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Una riflessione sul futuro di Modena |
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| Premessa |
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| Modena è in una fase cruciale del suo sviluppo. Le imprese affrontano l’impatto con la concorrenza su mercati sempre più estesi, contraddistinti dalla diffusione delle tecnologie informatiche e dal peso crescente degli strumenti finanziari, alla vigilia dell’introduzione della Moneta Unica. I cambiamenti nello scenario economico sono intrecciati strettamente con quelli culturali e sociali, e pongono in termini nuovi la ricerca del benessere e della qualità della vita della popolazione. La transizione verso le nuove forme di organizzazione economica non offre le stesse opportunità e gli stessi rischi a tutti gli strati sociali, autonomi o dipendenti, giovani e anziani. Gli interessi sono differenti e ciò spiega a volte la varietà degli accenti, che si tratti della sicurezza in città, o del timore che il sistema Modena perda terreno rispetto ad altre realtà locali. | |||
| Modena deve sostenere lo sviluppo e l’innovazione dei servizi, evitando che la razionalizzazione economica diventi l’unico criterio di regolazione della vita sociale. In questo contesto, acquistano rilievo le occasioni di riqualificazione di parti estese della città, quali la Fascia Ferroviaria e il completamento del Quartiere Affari della Bruciata. Tali occasioni non devono penalizzare le funzioni tradizionali del commercio e la salvaguardia del Centro Storico, nè l’accessibilità e la dotazione di servizi degli altri quartieri. | |||
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Obiettivo della convention |
Questa iniziativa si propone di mantenere elevato il confronto delle idee su questi temi. L'auspicio è che nella città, nei luoghi di dibattito e di lavoro, nella stampa, si accentui la competizione tra le idee sul destino di Modena. E' vero che non esistono ricette facili per problemi complessi, ma raggiungere una consapevolezza comune dei problemi è sicuramente la migliore premessa per la loro soluzione. | ||
| La recente proposta di un Patto per lo sviluppo di Modena ha per obiettivo l'individuazione di un terreno comune di ricerca. La definizione dell'identità di Modena è compito di tutti, e non è necessario che in questo processo ci debba essere unanimità su tutte le cose da fare. Queste note intendono fornire una base oggettiva per la discussione, piuttosto che un blocco di soluzioni definitive. E, soprattutto puntano a individuare, all'interno di un orizzonte di strategie e scelte condivise o accettate come termine di riferimento, terreni concreti di impegno coordinato e convergente del pubblico e dei diversi attori sociali per contribuire a rafforzare il peso economico e la qualità urbana e sociale di Modena. | |||
| L'agenda europea delle città secondo la UE |
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| Le città in Europa | In tutta Europa si concentrano nelle città - dove vive l'80% della popolazione - molti problemi essenziali di fine secolo: emarginazione sociale, degrado ambientale, diminuzione della qualità della vita. Le città hanno il compito di riconciliare la competitività economica, la coesione sociale e lo sviluppo sostenibile. Le grandi città esercitano un forte influsso culturale ed economico, ma sono anche quelle che soffrono dei maggiori problemi di degrado ambientale, di criminalità, di emarginazione sociale. Le città di medie dimensioni sembrano poter conciliare meglio modernità e benessere, innovazione e tradizione. Ma difficilmente attraggono istituzioni e imprese di portata internazionale. | ||
| Poli dello sviluppo | Le città sono poli di crescita e catalizzatori dello sviluppo economico, e i Comuni sono operatori economici di primo piano. Le città sono anche un mercato e rivaleggiano sul terreno dei servizi offerti, del personale qualificato, delle infrastrutture efficienti per le imprese. | ||
| L'ambiente urbano deve essere un luogo in cui è piacevole respirare, circolare, vivere. E' importante perciò abbassare il rumore e l'inquinamento che dipende dal consumo energetico. Anziché aumentare la mobilità dei cittadini, le automobili non fanno che rallentare le possibilità di spostamento. | |||
| Le città inoltre sono cultura: centri di sapere e di apprendimento, di innovazione e creatività, luoghi di svago, di elaborazione della memoria collettiva, di integrazione. Sono un organismo vivente, unico e irripetibile, e devono ricercare la coesione sociale. L'emarginazione oltre che un dramma umano è uno spreco di risorse e di competenze per la società. | |||
| Le politiche urbane dell'Unione riguardano da un lato il reinserimento nel mercato del lavoro come lotta all'emarginazione, il rispetto dei diritti umani, l'integrazione degli immigrati. In secondo luogo, il sostegno dell'economia: la competitività, l'innovazione e la produzione di ricchezze, il sostegno alla ricerca e alle nuove tecnologie, il miglioramento delle reti di informazione e di comunicazione. | |||
