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02/02/2014
danno causato da animali

Può accadere che animali domestici – fuoriusciti dalle recinzioni - possano accidentalmente collidere con le autovetture, causando danni non solo alle vetture stesse ma anche e soprattutto alle persone. Il caso affronta il tema della responsabilità di un soggetto per i danni causati, non da un suo personale comportamento e, dunque, indipendentemente dalla propria colpa o dolo. La c.d. responsabilità oggettiva si fonda, pertanto, sulla sola esistenza del nesso di causalità, azione-evento, per cui il soggetto risponde del danno cagionato, come conseguenza diretta e immediata della propria condotta.

Il proprietario di un animale, o chi se ne serve per il tempo in cui lo ha in uso, è responsabile dei danni cagionati dall'animale che fosse sotto la sua custodia, sia che fosse smarrito o fuggito, salvo che provi il caso fortuito ex art. 2052 c.c.. Nell'ipotesi prevista dalla norma, la responsabilità per il fatto degli animali oltrepassa i limiti della custodia: risponde del danno il proprietario o chi si serve dell'animale, sia che quest'ultimo sia sotto la sua custodia sia che sia smarrito o fuggito. Il fondamento della responsabilità è ravvisabile nel concetto di uso di animale, il quale si riferisce non tanto alla custodia, quanto all'impiego dell'animale al fine di trarne delle utilità secondo la sua natura e la sua destinazione economica e sociale.

Secondo la giurisprudenza per configurarsi una responsabilità del proprietario dell'animale, non si deve avere riguardo alla condotta dell'animale, ma al fatto materiale da esso posto in essere, cioè al fatto che l'incidente sia avvenuto a causa dell'animale, indipendentemente dalla sua condotta.  In giurisprudenza si è concordemente affermato che la responsabilità del proprietario dell'animale, essendo alternativa rispetto a quella del soggetto che ha in uso l'animale, è esclusa in tutti casi in cui il danno sia cagionato mentre l'animale, in virtù di un rapporto anche di mero fatto, sia utilizzato da altri, con il consenso del proprietario, per la realizzazione di un interesse autonomo, ancorché diverso da quello che il proprietario avrebbe tratto o di fatto traeva. La responsabilità per il danno cagionato dall'animale grava sul proprietario o su colui che se ne serve, e ciò nel senso che la responsabilità alternativa e non cumulativa rende responsabile solo colui che era tenuto a vigilare l'animale nel momento in cui esso ha arrecato ad altri un danno.

Tra le ipotesi previste dal legislatore, l'art. 2052 c.c. prevede la responsabilità, per i danni cagionati dall'animale, del proprietario di esso o di chi se ne serve, per il tempo in cui lo ha in uso.  La responsabilità sussiste sia che l'animale fosse smarrito sia che fosse fuggito. In considerazione, pertanto, del potere fisico sull'animale e del dovere di custodia, la norma pone a carico del proprietario o dell'utente una presunzione iuris tantum di colpa, presunzione che può essere superata solo dalla prova che il danno è derivato esclusivamente dal caso fortuito. Da ciò deriva che, la responsabilità in capo al proprietario o utente, non si deve avere riguardo alla condotta dell'animale, ma al fatto materiale da esso posto in essere, cioè al fatto che l'incidente è avvenuto a causa dell'animale, indipendentemente dalla condotta. Nel caso succitato, e dalla lettura della norma, discende che legittimati passivi in una eventuale azione giudiziaria sono il proprietario o l'utilizzatore dell'animale. Pertanto, nasce in capo al proprietario e all'utente, una presunzione di colpa a superare la quale non è sufficiente la prova di avere usato la normale diligenza nella custodia dell'animale, ma occorre la prova del caso fortuito, ossia la presenza di una causa estranea, non imputabile al proprietario o utente che assorba l'intero rapporto causale, e cioè una condotta che si inserisca nel rapporto con forza determinante.

 
 

 

 




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