vecchio tiglio e un noce ricurvo, e tra essi nel prato l’acqua che corre dalla pila della fontana per un condotto di pietre lucenti, e può essere una vista che attraverso l’occhio colmi tanto l’anima come nessun Claude Lorrain. Un solo vecchio acero nobilita tutto un giardino, un solo maestoso faggio, un solo gigantesco castagno, che porta nella sua chioma metà della notte.” (Hugo von Hofmannsthal, L’ignoto che appare)
rosella |

Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo, settembre 2004
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La Lo io me la ricordo, la Lo.
La Lo che l'ho vista la prima volta l'8 aprile seduta su un tavolo. Mica su una sedia. Che
c'era anche Walter, ed era seduto anche lui, però su una sedia.
La Lo io me li ricordo i suoi capelli neri, e anche gli occhi, e quel sorriso curioso, chè ci
guardava, noialtre del civile.
La Lo dai capelli neri e dal sorriso curioso ci parlava del sito, a noialtre del civile. chè s'è sempre detto, noialtredelcivile, quando l'abbiam conosciuta un po meglio "Eh, la Lorenzina,
è già dolce di suo, con noi poi non ne parliamo". Che però era anche una persona decisa eh la
Lo, e quando ci aveva una sua idea precisa in testa la difendeva con le unghie e con i denti.
La Lo che poi l'ho vista poco, da allora. E le altre volte che l'ho vista era seduta su una
sedia. Poi l'ho vista anche in piedi, che mi aveva circondato le spalle con il suo braccio e mi
aveva chiesto delle firme di no pago. Chè aveva parlato anche di quello, la Lo dai capelli neri
e dal sorriso curioso.
La Lo io me la ricordo la sua voce. Chè la sentivo più spesso per telefono, la sentivo.
C'aveva una bella voce, e c'aveva anche dei bei silenzi, che non è cosa facile, avere dei bei
silenzi.
C'è un'altra faccenda della Lo, io me lo ricordo il rumore delle sue dita sui tasti in questi
suoi bei silenzi, e il pling plong di una delle sue cartelle che si apriva, o forse il pling
plong era quando metteva in rete qualcosa.
La voce della Lo io non lo so se la so descrivere, era una particolare nota d'oboe, forse un
mi, forse un si bemolle, mutevole come una mano che percorre da una parte all'altra tutta la
tastiera del pianoforte.
La Lo con questa storia del telefono le ho rotto parecchio le balle, alla Lo, che l'ho
chiamata anche tre volte di fila, che lei si sentiva che magari ci aveva altro da fare però mi
ascoltava e faceva lo stesso tutto al momento e quando io le chiedevo scusa per questo lei
diceva "ma che ti scusi che stiam lavorando tutte e due!".
Chè mi han detto che la Lo dalla particolare nota d'oboe diceva che le dispiaceva se per caso
si arrabbiava con me che non c'entravo nulla, ma la Lo arrabbiata con me io non me lo ricordo.
Chè magari ci avrebbe avuto pure ragione ad essere un po arrabbiata, chè aveva sempre
trecentocosedafare sempreimpegnata sempre con tuttosottocontrollo, ma lei con le sue mille
parole di zucchero filato mica me l'avrebbe mai detto, la Lo.
La Lo si è riso spesso insieme al telefono, chè tra l'altro leggevo oggi sul giornale della
sua ironia che poteva essere anche tagliente e del senso dell'umorismo che esercitava anche su
se stessa. Chè poi, pensavo, era buffo il fatto che quando il lavoro di Polettinews era finito
e concluso passavmo le mezz'ore a dirci grazie, nonograzieate senza particolari perchè, pensavo.
Chè poi. Secondo me il dialogo con lei non finisce così.
sarà muto pensiero.
sarà tacito ricordo.
sarà l'antica corrispondenza d'amorosi sensi.
sarà nelle parole dei nostri racconti, che l'aria porterà in giro come polline.
_______///______
jo |

Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo, settembre 2004
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Ieri era un giorno di quella stagione di mezzo
Che sta tra l’estate e l’autunno
L’aria più trasparente, i rumori più cristallini
Le rose dai petali odorosi tutti affacciati sul mondo
Non sempre è dato vederla questa quinta stagione
E ieri c’è stato questo regalo dal cielo pietoso per te
Che ogni tanto ridevi spossata
A noi che ti stavamo seduti intorno nel parco e
Ti parlavamo del più e del meno di tutto
Fuorché di te e tutti più o meno pensavamo
Che poteva essere una delle ultime volte
Che ti vedevamo così e più lo pensavamo più
Parlavamo d’altro, di cose semplicemente quotidiane,
Di viaggi improbabili che noi avevamo fatto
Mentre tu già sapevi che il prossimo viaggio sarebbe stato il tuo ultimo.
Le anatre passavano in fila dondolandosi piano e brontolavano tra loro
Cercando lo stagno del parco e il mio cuore
Piangeva per te.
Fine agosto |

Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo, settembre 2004
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Volevo dire tutte le cose inutili che lei mi ha invitato a non pensare.
Ma sono parole che sono rimaste
fra me e lei, che in pochi mesi, si sono consumate, con i suoi ultimi sospiri di vita, quelle parole sono un
universo che scompare e che non voglio riportare alla vita perchè penso che sia giusto che non sia io a decidere di
farlo.
Ma una buona parte di quello che sarò è chiuso in quelle parole .. per questo non me la sento di dirle addio. |

Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo
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Mi mancherai moltissimo ma voglio riempire questo vuoto pensando a quello che può nascere dalla tua
assenza; una comunità che si ritrova, proprio intorno a te, perché crede nel lavoro culturale, in quel servizio
quotidiano che si offre attraverso i libri.
Hai sempre lavorato tanto con impegno, a volte con rabbiosa passione,
con altrettanta dignità hai affrontato il tuo dolore.
ciao Manuela |

Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo, settembre 2004
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La morte è dovunque la stessa.
Ma varia la vita,
fino al momento della morte.
Sulla maschera di un volto spento
cerchiamo le tracce della vita vissuta;
Non è la morte che ci fa paura
nel volto di un trapassato,
ma la vita che lo aveva animato.
E’ quella vita che noi cerchiamo,
che tentiamo di visualizzare,
quella vita la cui essenza ci riempie di paura.
(Ibsen- da Casa delle bambole)
Ciao Lo.
M. |

Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo, settembre 2004
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Ti voglio ricordare vera, voglio cioè
risentire in corridoio la tua voce molto arrabbiata perchè qualcosa è in ritardo o non ha funzionato
riascoltare la tua voce così profonda e la tua risata a volte così acuta da finire in un urlo di cui doverti scusare
rispondere ancora alle tue proteste ai primi freddi perchè c'è freddo e ai primi caldi perchè il condizionatore non è
ancora in funzione
rileggere i testi su cui ti eri spremuta e sui quali avevi bisogno di conferma
rivivere le ansie per i nuovi esami e i sollievi per gli esiti negativi
ritrovarsi nelle difficoltà e nelle arrabbiature per i genitori che inveccchiano e pesano
rivedere il tuo corpo che aumenta e diminuisce negli anni e poi aumenta per diminuire solo alla fine
Ti voglio insomma ricordare vera com'eri. |

Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo, settembre 2004
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La Lorenzina è stata sempre nel mio cuore, da un tempo immemorabile.
E se stavamo anche tanto senza vederci ogni volta era come se fosse ieri.
E sapevamo un sacco di cose di una e dell'altra perchè, diceva lei "avevamo un filtro formidabile, noi!"
Se ci penso riesco a ricordare la sua voce, il suo modo ironico di parlare, il suo sorriso e i suoi occhi che ridevano.
E mi piace ricordarla così, bella come nella foto del '78.
Anche se non faceva parte della mia vita quotidiana mi manca molto ora, perchè sapevo che comunque lei c'era.
Ma so anche che nel mio cuore ci sarà per sempre.
Lella |

Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo, settembre 2004
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Cacciari si, Cacciari no.
Ma cosa c’entra Cacciari con il tema di quest’anno del festival? Ci siamo lasciati
così, a fine giugno-inizio luglio. Con uno dei nostri interminabili scambi di idee e opinioni sull’argomento che ci intriga
entrambi: la filosofia. Ti ho ritrovata nel letto dell’ospedale, dal quale non ti sei più alzata.
Ma ti sento presente nel mio pensiero, a commentare gli interventi al tavolo della politiche giovanili, a ridere quanto,
venendo da Walter, assistevo ai vostri giochi di parola, a combattere con lui per offrirmi tu per prima il caffè della
macchinetta, a parlare con passione dei tuoi progetti di lavoro, senza trascurare di ascoltare i miei.
Avvvertivo come ci
impegnavi il cervello, ma anche il cuore e la pancia. Come me, del resto, che non so farne a meno. E questo rendeva
bellissimo e coinvolgente parlare con te.
Voglio ringraziarti ancora una volta di avere coltivato l’amicizia con me. Di avermi fatto sentire che eri capace di
entusiasmo, ma anche di indignazione di fronte alle forzature.
Grazie di avermi fatto vedere che si può conservare la
criticità, coniugandola con la voglia di costruire.
Grazie per non avere rinunciato alle tue idee, sfuggendo la banalità.
Grazie per avere mantenuto il rispetto per la semplicità, che è fatta di intelligenza e di cultura.
Grazie per avere
condiviso molte altrui sofferenze esistenziali, compresa la mia. Grazie perchè sei stata capace di evitare che la fatica
del tuo vivere contaminasse la tua creatività.
A Natale, ma forse anche prima, noi, soliti squinternati “cacciatori di nuvole” brinderemo, come sempre, nell’ufficio tuo e
Walter.
Tu sarai dei nostri, con la gioia con cui vivevi quei momenti.
Intanto grazie ancora, e buon viaggio
giovanni |

Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo, settembre 2004
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"Io non sono sicura che gli angeli suonino Bach quando debbono lodare dio.
Ma sono sicura che, quando sono fra
loro, gli angeli suonino Mozart"
e che dio, non visto, in disparte, li ascolti e sorrida...
Lorenzina bellissima e fuori dal coro tesoro prezioso da custodire |

Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo, settembre 2004
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Si vorrebbero dire cose intelligenti, profonde o almeno sensibili o perlomeno sensate. Ma anche se (o magari
proprio perché) una scrive per mestiere, le parole giuste non vengono.
Voglio solo dire che Lorenzina, oltre e al di là dell'affetto, oggi per me è prima di tutto un impegno a continuare lì dove lei ha fatto la differenza, a continuare per lei
e con lei in quel lavoro di cultura, valori, etica delle cose importanti davvero, della diffusione di strumenti per pensare
e capire e giudicare da sé, di democrazia ma sul serio, di intelligenza ma quella vera e individuale e così poco redditizia
(di soldi: di altre cose invece redditizia eccome), se vogliamo perfino di fiducia negli esseri umani e nella vita e nelle
magnifiche sorti e progressive, a dispetto di tutto. Un impegno di memoria e di lavoro, di rigore e di entusiasmo.
Ci sono mille cose da fare, no? e vanno fatte come fossimo come immortali: oggi anche per/con Lorenzina.
C. |

Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo, settembre 2004
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Lorenzina
io ti ho purtroppo conosciuta poco ma è bastato
per capire e anche oggi, dalle parole e dai
gesti delle colleghe con cui hai lavorato anni,
capisco.
Capisco chi mi sono perso
un grande ciao
Stefano |

Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo, settembre 2004
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sfioro con le mie mani le tue
e riconosco il comune sudore della terra,
sfioro la tua fronte
che alimenta letture e culture,
i tuoi occhi mi sguardano le tue visioni,
e ti ascolto,
tu che vivi presente,
e ti parlo,
e a te non si mente
fausto
agosto-settembre 2004 |

Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo, settembre 2004
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La cosa più preziosa che mi rimane di te sono i momenti magici che abbiamo passato chiuse
nel nostro stanzino a ricostruire pazientemente quello che la vita aveva tentato di demolire. Mi piace
pensare che ci siamo riuscite, che ci sei riuscita. Che hai vinto una bella battaglia.
Peccato che il
nemico fosse più forte e che alla fine lui abbia vinto la guerra (l'ho capito diversi mesi fa, che
aveva vinto, dai tuoi impercettibili gesti di stizza… non c'erano più gioia e fiducia, ma solo rabbia
e rassegnazione ... peccato! ma se era la tua strada ...).
Sei comunque riuscita a strappare ancora qualche anno di felicità, al fianco di un compagno che
certamente ti ha dato tanto, e al quale tu hai concesso di entrare nella tua vita così profondamente
come credo mai prima… tu, così schiva, gli hai aperto molte delle tue porte … e credo lui abbia saputo
entrarci con tanta discrezione … nell'unico modo che tu avresti potuto tollerare. |

Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo, settembre 2004
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Uno dei primi ricordi che ho di te ti vede infagottata dentro a chili di panni, seduta
nella cucina a Villanova, con la tavola piena di libri da studiare e la stufa a legna che non scaldava
mai del tutto i tuoi piedi.
Hai accompagnato quasi 30 anni della mia vita, con la tua presenza. A volte lontana a volte vicina.
Ma sempre viva e presente.
Ogni incontro era un ritrovarsi come se ci fossimo lasciate un attimo prima e si saltavano tutti i
preamboli per arrivare subito all'essenza delle cose e degli stati d'animo, come tu sapevi fare
benissimo.
Bando alle ciance, andiamo al sodo!
E il sodo era la Cultura, a volte, ironicamente la Kultura, era il Sapere, in tutte le sue forme, era
l'Intelligenza, sia quelle più raffinate e per pochi eletti, sia quella più innata, naturale,
ancestrale, quella dei vecchi saggi, della tradizione popolare, delle persone sconosciute ma grandi
dentro (il mito della Renata primo fra tutti). Era l'Ironia, l'unica arma di sopravvivenza per quelli
che come noi sanno prendere le cose solo seriamente, in modo "pesante", e se non avessimo l'ironia e
l'autoironia a salvarci … moriremmo sommersi dalla pesantezza.
Il sodo era la Curiosità di tutto ciò
che era nuovo e diverso (purchè fosse una spinta autentica, al di fuori delle mode del momento, ben
inteso!).
Il sodo era la Passione, ogni passione che riusciva ad accendere gli occhi del tuo
interlocutore era degna del tuo interesse.
Quante cose sei stata per ognuno di noi! |

Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo, settembre 2004
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Stiamo tutti imparando, faticosamente, a vivere nonostante la tua assenza.
A vivere la tua assenza. Fisica.
La tua presenza la vivremo in ogni momento della nostra vita, con le parti di te che hai lasciato in
ognuno di noi.
Con il ricordo delle tue paure, delle tue arrabbiature, dei tuoi sguardi perentori o dolcissimi,
della tua risata grassa dei momenti migliori.
Del tuo sguardo assente di quando pensavi … si poteva
cogliere il fluire dei tuoi pensieri!
La catena di telefonate incredule durante il periodo della malattia, la grande folla di amici che ti
ha accompagnata alla fine raccontano la tua vita. Quella vita fatta di servizio agli altri come una
missione, in una forma di spiritualità e condivisione molto lontana dai dogmi imposti dalle varie
chiese e molto vicina alla vera anima degli uomini. |

Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo, settembre 2004
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"...l'universo non solo ha le sue brave leggi, tutte quante estranee ai contraddittori
sogni e desideri dell'umanità, e nella cui formulazione non ci sbilanciamo più di tanto se non con le
parole con cui malamente lo nominiamo, ma tutto ci porta anche a credere che le usi per obiettivi che
trascendono e sempre hanno trasceso la nostra capacità di intendere..."
José Saramago, Saggio sulla lucidità |

Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo, settembre 2004
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Mia cugina Cicci
La separazione dovuta alla lontananza durata tanti anni non mi ha purtroppo permesso di conoscerla come avrei
voluto.
I ricordi della nostra prima infanzia a Villanova non esistono nemmeno attraverso i racconti di famiglia. Eravamo
semplicemente troppo piccole.
Al mio ritorno, una trentina di anni fa, la Cicci è subito emersa come leader incontestata, filo conduttore e
tessitrice di rapporti umani in un intricato groviglio di parentele di vasto assortimento.
In tutti questi anni Lei era la Cicci, la figlia degli Zii, Vito e Renata; la cugina tenace, determinata,
acculturata, di intelligenza acuta e curiosa, critica ed autocritica, attenta, sempre presente e disponibile nei
tanti momenti difficili della vita.
Aveva il dono raro di saper ascoltare gli altri e di non imporre i suoi problemi.
Enigmatica sotto certi aspetti nella sua vita privata e professionale, la Cicci conservava una forma di doveroso
rispetto per la privacy. Credo sia riuscita così a custodire tutta la fiducia che gli altri ponevano in lei.
Poi, di recente, attraverso le amorevoli cure, le premure e la grande sensibilità di Paolo, attraverso le parole e
le affettuose carezze dei suoi tanti, tanti amici e dei suoi colleghi, ho riconosciuto nella “Lo”, nella
“Lorenzina”, nella “Lotti”, la stessa persona, quel capolavoro di umanità che già conoscevo come mia cugina Cicci.
Lei era un crogiolo di vulcanica bontà, un’esplosione di energia vitale, una carica di forti sentimenti.
Con la grinta e la rabbia che l’hanno sempre contraddistinta, accompagnate dalla sua inconfondibile risata e dal
suo smagliante sorriso interrogatorio, ci ha regalato fino alla fine dei segnali di complicità, di affetto e di
amicizia.
Mi mancherà una colonna portante – cugina ed amica. |

Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo, settembre 2004
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Mi hai fatto il complimento più bello che uno al mondo potesse farmi. Non te l'ho mai detto.
Era mattina presto, una mattina molto fredda, e io indossavo la mia solita divisa antigelo.
Con i guanti, la sciarpa e il cappello in testa. Le solite cose che mi fanno assomigliare a un folletto scappato
dal sottobosco, che io porto con la naturalezza dei bambini sperduti di Peter Pan. Sfrecciavo, come al solito.
Ci siamo incrociate alla velocità della luce. Hai avuto solo un paio di secondi. Ma ti sono bastati per declinarmi
alla perfezione.
Mi hai guardato con l'aria divertita e mi hai detto, tutto d'un fiato, - vestita così mi sembri Hansel e Gretel,
ma non l'uno o l'altro, proprio un tutt'uno ! -
Ho riso felice. Era proprio così che mi ero vestita. E' proprio così che mi vesto di solito.
E adesso che la mattina non posso incontrarti più ti penso spesso. Più spesso di prima.
Voglio dirti quello che Jacques Séguéla - il mio preferito fra i non-autori- disse di Sophie.
perchè eri, sei, anche tu
"della stoffa di cui sono fatte le donne, quelle vere.
Quelle che sanno essere presenti quando si è assenti, fino
al giorno in cui sanno anche rendere la loro presenza insopportabilmente presente. In realtà una doppia donna.
Una
donna ideale".
Ancora ciao, Cristiana |

Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo, settembre 2004
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E quando l'ora della partenza fu vicina:
"Ah!" disse la volpe, "... piangerò".
"La colpa e' tua", disse il piccolo principe,
"io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi..."
"E' vero", disse la volpe.
"Ma piangerai!" disse il piccolo principe.
"E' certo", disse la volpe.
"Ma allora che ci guadagni?"
"Ci guadagno", disse la volpe, "il colore del grano".
Poi soggiunse:
"Va' a rivedere le rose. Capirai che la tua e' unica al mondo.
[...]
"Ecco il mio segreto - disse la volpe - è molto semplice: non si vede bene che col cuore.
L'essenziale e' invisibile agli occhi".
"L'essenziale e' invisibile agli occhi", ripete' il piccolo principe, per ricordarselo.
"E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa cosi' importante".
"E' il tempo che ho perduto per la mia rosa..." sussurro' il piccolo principe per ricordarselo.
"Gli uomini hanno dimenticato questa verita'. Ma tu non la devi dimenticare.
Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato.
Tu sei responsabile della tua rosa..."
(da Il piccolo principe) |

Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo, settembre 2004
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silenzio
non vedo e non sento
e poi parto
sembra piuttosto dolce
se non c'è male
forse non è male come partenza
infondo le palle piene ce le avrà
ascolta quello
ascolta quell'altro
la gente parla sempre troppo
e pretende lo stesso
e un silenzio diventa una tragedia
quando invece
ritrovi te stesso
Hal |

Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo, settembre 2004
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Cara Lottix ti mando con immenso affetto, ovunque tu sia, questo breve saluto della Yourcenar, ciao!
Iella
TU NON SAPRAI GIAMMAI
Tu non saprai giammai che la tua anima viaggia
come in fondo al mio cuore un dolce cuore eletto; e che niente, nè il tempo,nè altre amicizie, nè l'età, mai
offuscheranno il fatto che tu sia stata.
Tu non saprai giammai ch'io reggo la tua anima
come una lampada d'oro che mi fa luce mentre cammino;
che un poco della tua voce è passata nel mio canto.
Marguerite Yourcenar |

Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo, settembre 2004
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Una parabola
In una sutra, Buddha raccontò una parabola:
Un uomo che camminava per un campo si imbattè in una tigre. Si mise a correre, tallonato dalla tigre.
Giunto a un precipizio, si
afferrò alla radice di una vite selvatica e si lasciò penzolare oltre l'orlo. La tigre lo fiutava dall'alto. Tremando, l'uomo
guardò giù, dove, in fondo all'abisso, un'altra tigre lo aspettava per divorarlo. Soltanto la vite lo reggeva.
Due topi, uno
bianco e uno nero, cominciarono a rosicchiare pian piano la vite. L'uomo scorse accanto a sé una bellissima fragola. Afferrandosi
alla vite con una mano sola, con l'altra spiccò la fragola.
Com'era dolce.
(101 Storie Zen)
Ti ringrazio per la tua umanità e gentilezza: conserverò per sempre questi cari ricordi che mi legano a te.
Un bacio
Marika |

Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo, settembre 2004
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E' passato un mese e ci manca ancora tanto.
Tanti hanno scritto, ma tanti tanti di più hanno letto.
Grazie da parte
di tutti quelli che non sono capaci di tirare fuori "parole per Lo".
Per favore, voi continuate a trovarle.
Noi continueremo a
leggerle. |

Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo, settembre 2004
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Il Caldo.
Ciò che mi confonde è questa sensazione. Un tepore adorabile, una mano tiepida che accarezza la schiena.
Questo caldo mi confonde perché tutti quegli sguardi pieni di lacrime dicevano addio.
E invece niente, il caldo lo sento ancora.
Senza le carezze, senza le parole, senza tutta quella comprensione.
Pensavo fossero i suoi modi, pensavo fossero quelli a essere caldi.
E invece era lei.
Forse è per questo che aveva sempre così freddo, perché non faceva che posarlo sugli altri.
Il Caldo.
Nicola |

Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo, settembre 2004
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ogni tanto apro la bacheca,
leggo cosa ti scrivono,
ti guardo, ti penso,
a me
serve molto,
a te forse no
dovunque tu sia, grazie cara amica lontana
T. |

Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo, settembre 2004
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Non ho molto da dire, perché fino a ieri ho pensato: «Lorenzina è forte e ce la farà.
Non ho dubbi, Lorenzina è forte».
Tra le prime persone che ho conosciuto venedo a lavorare qui a
Modena e da subito ho capito che lavorare per lei sarà un divertimento oltre che un piacere
perché il tuo lavoro non è mai scontato, ma osservato attentamente, fino a poterne ridere
insieme.
I momenti più belli sono proprio quando riusciamo a trovare i riferimenti a film, libri,
racconti, che appartengono ad entrambe, un piacere che condividiamo.
Spesso capita che ho fretta
di finire un lavoro per discuterne con lei, non per l'urgenza del lavoro. E' una delle poche
persone che conosco che può dire una cosa serissima con ironia.
Lorenzina è forte.
Antonio
P.S. scusate ma non mi riesce di pensarla al passato, non ancora. |

Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo, settembre 2004
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carissima lo,
non sono un granche'a scrivere forse cio' che sto
dicendo non filera'liscio come l'olio ma credo
che non ci voglia un esperto per dirti che anche se non ci frequentavamo tanto eri sempre nei miei
pensieri
.Ho sperato fino all'ultimo che tu vincessi la tua guerra ma purtroppo e'stata una dura prova quella che hai sostenuto
senza via d'uscita.
Ovunque tu sia ciao
simonetta |

Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo, settembre 2004
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Ciaaaaao… sono la raaanaaa dalla boccaaaaa laaaargaaaaa…
e giù a ridere come matti… e butti la testa all’indietro e
ridi con la bocca spalancata oltre le lacrime…
oltre quelle fossette che hai sulle guance… oltre la punta del naso e le
lentiggini… oltre la fronte e quelle orecchie sempre grandi… oltre i capelli sottili e tenaci come i fili dei nostri discorsi… dei
nostri pensieri…
Dissù veh… ma quanto abbiamo riso… eh? Lotti…?! |

Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo
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Il ricordo di Lorenzina
è vitale, continuo, anche se il tempo passa. Cosa ci legava? Forse niente o forse tutto,
sicuramente l'affetto.
Avevamo estrazione sociale simile, stessa realtà di vita di campagna. Pur abitando vicino e
consapevoli della nostra presenza ci siamo conosciute nel lavoro di quartiere, al sorgere di questa
realtà negli anni '70. E' stato un periodo molto importante nella mia formazione (il desiderio di
libertà dalla famiglia, dalla scuola, la ribellione verso le tradizioni e tutti gli idealismi di
quegli anni)e le persone vere che ho incontrato non le ho dimenticate e Lorenzina era una di queste.
Ricordo anche le chiacchierate a "tirar l'alba" e dopo poche ore di nuovo sui libri, al nostro
dovere di brave studentesse e figlie (quasi) modello. Lei era legata alla vita di partito io,
allergica ai vincoli, no e forse anche un po' per questo, senza accorgercene, ci siamo allontanate
ma il rivedersi è sempre stata una festa, era come se il tempo si fosse fermato.
L'affetto, la
stima, il rispetto, il tempo non li sa cancellare. L'ultima volta che l'ho vista mi aveva
raccontato la lotta contro !
il tumore; nei suoi occhi, più che nella razionalità delle parole, il dolore, l'angoscia, il
terrore, ma anche ... la gioia di un nuovo grande amore. Un'anima gentile, discreta, disponibile,
un'intelligenza sensibile in meno in questa nostra società d'immagine e falsi valori, un'amica in
meno per me ma una ragione in più per non arrendersi mai.
Che l'amore l'abbia accompagnata fino alla
fine mi è di conforto e per questo grazie a Paolo, Filippo mamma Renata e papà Vito e a tutti coloro
che ha avuto vicino.
Per loro, per me, non te ne sei andata
Loretta Ferraguti |

Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo, settembre 2004
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Sei sempre con noi.
In ogni cosa, anche piccola che sia, si sente il tuo "passaggio": la custodisco e l'alimento con amore.
Patti |

Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo, settembre 2004
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ti riconosco
tra le vittime stravolte
dalla spietata indifferenza
dello tsunami
vedo la tua cenere
salire alta
dalle pire accese sulle spiagge
mi fissi
nelle memorie
che si accendono simultanee
come i fuochi dolorosi e festosi
di questa notte di capodanno
fausto |
|
Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo, settembre 2004
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8.01.2005
dai lotti, canta con me:
tanti auguri a te,
tanti auguri a te,
tanti auguri lorenzina,
tanti auguri a te ...
... I wish you were here!
lù |

Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo
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almeno ci consoliamo
pensando che non potrai
più invecchiare
almeno ci consoliamo
pensando che gli anni
solo per noi potranno passare
e che, lo sappiamo,
muore giovane chi è caro agli dei.
Almeno ci consoliamo
pensando che ti possiamo
sentire vicina, nell'aria,
quando vogliamo. |

Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo, settembre 2004
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Eri abituata - faceva anche questo parte del tuo lavoro oltre che del tuo carattere - a
valutare gli effetti di lungo periodo, le implicazioni successive dei fatti e delle azioni. E
questo poteva diventare anche un rovello nella tua ansia di fare bene.
Ora mi interrogo sull'effetto lungo della tua assenza, a ormai tanti mesi di distanza, e realizzo
che quasi per inerzia ho superato i gradini piu' piccoli: attraverso il corridoio degli uffici con
minore dolore quando passo davanti alla porta del tuo ufficio ora modificato, guardo con piu'
distacco un appunto di tua mano che da tempo avrei dovuto cestinare... ma sento di piu' in tutto il
suo peso la irrimediabilita' dell'assenza, il senso acuto di perdita.
Effetto lungo, e doloroso, che non so se vorrei superare o trattenere.
M |

Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo, settembre 2004
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Quando eri con noi avevi rapporti “esclusivi” e “speciali” con ognuno di noi.
Adesso, dove sei ora, hai unito con un filo sottile tutte le persone che ti volevano bene.
Una lunga catena di persone che si prendono per mano
per toccare ancora, nell’altro, una piccola parte di te. |

Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo, settembre 2004
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Lottiz
Mi manchi.
Mi manchi ogni giorno.
Mi manca la lucidità del tuo pensiero.
Mi manca il tono delle tue parole
dei discorsi seri.
E mi manca il fragore delle tue risate,
quelle col risucchio,
con le lacrime agli occhi,
piegate in due tenendoci la pancia.
Perché non si può sempre soffrire …
la vita è anche gioia!
E io ancora ti chiedo aiuto
nei giorni più neri.
E ti dedico la mia gioia
dei momenti migliori.
Perché tu senta
che sei sempre qui, con me.
Perché tu sappia
che le parole che mi diresti
se fossi qui
mi arrivano forti e chiare.
E io le ascolto,
come sempre le ho ascoltate,
e lascio che risuonino in me …
fino a che la strada da prendere
si dipana davanti ai miei occhi.
E là in fondo ci sei tu che sorridi,
con l’occhio furbetto e luccicante
dei giorni migliori.
… E allora non mi manchi più!
23.2.2005
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Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo, settembre 2004
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Non basta una vita
a costruire una vita
Paolo |

Giuliano Della Casa, Acquerelli per Lo, settembre 2004
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noi onoriamo i nostri caduti,
noi sperimentiamo i nuovi rituali
della memoria commossa,
forse un pò sbocchiamo...
e temiamo il vortice mulinello
delle amate ceneri,
noi presenti e assenti
nel giorno del voto
e del papa morto
fausto |