| La posizione del sistema locale di Modena |
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Il capitale sociale accumulato |
Il benessere di una comunità è il risultato complesso del dinamico combinarsi di una molteplicità di fattori. Per questo la sua misurazione può avvenire solamente basandosi su un sistema di indicatori significativi della struttura economica e sociale, nonchè su comparazioni omogenee con altre città e altri territori. Accanto a descrittori di natura economica, quali il livello e la distribuzione del reddito, la dinamica delle esportazioni, il volume dei depositi e della ricchezza finanziariaria va considerato il capitale sociale accumulato negli anni: il livello scolastico ed educativo, l'infrastrutturazione urbana e la qualità delle abitazioni, la qualità dell'assistenza sanitaria e agli anziani, l'ambiente, la disoccupazione e l'emarginazione. Anche per inquadrare correttamente le percezioni soggettive dei cittadini, è opportuno partire dai dati di fatto, in base agli ultimi dati disponibili forniti dalle fonti più autorevoli. | ||
| Indicatori positivi | Nel nostro territorio il reddito pro-capite è maggiore del 25% della media dell'Unione Europea, vicino a quello delle regioni più ricche. Nonostante il calo nell'industria manifatturiera dovuto alla ristrutturazione e all'aumento della produttività (fenomeno comune a tutte le realtà industriali avanzate), l'occupazione complessiva si è mantenuta o è cresciuta, soprattutto per la crescita dei servizi. Il tasso di attività è in media con le grandi regioni europee, è tra i più alti d'Italia, quello femminile è al 40%. Il tasso di disoccupazione è la metà di quello europeo medio, il tasso di occupazione è attorno al 95%, tra i più alti d'Europa. Si tratta di una economia in cui l'elevata domanda di beni mantiene alto il livello di utilizzo della capacità produttiva e stimola nuovi investimenti, i quali a loro volta rendono le imprese più efficienti e aumentano la produttività: il che migliora la competitività e di nuovo fa crescere la domanda. | ||
| Un'economia locale caratterizzata dalla forte presenza di piccole e medie imprese non ostacola, ma anzi favorisce la crescita: non c'è relazione tra la dimensione delle imprese e l'andamento dell'occupazione. L'occupazione dipendente tiene nell'industria e cresce nei servizi nei primi anni '90. L'alta mobilità del lavoro assicura flessibilità alle imprese, ma al tempo stesso costituisce, prevalendo la mobilità volontaria, una fonte di maggiori opportunità per i lavoratori, oltre che per le imprese stesse. La creazione di posti di lavoro è in gran parte dovuta a nuove imprese che affrontano il mercato del lavoro con impostazioni innovative, in grado di regolare qualità e volumi occupazionali in relazione alle prospettive di crescita del mercato. Tale flessibilità, assieme al livello tecnologico e alla qualità dei saperi, rende il sistema capace di interpretare il cambiamento della domanda. | |||
| Della trasformazione economica tra industria e terziario ha risentito anche il livello delle esportazioni. Il calo relativo registrato negli ultimi anni è spiegato dalla ristrutturazione del settore trattori e maglieria. Modena rimane una delle più forti realtà esportatrici d'Italia. | |||
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Un esempio a livello europeo |
Di fronte a paure irrazionali di arretramento della posizione di Modena basterebbe quindi citare gli ultimi studi internazionali comparati, secondo i quali Modena è un esempio a livello europeo di sviluppo elevato e equilibrato. Ma non sarebbe saggio fermarsi soddisfatti a rimirare cosa si è fatto in passato. Bisogna saper leggere anche i segnali deboli, per comprendere se non siano in atto tendenze ancora non significative ma pericolose di inversione di tendenza. | ||
| La dotazione infrastrutturale di Modena e la posizione del sistema urbano |
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Modena città para-metropolitana |
Un recente studio della Commissione Europea-DG16 fa il punto della situazione a livello dei sistemi urbani locali. Modena è classificata come un sistema urbano para-metropolitano. Dopo il gruppo dei sistemi metropolitani, che comprendono le grandi città, Modena è nel gruppo dei nove grandi poli che reggono l'armatura reticolare veneta ed emiliana. Pur avendo dimensioni inferiori, presenta un grado di integrazione a rete (misurato dalla dimensione del sistema urbano, dalla struttura della base economica, dalla internazionalizzazione) e di coesione regionale (misurato dalla appartenenza a reti multipolari, da relazioni di dipendenza o complementarità con gli altri sistemi urbani; da dinamiche diffusive) pari alle città maggiori. E' una struttura evoluta dal punto di vista economico e della intensità delle connessioni internazionali. Non può pretendere di svolgere la funzione di città come Milano o Roma, ma avendo buone connessioni con Bologna e il sistema regionale è capace di sviluppo autonomo. | ||
