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Le Seicentine della Biblioteca Poletti. Introduzione
a cura di Lorenzo Baldacchini

Una biblioteca nata dal lascito di un architetto, Luigi Poletti, alla sua città, Modena, beneficiaria del testamento che, nel 1869, destinò al Comune un notevole patrimonio bibliografico consistente in oltre 4000 volumi, stampe, 1600 disegni di architettura, nonché ricca di un consistente carteggio, di oltre 10.000 pezzi. Una raccolta che si è venuta successivamente arricchendo di altri importanti fondi, non solo librari, ma iconografici (ulteriori disegni, stampe, mappe, e in più anche fotografie). Le raccolte del marchese Giuseppe Campori, anch'essa di oltre 4000 volumi di consistenza, del professore Giuseppe Silingardi (quasi 3000 volumi), del generale Antonio Morandi, dell'architetto Vincenzo Maestri, confluite tra il 1884 e il 1907, nonché i fondi Hugues, Zuccoli e Baccarani, entrati a far parte della biblioteca tra il 1917 e il 1930, ne hanno accresciuto notevolmente il patrimonio che oggi, grazie anche ad acquisti d'antiquariato, comprende oltre 16.000 volumi antichi, tra i quali 331 cinquecentine e più di 500 edizioni del XVII secolo, oltre a 4000 incisioni, altrettanti disegni e una fototeca di 20.000 pezzi. Una biblioteca specializzata in storia dell'arte, ma che fin dalle origini è stata affidata alla gestione della città, cioè del Comune, tanto che la sua denominazione oggi è "Biblioteca civica d'arte Luigi Poletti". Una biblioteca civica specializzata, dunque. Caso singolare, ma non unico. A Roma, ad esempio, proprio in virtù di una analoga donazione, avvenuta alcuni anni dopo, una biblioteca di un altro architetto emiliano, Antonio Sarti da Budrio, membro dell'Accademia di San Luca (della quale fu anche presidente, proprio come Poletti, che ne aveva in gioventù seguito i corsi, sia pure in qualità di uditore !), viene gestita da oltre un secolo dall'amministrazione comunale, alla quale è stata donata nel 1877, in collaborazione con l'Accademia, in virtù di una convenzione risalente al 1880. Si tratta, anche in questo caso, di una raccolta specializzata in "belle arti" (con particolare riferimento all'architettura), alla quale si sono venuti aggiungendo altri fondi di eccezionale rilievo, basti pensare a quello donato nel 1979 dall'archeologo Giuseppe Lugli. Che la donazione di Poletti alla città della sua biblioteca sia servita da modello al contemporaneo e quasi conterraneo Sarti è sicuramente più che una congettura. Quanto poi le due raccolte possano risultare in qualche modo speculari, solo un attento confronto, che il lavoro di catalogazione delle edizioni del XVII secolo oggi ultimato contribuirà a rendere senz'altro più agevole, potrà rivelare.

Un lavoro originale che, nella duplice forma cartacea e su CD-Rom, documenta lo spaccato delle edizioni del XVII secolo conservate nelle varie raccolte della "Poletti". Il supporto digitale consente anche la riproduzione e l'archiviazione delle immagini più significative contenute nei libri della raccolta, in grandissima parte italiani. L'originalità e l'utilità di questo catalogo possono essere correttamente valutate se si tiene presente che, ancora oggi, lo strumento bibliografico più valido per conoscere i libri italiani del Seicento resta il catalogo della British Library, pubblicato ormai dodici anni or sono. In Italia infatti, mentre come è noto è in atto ormai da anni un censimento delle edizioni del XVI secolo, al quale partecipano tanto la "Poletti" che la "Sarti", per reperire informazioni relative alle edizioni antiche dei secoli XVII-XVIII (e soprattutto per localizzare gli esemplari) occorre ricorrere all'archivio SBNA (antico), che però è ancora lontano – essendo stato avviato soltanto da meno di un paio d'anni – dall'essere rappresentativo per una bibliografia retrospettiva. Se confrontiamo dunque il catalogo della Biblioteca Poletti - redatto con gli standard internazionali ormai universalmente accettati - con quello londinese vediamo che circa la metà delle edizioni italiane possedute dalla "Poletti" non sono presenti nella British Library. E questo naturalmente è tanto più significativo in quanto la raccolta, come è noto, ha un notevole grado di specializzazione. Dunque lavori come questo non sono solo degli indispensabili strumenti per la biblioteca, ma rappresentano una fonte d'informazione che potrà arricchire una base dati nazionale in costruzione ed essere utilizzata anche da quegli studiosi che non hanno l'opportunità di frequentare la "Poletti".

