
Lo spazio giovani della Biblioteca Delfini presentaAutori in Zona 2005/06
Presentazione del cortometraggio Sherazade, Biblioteca Delfini 17 dicembre 2006
Sherazade
Ciak si gira in biblioteca di Ilaria Giovanelli
Domenica 17 dicembre 2006, alle ore 17, ha infatti avuto luogo la presentazione del cortometraggio Sherazade, vincitore dell'edizione 2005-06 del concorso per giovani creativi "Mostra la lingua Holden". A presenziare la prima proiezione pubblica ci sono i registi di Pongo Film: Davide Fonda, Marco Amendola e Cristina Provenzano, il compositore delle musiche originali: Stefano Muscaritolo, autorità, attori e membri della troupe, nonché parenti, amici, giovani comparse e curiosi.
Il cortometraggio, girato in biblioteca nei primi mesi del 2006, in collaborazione con Kult Underground, l'Assessorato alle Politiche Giovanili e il Comune di Modena, la Scuola d'Arte Talentho, racconta dell'amore di un ragazzo per la protagonista di uno spot televisivo, nel quale interpreta la principessa Sherazade de Le mille e una notte. Il ragazzo scopre che l'oggetto del suo innamoramento è una giovane bibliotecaria, molto carina e con un bel caratterino pepato, tanto da indurlo a cimentarsi con le pietre miliari della letteratura per far colpo su di lei, ogni volta inutilmente. Alla fine della proiezione è palpabile l'entusiasmo di tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione del progetto.
Un piccolo buffet, allestito tra gli scaffali della biblioteca, ha, infine, piacevolmente accolto il pubblico presente.

Silvana De Mari ospite di Zona Holden in occasione del festivalfilosofia, 17 settembre 2006
Silvana De Mari
Orchi e umanitàdi Ilaria Giovanelli
Anche Zona Holden partecipa al festivalfilosofia, quest'anno incentrato sul tema dell'umanità. A parlare davanti a un pubblico di ragazzi dai 10 ai 15 anni, qualche genitore, insegnanti e visitatori della kermesse modenese, è la scrittrice di libri fantasy Silvana De Mari, intervistata da Nicola Galli Laforest dell’Associazione Hamelin.
Autrice de L’ultimo Elfo e L’ultimo Orco (pubblicati entrambi da Salani), la De Mari impugna caparbiamente l’attenzione degli ascoltatori e pone immediatamente il problema se sia possibile o meno parlare di filosofia tramite gli orchi, motivando la sua presenza al festival: dove sta infatti l’umanità negli orchi?!? Eppure, inaspettatamente, un’umanità c’è, persino negli orchi, e la De Mari riesce a dimostrarlo.
Il fantasy o fantastico è un genere di enorme successo (basta pensare a Tolkien) che ha origini primordiali – in primo luogo nei poemi epici e nelle fiabe -, frutto di un’oralità antica, scavata nelle rocce, e chiara impronta di un immaginario collettivo che nasce tra la gente e per la gente. La fiaba ha molto a che fare con la realtà storica e ci racconta i secoli che ci lasciamo alle spalle. La letteratura fantastica dei nostri giorni raccoglie quest’eredità e, raccontando di orchi ed elfi, finisce per raccontare delle nostre paure e debolezze.
Quasi senza prender fiato, a voce squillante e decisa, l'autrice parla, ininterrottamente, dell'umanità rappresentata nel genere fantasy: la paura di essere diverso e di non essere amato, l’infanzia e la maternità, l’angoscia della fine del mondo, le grandi tragedie degli ultimi secoli, i genocidi, le religioni. Il fantasy infatti parla un linguaggio universale e finisce per diventare una tana accogliente dove ciascuno può riporre le proprie paure quando non sa dove metterle.
La scrittrice conclude ricordando l'importanza della libertà di parola e di stampa, che in passato e tuttora viene pagata anche a caro prezzo. E invita gli ascoltatori, anche i più giovani, a combattere perché questo valore resti vivo e forte. La letteratura fantastica è un grande dono per il lettore, secondo la De Mari, in quanto capace di darci coraggio nel buio. Il coraggio di batterci, ma soprattutto "il coraggio di batterci senza diventare orchi".

Aidan Chambers ospite di Zona Holden, Biblioteca Delfini 8 giugno 2006
Aidan Chambers
«I am what I read»
di Maria Elisa Vezzani
La gradinata di zona Holden è affollata di giovani che aspettano Aidan Chambers, celebre romanziere inglese vincitore nel 2002 dell'Hans Andersen Award e di altri prestigiosi premi.
A partire dalla giovinezza operaia, Chambers si racconta con semplicità e ironia: fondamentale l'incontro con il professor Jim, futuro protagonista di Un amico per sempre, e con un libro che gli ha cambiato la vita, Sons and Lovers di D.H. Lawrence. Prosegue con l’esperienza di insegnante, durante la quale, per soddisfare i gusti dei giovani 'non lettori', sono nati i suoi primi romanzi. Tutti pubblicati e con successo, ma senza vera soddisfazione dell'autore. Dal desiderio di scrivere qualcosa di più personale nasce Breaktime, il primo 'vero' romanzo, di cui Chambers descrive vividamente la straordinaria esperienza creativa: «nel 1975 ho cominciato un libro senza avere alcuna idea di ciò che ci sarebbe stato dentro». I personaggi sembrano vivere di vita autonoma e spingono l'autore verso situazioni inattese. Da allora Chambers – sei romanzi pubblicati anche in Italia, un altro in uscita - non è più «sceso a compromessi né sui contenuti né sul linguaggio» e chiede ai suoi lettori la stessa attenzione. «Scrivo lentamente, a matita, poi al computer. Più vado avanti con la storia, più torno indietro ad aggiustare quello che ho già scritto», spiega, alla ricerca di una «scrittura musicale». Uno dei suoi autori preferiti è Pirandello, insieme a Virginia Woolf, Flaubert e altri classici francesi. Oltre, naturalmente, a Shakespeare, il maestro che ha saputo dar voce a tutte le emozioni.