| Per quanto riguarda il profilo internazionale della città, lo studio confronta la presenza delle funzioni produttive, finanziarie, scientifiche, tecnologiche e di formazione; inoltre delle comunicazioni, delle funzioni ricettive e di diplomazia internazionale. Subito dopo il primo gruppo di città metropolitane, il sistema urbano di Modena è nel gruppo dei sistemi non metropolitani articolati. Ciò in quanto risulta priva di funzioni politico diplomatiche, ovvero di istituzioni estere e internazionali, e non partecipa in modo sistematico a reti di città. | |||
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I punti di forza e di debolezza |
I punti di forza e di debolezza di Modena sono quindi noti, attengono all'identità di questo territorio e ai problemi della sua crescita. Si tratta di problemi di congestione: il traffico e la mobilità urbana ed extraurbana; il rallentamento demografico; la mancanza di figure specializzate sul mercato del lavoro. Ed è noto che tutto ciò che frena la mobilità sociale (scarsa disponibilità di abitazioni a costi ragionevoli, tempi di percorrenza commerciali non competitivi) mantiene elevata la rendita dei suoli, ma innalza anche i costi di produzione. L'elevata presenza di lavoro autonomo e di lavoro femminile è senz'altro consentita dalla buona dotazione di servizi sociali, ma comporta un regime di vita che costringe a scontare l'incertezza sul reddito futuro. Anche chi ha un lavoro dipendente, per mantenerlo soprattutto nel terziario, deve essere flessibile, e disposto a trovare nuove soluzioni. I posti di lavoro stabili saranno sempre meno, e quindi si devono individuare nuovi regimi di orario, nuove forme contrattuali. |
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| Un secondo ordine di problemi consiste nel fatto che i confini amministrativi sono un freno alle soluzioni ottimali di infrastrutturazione, per le quali si richiede una logica metropolitana. Si pone la questione del coordinamento tra enti locali e pubblici, affinchè la ristrutturazione delle reti di servizi pubblici e delle grandi opere venga perseguita senza scatenare la competizione tra centri simili su risorse scarse. | |||
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I problemi di crescita |
Infine, benché non sia vero che le imprese organizzate in distretti industriali siano più svantaggiate, problemi di crescita si pongono anche a livello delle capacità delle imprese. Essi riguardano l'insufficiente separazione tra proprietà e controllo, che consenta anche nelle fasi di difficile ricambio generazionale nella famiglia dell'imprenditore, la continuazione della vita dell'impresa. Occorre allora più managerialità, più capitalizzazione per bilanciare l'eccessivo ricorso del credito a breve e per fronteggiare gli investimenti a medio e lungo termine; e anche più partecipazione al capitale da parte dei dipendenti, per mantenere elevato il trasferimento di conoscenze tecniche, gestionali, commerciali e la spinta imprenditoriale. | ||
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Come rafforzare l'integrazione europea |
Per rafforzare il processo di integrazione europea dell'area modenese, si tratta di muoversi lungo due direzioni: valorizzare le risorse esistenti e adeguare le infrastrutture, le connessioni aeree, telematiche, ferroviarie e stradali. La pianificazione deve intervenire sui due livelli che generano il cambiamento: il livello locale (la connessione interna: ovvero il milieu, le competenze, le specializzazioni, le vocazioni) e il livello globale (l'interconnessione, cioè i flussi di beni, di persone, di scambi, di informazioni sovra-locali). | ||
| Come evolveranno la popolazione e il mercato del lavoro |
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| La stima aggiornata dello sviluppo della popolazione consente di mettere a fuoco le tendenze strutturali dell'evoluzione demografica. Adottando l'ipotesi di un tasso migratorio costante, la previsione è di una popolazione in calo nei primi 10 anni, all'inizio lievemente, poi sempre più velocemente. Il pur consistente saldo migratorio non compensa la negatività del saldo naturale. Il calo della popolazione di Modena è compensato dalla crescita nei comuni della cintura, nei primi anni, il che comporta una certa stazionarietà. | |||
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Immigrazione freno al declino demografico |