Circa i tre quarti delle edizioni descritte nel catalogo sono di opere in lingua italiana. E questo è già di per sé un dato che caratterizza la raccolta. Siamo abituati infatti in Italia a fondi librari antichi che, a causa della loro provenienza conventuale o accademica, sono formati prevalentemente da opere in latino. Questo può averci indotto spesso a trarre delle considerazioni affrettate circa la tipologia dei libri circolanti nel nostro paese in epoca d'ancien régime. La presenza letteralmente ingombrante di libri di teologia, diritto, liturgia, nonché di classici in tante nostre biblioteche storiche, può essere, se non ridimensionata totalmente, almeno valutata con un'ottica più relativa man mano che si vengono producendo strumenti come il catalogo della "Poletti". Ad essere in volgare sono non soltanto – come è naturale – i testi di architettura e affini, ma anche quelli di altre discipline, nonché le opere letterarie in senso stretto. Certamente questo carattere della biblioteca è basato – né potrebbe essere altrimenti – sulle scelte operate dal suo fondatore, ma soprattutto (per quanto riguarda in particolare le edizioni del XVII secolo) da quello straordinario raccoglitore di libri e documenti antichi che fu Giuseppe Campori. Tuttavia l'apparizione , l'"esserci" delle opere volgari di Daniello Bartoli, Giambattista Basile, Traiano Boccalini ecc. accanto a quelle di Jacopo Barozzi, Cosimo Bartoli, Francesco Bocchi, Giovanni Branca ecc. contribuiscono, da una parte, a disegnare un profilo dell'editoria italiana del Seicento nel quale il volgare occupa sicuramente un posto assai meno secondario dei secoli precedenti, dall'altra sottolineano il livello di raffinatezza delle scelte operate da Luigi Poletti, Giuseppe Campori e dagli altri che hanno contribuito ad arricchire la raccolta, nella formazione della biblioteca.

Una vera e propria lettura del catalogo parrebbe superflua in questa sede. Ne lasciamo pertanto il piacere al lettore, che sia un cultore della materia o semplicemente un curioso poco importa. Tuttavia non possiamo fare a meno di sottolineare alcune caratteristiche delle edizioni seicentine descritte. L'interesse principale di quelle dell'originario fondo di Luigi Poletti è per l'architettura e l'ingegneria. Sia quella civile (I dieci libri di architettura di Gio. Antonio Rusconi, secondo i precetti di Vitruvio, Venezia, 1660, Novo teatro di machine et edifici di Vittorio Zonca, Padova, 1607, Porte d'architettura rustica di Orazio Perucci, Architettura con diversi ornamenti cavati dall'antico di Giambattista Montano, Roma, 1636, Descrittione di diversi ponti esistenti sopra li fiumi Nera e Tevere di Agostino Martinelli), che militare (in lingua italiana, quali Alessandro Capobianco, Corona e palma militare di artiglieria, Venezia, 1618, ma anche in latino, come Nicolaus Goldmann, Elementorum architecturae militaris, Leida, 1643 ed in francese come quelle del de La Fontaine), sia quella religiosa (Giambattista Costaguti, Architettura della basilica di S. Pietro, Roma, 1684, Carlo Fontana, Il Tempio Vaticano e sua origine con gli edifici più cospicui antichi, Roma 1694), che (soprattutto) idraulica (Architettura d'acque di Giambattista Baratteri, Piacenza, 1656, Il Tevere incatenato di Giambattista Bonini, Roma, 1663, L'arte di restituire a Roma la tralasciata navigatione del suo Tevere di Cornelis Meijer, Roma, 1685, nonché le numerose opere di Carlo Fontana, quali Discorso…sopra le cause delle inondazioni del Tevere antiche e moderne, Utilissimo trattato dell'acque correnti, Relazione dello stato vecchio e nuovo dell'acqua felice, tutte e tre pubblicate a Roma nel 1696). Notevole Le machine di Giovanni Branca, Roma, 1629, sul quale il Poletti stesso annotò: "questo libro è molto raro, ed è il primo che in Italia parli di macchine a vapore, cioè quasi 100 anni avanti che prendessero forza di studio in Inghilterra").

