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28/01/2011
Cosa passa per la mente dei cani?
Riprendiamo un articolo di Danilo Mainardi, apparso sulla versione web del Corriere della Sera.
Il noto etologo commenta la storia commovente di Leao, il bastardino brasiliano la cui foto, accanto alla tomba della defunta padrona, ha fatto il giro del mondo.
Durante la terribile inondazione che ha appena sconvolto il Brasile, in cui sono morte 263 persone, c’era anche Maria Cristina Cesario Santana la compagna di una vita di Leao. E lui, per due giorni e due notti, le è rimasto accanto nel cimitero Teresópolis, cittadina a 90 chilometri da Rio
Ma cosa sarà passato per la mente del fedele compagno?
Succede ogni tanto che un cane intuisca dove è stato sepolto il suo padrone – commenta Mainardi -  e non raramente egli non trova la forza, o la volontà, d’abbandonare per sempre la sua tomba. Se ne va per un poco ma poi ritorna sui suoi passi, sempre più triste e solo, e succede a volte che, preso da depressione, deperisca fino a morire. Sono storie, queste, sempre commoventi, perfino strazianti per chi ama i cani.
Ormai sappiamo, soprattutto grazie agli studi di etologia cognitiva, e la cosa può sembrare ovvia: che i cani amano intensamente i loro padroni e, inoltre, che il loro attaccamento è per la vita. Da qui infatti discende la loro meritata fama di fedeltà. Ciò che è invece difficile da comprendere e da descrivere è la qualità del loro amore che, seppure in qualche modo analogo a quello umano, non può certo essere la stessa cosa, lo stesso sentimento.
Quindi credo –
aggiunge lo scienziato - che sia meglio sia per noi che per loro comprendere che l’affettività canina esiste ma è di diverso tipo dalla nostra. Ad esempio, è frutto d’una tendenza antropomorfizzante l’attribuire al cane un qualche senso, o speranza, di una vita oltre la morte. I cani hanno solo una conoscenza vaga e confusa di cosa sia la morte e, comunque, solo della morte altrui. Non sanno produrre quel sillogismo, così umano e conturbante: «Se tutti muoiono anch’io dovrò morire». È un’ignoranza beata, comunque, che preclude alle loro menti semplici speranze e proiezioni su un ipotetico al di là. Sono convinto che quei cani che attendono sulla tomba del padrone sperino che, prima o poi, si rifaccia vivo. Vivo sul serio, cioè nell’al di qua.




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