Senza immigrazione, quindi, Modena ha una prospettiva di declino demografico, le cui conseguenze non sono ancora percepite appieno. Si deve infatti guardare non solo al numero assoluto delle persone, ma alla struttura per classe di età. Tra soli 10 anni avremo due anziani per ogni bambino. Già oggi le persone sopra i 65 anni costituiscono oltre un quinto di tutta la popolazione. Modena è all'interno di un trend demografico tra i più bassi a livello europeo. Questo trend sta intaccando le capacità di sostituzione tra le generazioni anziane e quelle giovani. | ||
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Cala la popolazione attiva |
Quali conseguenze si avranno per il mercato del lavoro, in termini di popolazione attiva? Anche qui i dati devono far riflettere. La popolazione 0-14 anni tiene per effetto della migrazione, ma la popolazione scolastica cala vistosamente: tra dieci anni avremo 2500 ragazzi in meno. Crescono gli anziani, calano gli inattivi in età da lavoro. Anche supponendo un tasso di attività costante (anche se sarebbe più realistico ipotizzarlo crescente), il valore assoluto della popolazione attiva cala. | ||
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Si evidenzia allora da queste prime cifre che la riduzione della forza lavoro attiva rappresenterà la principale strozzatura allo sviluppo e alla crescita economica della nostra comunità, se i posti di lavoro rimangono costanti o crescenti. C'è una forbice nascosta in questo che avrà effetti grossissimi sul mercato del lavoro. L'andamento della popolazione tra i 50 e 65 anni mostra una crescita, quello della popolazione tra i 15 e i 29 anni un declino: le nuove generazioni non riescono a rimpiazzare quelle che stanno per uscire dal mercato del lavoro. Sarà la mancanza di ricambio di forza lavoro qualificata a creare tensioni sulle imprese, al punto da disincentivare gli investimenti. Anche ammesso che la domanda non cresca e rimanga stabile - il che è molto pessimistico - la popolazione attiva non riesce a far fronte alla domanda di lavoro. Nel giro di 10 anni potrebbero esserci 4-5000 addetti in meno. |
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La domanda di lavoro resta costante |
Che la domanda di posti di lavoro si mantenga costante o tenda a crescere è confermato dalle previsioni a medio termine di fabbisogno di aree produttive degli imprenditori: una recente indagine ha rilevato che il 15% delle imprese chiede di poter ampliare la superficie coperta, denotando una forte propensione all'investimento in capitale fisso murario, al quale deve essere aggiunto quello nei relativi impianti. La percentuale di richieste di acquisto di spazi è molto più forte di quelle di vendita. Pur interpretando con cautela i " desideri" delle aziende, è ragionevole pensare che ai capannoni seguano investimenti in macchine o attrezzature. La risposta, naturalmente, deve partire da una attenta valutazione dello spazio disponibile non utilizzato. | ||
| Quali le principali implicazioni che si possono trarre da queste previsioni? | |||
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Revisione politiche sociali |
Cruciale è mantenere e migliorare il livello dei servizi per l'infanzia e per gli anziani, per aiutare il ruolo della famiglia e per non far uscire donne dal mercato del lavoro. Creare condizioni di vita quotidiana e di lavoro che permetta alla donna di compiere in tutta libertà la scelta della maternità. Il conto di tutto ciò deve essere equamente suddiviso sull'intera società, non solo sulla donna o sul pubblico. Ma non si pone solo un problema di impatto economico e quantitativo per i servizi: una società con meno giovani e molti anziani richiede una revisione anche delle politiche di questi servizi, per riorientare la dotazione sociale alle necessità e per controbilanciare i fenomeni di esclusione e emarginazione. | ||
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Immigrazione o delocalizzazione? |
In secondo luogo o aumenta il tasso di immigrazione, o si delocalizza la produzione. Se si aumenta l'immigrazione controllata la società sopporta un costo per l'istruzione, l'inserimento, la casa, i servizi; ma ottiene il beneficio di mantenere e crescere nel reddito, e di non disperdere il sapere pratico, le competenze. Se non si accetta questa prospettiva, la delocalizzazione di posti di lavoro comporterà forse non una diminuzione del reddito assoluto ma di quello relativo. Alcuni ceti sociali, occupati nei servizi alle persone e nel commercio, subiranno maggiormente il peso della situazione: quando la popolazione cala, non c'è politica dell'arredo urbano che possa far affluire clienti inesistenti. | ||
| Le famiglie e il fabbisogno abitativo |
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Cresce il numero delle famiglie |
Al fenomeno di declino della popolazione si accompagna quello della crescita del numero delle famiglie, e del calo della loro composizione media. La crescita dei nuclei di anziani soli o in coppia e di famiglie di una sola persona supera il calo di famiglie giovani, dovuto al ritardato ingresso dei giovani sul mercato del lavoro. Questo manterrà per il futuro una certa pressione sul mercato della residenza. Tra i due censimenti lo stock abitativo è cresciuto del 6,5% mentre la popolazione è calata del 2%, ma le famiglie sono cresciute di ben il 14%. | ||