Nella raccolta Campori, accanto all'architettura militare e religiosa, troviamo anche ampiamente documentate la pittura, la geografia, la storia locale ed il costume. Segnaliamo dunque nell'ordine la Regola delli cinque ordini d'architettura del Vignola, sia nell'originale italiano (Siena, 1635) che nella traduzione francese (Parigi, 1663), il Breve trattato delle moderne fortificazioni di Gennaro Maria d'Afflitto (Firenze 1665), Della architettura militare di Gabriello Busca (Milano, 1601), il Trattato sopra la struttura de theatri e scene di Fabricio Carini Motta (Guastalla, 1676), un'altra edizione padovana dello Zonca (1621).

E poi le Vite del Vasari nell'edizione bolognese del 1647, il Trattato della pittura di Francesco Bisagno (Venezia, 1642), Il microcosmo della pittura di Francesco Scannelli (Cesena, 1657), le opere pittoriche di Carlo Ridolfi, il Viaggio pittoresco in cui si notano distintamente tutte le pitture famose dè più celebri pittori, che si conservano in qualsivoglia città d'Italia, di Giacomo Barri (Venezia, 1671), Descrizione delle imagini dipinte da Raffaelle d'Urbino di Giampietro Bellori (Roma, 1695), Le scelte pitture di Brescia additate al forestiere di Giulio Antonio Averoldi (Brescia, 1700).

E ancora i Viaggi del p. Coronelli (Venezia, 1697), L'origine del Danubio di Girolamo Albrizzi (Bologna, 1684), Le bellezze della città di Fiorenza (in due edizioni, Firenze, 1677 e 1691), Instruttione delle cose notabili della città di Bologna di Giovanni Nicolò Pasquali Alidosi (Bologna, 1621), Le cose meravigliose dell'inclita città di Venezia di Giovanni Nicolò Doglioni (nelle due edizioni veneziane del 1603 e 1666), l'Historia dell'antichissima città di Modona, di Lodovico Vedriani (Modena, 1666-'67), Il regno tutto di Candia di Marco Boschini (Venezia, 1651), del quale troviamo anche le opere relative alla pittura veneziana e vicentina.

Alcuni anni fa Francesco Barberi ricordava, all'inizio della sua Introduzione alla tipografia italiana del Seicento, la constatazione che aveva spinto i compianti coniugi Michel "ad affrontare una duplice bibliografia, parziale e purtroppo incompiuta, relativa ai libri del Seicento pubblicati in lingua italiana". I due studiosi francesi avevano parlato di "notte" che – bibliograficamente parlando – "cade nel 1600". Se oggi questa oscurità ha cominciato a rischiararsi, ciò è dovuto certo a grandi lavori come il citato catalogo della British Library. E se in futuro – come tutti ci auguriamo - la base dati SBNA completerà l'opera, ciò sarà dovuto anche a contributi come il catalogo della biblioteca "Poletti".