Chambers considera tutta la sua produzione letteraria, che negli ultimi libri si orienta verso l'esplorazione del femminile, come un percorso di scoperta della vita interiore: ciò che ci rende uomini, le esperienze che ci fanno diventare adulti. I suoi romanzi, infatti, raccontano questi momenti, in cui la sofferenza sembra essere il rito che segna il passaggio, il ponte che ognuno di noi deve attraversare dall'adolescenza all'età adulta.
Emidio Clementi incontra i ragazzi in Zona Holden, Biblioteca Delfini 28 aprile 2006
Emidio Clementi
Tra musica e scrittura
di Filippo Bergonzini
L'incontro con Emidio Clementi, moderato da Paolo Lambertini ed Emilio Varrà dell'associazione Hamelin, assomiglia a una chiacchierata informale, in cui l'autore alterna ricordi personali a note sulla scrittura, aneddoti che riguardano sia i suoi romanzi (in particolare La notte del Pratello e L'ultimo dio), sia la sua vita 'vagabonda' (anche dal punto di vista artistico): tra autobiografia e letteratura, senza autocelebrazioni, ma nemmeno con falsa modestia.
Tra un racconto ed un altro, Mimì (diminutivo di Emidio) invoglia i ragazzi presenti a coltivare la passione, il gesto, il gusto della scrittura - "chi di voi scrive?"- e non risparmia chicche e curiosità da elargire ai fan che continuano a fargli domande sulla sua vecchia band e sulle sue vecchie canzoni. Per Emidio Clementi non è raro parlare davanti ad un pubblico: le parole, infatti, sono il succo della sua carriera di musicista e scrittore. Invece di cantare, parlava, sulle note dei suoi Massimo Volume, band di culto del rock italiano anni Novanta, esperienza passata con cui volente o nolente si trova spesso a fare i conti, come in questa occasione (ma di cui lui stesso ama raccontare, anche nelle pagine dei suoi libri). Un parlato monotono, sopra la musica, scelta stilistica, ma anche scelta forzata, che si rivelò originale, "parlavo perché ero stonato, non sapevo cantare", e infatti Mimì è stato più un narratore di storie che un cantante e lo dimostrano i quattro romanzi e la raccolta di racconti pubblicati a partire dal 1997.
Clementi si racconta e ci racconta anche del suo feticcio personale, lo scrittore Emanuel Carnevali, autore di poesie e racconti e di un solo romanzo, Il primo Dio. Emigrato in America negli anni Dieci del Novecento, si adattò ai lavori più umili (cuoco e cameriere). Un autore che Clementi ha scoperto in un frangente molto simile della sua vita: lo ha segnato profondamente per i punti di contatto e le affinità e ne ha stimolato la produzione letteraria. Carnevali è raccontato nell'ultimo romanzo di Clementi, Ultimo Dio (che si rifà al Primo Dio dello stesso Carnevali), ma la sua figura già aleggiava nei dischi dei Massimo Volume. La vita si intreccia alla scrittura, sulle note e sulle parole del passato e del presente, in una continua ricerca.
Davide Toffolo inaugura Zona Holden, Biblioteca Delfini 7 dicembre 2005
Davide Toffolo
Un allegro ragazzo morto alla Delfini
di Filippo Bergonzini
Colpi della strega, ritardi ferroviari, bufere di neve, ma alla fine El Tofo riesce a raggiungere Modena e la Biblioteca Delfini, dove schiere di fans idolatranti lo attendono ansiosi.
Davide Toffolo è l’ospite ideale per benedire l'apertura della nuova area della Delfini riservata ai giovani, Zona Holden: fumettista, chitarrista e cantante, è da sempre vicino al mondo degli adolescenti, che ha dipinto nelle storie a fumetti di Piera degli spiriti, Fregoli e nelle canzoni della sua band, i Tre allegri ragazzi morti.
Toffolo presenta la sua ultima fatica, Il re Bianco, romanzo a fumetti che segna la sua piena maturità di autore e che racconta l'incontro fra un autore di fumetti e il suo feticcio narrativo, l'unico gorilla albino del mondo, rinchiuso nello Zoo di Barcellona. Mentre racconta del suo Gorilla, El Tofo ne disegna i contorni tracciando volute di pennarello sulla lavagna luminosa e poi realizza un ritratto di un altro dei suoi personaggi, Primo Carnera, il gigantesco pugile italiano, a cui ha dedicato una biografia a fumetti.
El Tofo ama il fumetto, lo paragona alla poesia, ne rivendica l'autonomia e l'indipendenza rispetto ad altre forme espressive e racconta a briglia sciolta dei suoi principali amori fumettistici: Magnus (che omaggia disegnando l'inconfondibile sagoma di Bob Rock, personaggio della serie Alan Ford), Andrea Pazienza e Will Eisner. Poi passa al suo secondo amore, la musica, e la sua band di allegri zombie, che con cinque dischi e una valanga di concerti (anche in Sudamerica) si è guadagnata l'affetto di un pubblico numeroso e fedele, come dimostrano alcuni dei ragazzi presenti. "Siamo stati la prima rock band a cartoni animati del mondo, ben prima dei Gorillaz, ma Mtv non ci è mai venuta a cercare", rivendica El Tofo, prima di concludere l'incontro e dispensare disegni e autografi.