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Aumentano il fabbisogno abitativo e i prezzi |
Ciò ha portato a una forte tensione sul fronte degli alloggi, che si è tradotta in prezzi elevati. Tali aspettative sono ancora presenti sul mercato, che tarda a realizzare il riequilibrio sul fronte dell'offerta che si sta avendo negli ultimi anni con il riavvio dei piani PEEP. Il numero di case non utilizzate necessario per assicurare la fluidità d'uso del patrimonio edilizio è basso rispetto alla domanda di mobilità interna, alle esigenze di ristrutturazione e alla presenza di nuclei familiari non residenti, ma domiciliati. La quota di fabbisogno futuro è stimata in 4500-5000 alloggi nei prossimi 10 anni. | ||
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Occorrono incentivi fiscali per l'affitto |
In sintesi, per il mercato edilizio si va verso una relativa saturazione. Ma nei prossimi anni il calo della popolazione sarà compensato dalla crescita delle famiglie, e il fabbisogno complessivo di alloggi non calerà. Si tratta però di tenere conto che anche mantenere adeguata l'offerta di alloggi non farà calare i prezzi dell'affitto, i quali si formano in ragione delle aspettative di valorizzazione del capitale investito. Se non si adotta una esplicita politica di incentivi fiscali per affitti a prezzi calmierati, è difficile che si formi una offerta di alloggi a prezzi sostenibili per l'ingresso o il mantenimento della parte di popolazione a reddito basso. | ||
| Lo spostamento della popolazione verso la cintura non si è tradotto in uno spostamento - se non in parte - dei posti di lavoro. Per cui dai dati del censimento 1991 emerge che 14.000 modenesi escono dalla città per recarsi al lavoro nella cintura, nel resto della provincia o fuori provincia. Contemporaneamente 18.000 non modenesi entrano in città per raggiungere il loro posto di lavoro dalla cintura, dalla provincia o da fuori provincia. Il grosso dei posti di lavoro rimane qui, anche se la loro composizione sta cambiando da industria a terziario, e la politica di piano e dei trasporti deve tenerne conto. | |||
| Quale identità per Modena |
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| La possibile mancanza di 4-5000 addetti tra dieci anni ha enormi implicazioni di ordine non solo economico, ma sociale, etico e politico, il cui esame deve essere affrontato con piena consapevolezza dal più vasto numero di cittadini. Per dirla in poche parole, si può lasciare o no che l'economia modenese prosegua lentamente o rallenti a causa del razionamento previsto di lavoro? Si deve accettare la scelta implicita della popolazione modenese, espressa da una limitata disponibilità a ricostituire le risorse umane, o piuttosto contrastarla con una politica di accoglienza e di integrazione? | |||
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Come mantenere il passo? |
Nella decisione deve pesare la considerazione che la nostra capacità economica e imprenditoriale si è formata lentamente nella storia, non è facilmente esportabile e non diventerà, una volta persa, disponibile per quando sarà eventualmente necessaria una nuova accelerazione. D'altra parte, anche escludendo obiettivi di forte crescita - non sostenibili in un'area già fortemente urbanizzata- l'obiettivo minimo di "mantenere il passo" comporta di prevedere le politiche di accoglienza, necessarie nel medio periodo al mantenimento della risorsa lavoro. | ||
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Un ordinato flusso di immigrazione |
Un obiettivo equilibrato è allora quello di puntare non alla crescita, ma all'arresto del declino, creando le condizioni per un ordinato flusso di immigrazione (extra comunitaria e/o dal Mezzogiorno) volonterosa di inserirsi, di qualificarsi e di lavorare. Le politiche dei servizi e degli alloggi dovranno evitare la creazione di ghetti, essere improntate ad una società aperta culturalmente, tollerante. La politica della formazione deve favorire l'integrazione. Una politica di questo tipo verso chi cerca seriamente lavoro per sè e per la famiglia, è il miglior antidoto contro il radicamento di forme di inserimento malavitoso, contro le quali le autorità civili e morali devono mantenere un atteggiamento di lotta inflessibile. I disagi di breve periodo saranno compensati dalla ricerca dell'equilibrio di lungo periodo. All'obbiettivo devono poter concorrere, inoltre, una politica dei servizi tesa a sostenere una elevata occupazione femminile, e azioni volte a determinare il miglior incontro tra domanda e offerta di lavoro qualificato per i giovani. |
