Modena, città del teatro - intervista a Pietro Valenti

Modena è considerata "città del teatro" per il grande fermento e le tante attività che si realizzano: come giudica questa affermazione?

Personalmente ritengo difficile giudicare in quale misura Modena possa Pietro Valentiessere definita “città del teatro”. Posso dire che la nostra città è una piazza ambita da tutti i vari settori della produzione teatrale, non solo italiana, ma anche internazionale. Penso che l’investimento fatto su questo territorio abbia creato un pubblico capace di essere spettatore partecipe e non fruitore passivo. Credo che questo si sia realizzato per la continuità e la qualità delle programmazioni che in questi anni si sono succedute, ma anche e soprattutto per la progettualità e l’accompagnamento culturale. L’identità nazionale e internazionale dei teatri modenesi si forma soprattutto attraverso i suoi pubblici, diversi ma allo stesso modo aperti all’altro, curiosi ma capaci di scegliere. In questo senso, senza dubbio, possiamo affermare che Modena può essere considerata “città del teatro”. Infine non bisogna dimenticare che la molteplicità delle attività rappresenta una grande ricchezza, che però non basta per sviluppare la partecipazione, credo fermamente che la continuità delle Istituzioni culturali sia l’unica possibilità per sviluppare sia la produzione, che la corretta fruizione delle attività in questo settore.

Il Festival Vie pone l'attenzione sui nuovi linguaggi contemporanei: è la nuova strada del teatro?

Sin dalla sua prima ideazione il Festival mette al centro dell’attenzione  la creazione contemporanea,  vuole offrire allo sguardo il piacere e la responsabilità di cercare dove oggi si nascondono gli artisti capaci di esplorare le zone di contatto fra le arti sceniche, i territori espressivi in cui lasciare interagire il teatro con la danza, la musica, le arti visive, il cinema: in una parola, la forza del nuovo. Nell’arco dei nove giorni il festival da vita ad una kermesse che coinvolge Modena, Carpi e Vignola. Con una pluralità di linguaggi, con il conseguente coinvolgimento di pubblici diversi, VIE mira anche a far cadere il diffuso pregiudizio del contemporaneo che spesso  diventa erroneamente sinonimo di incomprensibile ed elitario. Il festival ha fra i suoi obiettivi quello di abbattere barriere, resistenze, tensioni, di fare in modo che andare in teatro sia anche una festa, un’occasione di incontro. Poi ogni spettatore sarà libero di disegnare una sua geografia personale.

 Il festival  è anche e soprattutto un luogo di produzione o coproduzione di opere originali che vengono realizzate appositamente e che successivamente  si inseriscono in un circuito internazionale.

In questo senso un festival come VIE   può segnare una strada nuova, fungere da apripista perché le sue proposte possano trovare spazio  per raggiungere un pubblico il più vasto possibile anche oltre la pura programmazione festivaliera.

Creatività e coinvolgimento dello spettatore della produzione artistica: come Emilia Romagna Teatro Fondazione riesce a coniugare queste due componenti?

Il confronto con la tradizione, intesa come officina in cui forgiare sempre nuovi strumenti per mantenere la scena in contatto con la realtà, è l’asse portante di un progetto che si sviluppa secondo due direttrici principali: da una parte restituire al presente i grandi testi del passato attraverso l’interpretazione di giovani registi, dall’altra porre le sollecitazioni di una drammaturgia contemporanea spesso dichiaratamente compromessa con l’attualità a contatto con l’esperienza di registi e di compagnie dal linguaggio consolidato. Tutto questo ha una ricaduta tanto nell’attività produttiva, che nell'ospitalità di spettacoli, ma anche nel complesso del lavoro, svolgendo una funzione di collante. Questa scelta trova la sua motivazione nello stretto rapporto con lo spettatore e con il territorio in cui l’Ente opera, nella cultura che Modena produce e nel continuo investimento sulla formazione dello spettatore, anche la crescita del festival Vie è insieme frutto di questo lavoro ma anche  il suo risultato. Aver scelto di operare in modo stabile nella città e  sul territorio regionale crea una continuità che qualifica e motiva le scelte artistiche. Considero quello che avviene al di fuori della città e della nostra regione un tutt’uno  indipendentemente che avvenga a Roma o Berlino, a Milano o Lisbona, a Catania o Santiago del Cile, a Riga o Seul.  Difficile descrivere la molteplicità della programmazione, siamo un teatro pubblico, ci conforta e ci motiva nelle scelte la volontà di stare in mezzo alla gente: studenti, professori, casalinghe, impiegati, disoccupati, bambini, anziani insieme a tutti  loro vogliamo rinnovare il nostro lavoro per il teatro di oggi.

 

 *Dal maggio 1994 Emilia Romagna Teatro Fondazione è diretta da Pietro Valenti, anima di buona parte del percorso di ERT e autore di quella svolta dedicata alla contemporaneità e all’ospitalità di registi e attori che fanno del sistema ERT non solo un unicum italiano, ma anche una realtà che guarda all’Europa.

 

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