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Ciò ha implicazioni anche sul rapporto tra sviluppo di Modena e quello dei centri vicini. Si può pensare a una crescita in termini di competizione, di risorse da sottrarre ad altri centri? Modena deve diventare più grande? L'esplicitazione della domanda aiuta a rispondere che la crescita va impostata in base ad un criterio di sviluppo sostenibile e di relazioni equilibrate con i nodi regionali e nazionali e quelli dei distretti specializzati. Dal punto di vista della pianificazione, il Comune deve rafforzare la sua interconnessione con i nodi delle reti sovraordinate (alta velocità, aeroporto, fiera, borsa), mentre deve puntare al rafforzamento delle competenze e all'integrazione con i nodi sottordinati (i distretti specializzati: l'accessibilità, le reti tecnologiche e informatiche, i servizi universitari e di ricerca, i trasporti). |
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Rapporto con Bologna e la realtà regionale |
Sul primo aspetto, il collegamento del nodo Bologna alle grandi reti della mobilità transeuropea, e la specializzazione di alcune sue funzioni eccellenti quali la Fiera, è di grande beneficio anche a Modena. Si pone semmai il problema di un efficace e rapido collegamento dei nodi della provincia con l'aeroporto, anche con terminal dedicati, e il potenziamento dei percorsi ferroviari di Carpi e Sassuolo. Ma, in riferimento alla pianificazione regionale, occorre sapere che le ricadute benefiche di "Bologna capitale" sul territorio regionale non sono automatiche, e che la concentrazione su nodi di reti internazionali può portare alla polarizzazione dello sviluppo, a nuove gerarchie ed esclusioni. Tale impostazione regionale deve quindi essere accompagnata contemporaneamente dalla soluzione dei problemi di accessibilità alle reti dell'intero sistema dei distretti. | ||
| Per quanto riguarda il secondo aspetto, vanno potenziate le funzioni di eccellenza regionali sul piano della politica industriale e formativa, per un rilancio dei centri esistenti (Citer, Democenter, Promo, Laboratorio Analisi Tessile) e per l'ampliamento delle loro funzioni alle attività di trasferimento tecnologico, innovazione, ricerca e certificazione. | |||
| Per uno sviluppo urbano sostenibile |
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Ambiente come risorsa |
Il concetto di sviluppo urbano sostenibile si basa sul rispetto di tre principi. Il primo afferma che l'ambiente è una risorsa e non un vincolo per il sistema economico: le scelte devono puntare alla migliore efficienza energetica, evitando un consumo delle risorse naturali rinnovabili ad un ritmo più rapido di quello necessario alla rigenerazione del sistema naturale. | ||
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La coesione sociale L'accessibilità ai benefici ambientali |
Il secondo, che la città si fonda su una vasta coesione sociale, che non esclude le risorse umane e che si basa sul principio della partecipazione e dell'appartenenza del sistema sociale. Il terzo, infine, consiste nel perseguire l'accessibilità ai benefici ambientali. L'ingiusta distribuzione della ricchezza, infatti, è la causa di comportamenti di consumo non sostenibili per il sistema fisico-ambientale. | ||
| In termini di pianificazione urbana ed economica, cosa significa puntare ad uno sviluppo sostenibile? | |||
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Contenere il consumo di risorse |
A) Limitare la crescita estensiva e puntare ad una città compatta. Il che significa contenere il consumo delle risorse, del suolo, ridurre i consumi di energia. Ciò naturalmente senza tornare a densità che favoriscano la rendita proprietaria delle aree centrali. La pianificazione urbanistica deve puntare ad un uso intensivo di porzioni libere e riutilizzabili del tessuto urbano; alla diversificazione funzionale; al controllo del suolo non urbanizzato e dei vuoti urbani; alla riduzione dei lotti di edilizia residenziale o uso di tipologie residenziali più intensive. Contemporaneamente vanno estesi gli spazi verdi, che consentono una migliore regolazione del clima, e un habitat idoneo per le piante, gli animali, l'acqua, per percorsi per bici e pedoni. Si deve puntare al rafforzamento della funzione residenziale del capoluogo, anche tramite il ricorso a tipologie residenziali in altezza, al riuso di spazi terziari e commerciali. Va contestualmente contenuta la spinta a nuove urbanizzazioni, anche per quelle già previste. | ||
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Città organizzata a rete |
B) Favorire l'organizzazione a rete. Le attività generatrici di traffico devono essere concentrate in alcuni punti raggiungibili dal trasporto pubblico. La città è un luogo in cui la gente si deve riconoscere. La stazione è il centro intermodale delle relazioni e delle persone, il raccordo con l'alta velocità e l'aeroporto, le linee ferroviarie minori e le autocorriere. Invece lo snodo della Bruciata deve essere la Città Nuova del 2000, il cancello di ingresso a Modena, vicino al quale stanno le grandi funzioni generatrici di traffico: ipermercato, fiera, grandi eventi, show-room, servizi di alta qualificazione, magazzini, logistica e scalo merci. | ||
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Rapporto città campagna |
C) Definire meglio il confine della città e il rapporto tra spazi urbani e spazi aperti, tra città e campagna. Creare un polmone verde attorno alla tangenziale, con la perennità di vasti territori verdi e rurali e con la realizzazione del progetto di forestazione urbana. Nelle aree rurali, puntare alla formazione di parchi urbani ed extra urbani utilizzando la bellezza dei due fiumi e dei loro affluenti: il parco fluviale del Secchia, del Naviglio e del Panaro, l'oasi naturalistica e sportiva di Campogalliano. | ||
| Commercio e artigianato | D) La politica del commercio in città deve contrastare le tendenze deleterie della scomparsa dei piccoli negozi al dettaglio. La scomparsa dei negozi di quartiere crea la perdita di posti di lavoro, la necessità di lunghi spostamenti in automobile per raggiungere i centri commerciali alle porte della città. A questo deve rispondere una riqualificazione dei Centri di Vicinato e una politica urbanistica capace di favorire il mantenimento nelle aree pregiate delle vecchie botteghe. La risposta alla congestione del traffico consiste nella funzionalità dei trasporti pubblici, nella intermodalità e nella costruzione della città digitale, orientando in tal senso la ristrutturazione della Pubblica Amministrazione. | ||
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Ridurre il traffico automobilistico |
E) Integrare le politiche di uso dei suoli coi trasporti. Una delle fonti di costi, di congestione e di inquinamento è data dall'incremento esponenziale degli spostamenti in auto. A ciò si aggiunge la maggior circolazione delle merci, dovuta all'organizzazione snella che riduce le necessità di immagazzinamento delle merci. Si deve puntare a ridurre il traffico automobilistico attraverso il riavvicinamento tra casa e lavoro. Insomma, bisogna fare in modo che le attività che generano bisogni di mobilità siano coerenti con le politiche dell'accessibilità, in modo da evitare che per qualsiasi bisogno si generino flussi enormi di cittadini che si spostano da una parte all'altra della città. | ||
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Comunicazione coi cittadini |
F) Trasparenza e visibilità delle decisioni. L'identità non è costruita solo dalle élites economiche e professionali, ma con l'aggregazione volontaria e partecipe del più vasto numero di cittadini. A volte l'insufficiente circolazione sullo stato di avanzamento delle varie iniziative genera sottovalutazioni o resistenze che ostacolano l'azione generale degli enti locali. E in questo c'è un grande spazio per l'informazione di servizio e la comunicazione con i cittadini. | ||
| Azioni e strumenti per le priorità strategiche |
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| Un disegno condiviso |
Le singole misure o progetti devono essere all'interno di un disegno strategico ampiamente condiviso, che consenta alla città di costruire relazioni non destabilizzanti con il proprio contesto territoriale e con la provincia. Sulla base dei principi fin qui illustrati (società aperta, interconnessione con le reti infrastrutturali e valorizzazione delle competenze locali, sviluppo sostenibile), che definiscono un campo strutturato di premesse, le strategie dovranno costituire un mix di azioni capace di coinvolgere e di rafforzare il ruolo di tutti i soggetti della vita sociale: le istituzioni, le imprese, le famiglie, gli individui. In particolare la famiglia rappresenta uno snodo decisivo non solo nell'ambito della rigenerazione e della cura della popolazione, ma in quello della trasmissione delle competenze, della cultura e della capacità imprenditoriale. Tali azioni si articoleranno su quattro linee direttrici: |
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| Conclusioni |
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| Solo all'interno di uno sviluppo sostenibile si può far crescere contemporaneamente la qualità ambientale e l'eccellenza economica. Le infrastrutture devono consentire, senza ricercare inutili duplicazioni, l'accesso ai nodi superiori (alta velocità e aeroporto), in un'ottica di cooperazione e di connessione con i distretti specializzati. Contemporaneamente, la vocazione di Modena deve essere valorizzata dalla Regione, rafforzando i centri di servizio reali, e decentrando o sostenendo le funzioni di formazione e di ricerca. | |||
| Una città digitale | La rete telematica dovrà essere l'occasione per la costituzione, con l'ingresso di privati, di servizi avanzati alle imprese, che riducano la mobilità per gli affari e consentano un flusso di informazioni utili e di accesso e rafforzamento alle relazioni internazionali. Inoltre è l'occasione per una ristrutturazione dei servizi pubblici che diminuisca le necessità di spostamento e aumenti il tempo e le opportunità a favore della libertà dei cittadini, attraverso l'insieme di tecniche e strumenti noti come "città digitale". | ||
| Una città solidale | La nostra deve essere una città di brevi percorsi, di armonizzazione insediativa, fattore di equità ma anche di efficienza insediativa. In cui tutti trovano occasioni per crescere liberamente, per apprendere, per realizzarsi. Una città aperta allo scambio e all'integrazione tra culture diverse, che sia pur regolamentate, sono necessarie e non devono suscitare paura. Una città in cui i più deboli si sentono aiutati, e in questo modo migliora la convivenza e il clima di sicurezza per tutti. | ||
| Tutti questi argomenti hanno una caratteristica comune: affrontano aspetti di medio e lungo periodo, e richiedono investimenti nella progettazione. Gli aspetti che riguardano la dotazione di capitale sociale, culturale, economico di un territorio evolvono molto lentamente nel tempo. Non bastano le idee, ci vogliono i progetti, ci vuole una città che creda in sé stessa e sia disposta ad investire, anche se le ricadute sono a medio-lungo termine. | |||
| Conferenza dei Sindaci |
Quello che forse manca oggi non è la ricchezza dei mezzi e delle idee, ma un accordo sull'identità e le priorità da perseguire. Il Comune non vuole imporre, ma ascoltare e proporsi come partner con chi all'interno o all'esterno di Modena ha idee di sviluppo, le confronta, e si impegna per contribuire a realizzarle.
Con lo stesso spirito, è opportuno ipotizzare uno strumento, quale potrebbe essere la Conferenza dei Sindaci dei Comuni "capi-comprensorio", presieduta dalla Provincia, per un raccordo dei piani distrettuali, per evitare che lo sviluppo di un'area vada a danno delle altre, per azioni raccordate sulle iniziative comuni, per una agenda comune delle priorità da presentare in ambito regionale e nazionale. Questa è, del resto, la logica con cui va intesa la nuova stagione che si apre, con la prospettiva di una riforma dell'assetto istituzionale in chiave federalista. L'autonomia che questo comporta deve significare anzitutto capacità di relazione, capacità di sviluppare le proprie risorse, di mettere a frutto le proprie forze, in contesti nazionali e internazionali sempre più difficili, competitivi, dinamici. |
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| Autonomia e federalismo |
Il federalismo va inteso come un mezzo per realizzare quell'efficienza, quella funzionalità, quella riforma della Pubblica Amministrazione, quell'avvicinamento del meccanismo decisionale alla domanda sociale, alle istanze dei cittadini, senza cui sarà impossibile non solo competere sul mercato globale, ma anche governare politicamente i problemi sociali di straordinaria complessità che la globalizzazione va necessariamente producendo. |
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Ma, oltre a tutto ciò, il federalismo va interpretato, e fatto vivere, come una occasione che può aprire un'epoca in cui forme di autogoverno da parte di comunità, gruppi organismi possono trovare uno sviluppo fino ad oggi impensabile. E in cui può trovare spazio di cittadinanza, contro le tendenze alle chiusure corporative e agli egoismi individualistici, un più ampio e forte esercizio della libertà responsabile, per i singoli, i gruppi, la comunità. Perché la "ricchezza" di ciascuno, in quanto persona o gruppo consiste nella "ricchezza" delle sue relazioni, dei suoi "accordi" con gli altri e il diverso da sé. Ognuno ha diritti inalienabili di autonomia, ma questi significano doveri e responsabilità. Questa concezione del federalismo coniuga il pieno risarcimento della personalità di ciascuno, individuo o gruppo che sia, ad una concezione per la quale ciascuno non è se non "in relazione", e tanto più è veramente autonomo quanto più sa rispondere alle istanze, ai bisogni, alle domande di ciò che è distinto, e magari lontano, da sé. E trova anche in questo contesto le ragioni del suo essere solidale. Perché è l'interdipendenza a imporre la solidarietà; ogni chiusura egoistica, ogni difesa miope del proprio "particulare", va contro se stessa, genera conflitti che alla fine travolgeranno le stesse oasi del benessere. E' in questa logica che ha senso impegnarsi in un "Patto" sulle cose da fare per la città, avendo cura di definire, nel rispetto delle autonomie, le azioni e il contributo di ciascuno al conseguimento degli obiettivi condivisi. E assumendo un metodo, coerente con la cultura del fare e col pragmatismo intelligente che caratterizza i modenesi, di sottoporre periodicamente a verifica, aggiornamento e integrazione lo schema di analisi e le strategie di lavoro, che sono state assunte a riferimento per lo sviluppo di azioni coordinate e iniziative convergenti, nell'interesse di tutta la comunità modenese. |
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