Modena è considerata "città del teatro" per il grande fermento e le tante attività che si realizzano: come giudica questa affermazione?
Personalmente ritengo difficile giudicare in quale misura
Modena possa
essere definita “città del teatro”. Posso dire che la
nostra città è una piazza ambita da tutti i vari settori della produzione
teatrale, non solo italiana, ma anche internazionale. Penso che
l’investimento fatto su questo territorio abbia creato un pubblico capace
di essere spettatore partecipe e non fruitore passivo. Credo che questo si sia
realizzato per la continuità e la qualità delle programmazioni che in questi
anni si sono succedute, ma anche e soprattutto per la progettualità e
l’accompagnamento culturale. L’identità nazionale e internazionale
dei teatri modenesi si forma soprattutto attraverso i suoi pubblici, diversi ma
allo stesso modo aperti all’altro, curiosi ma capaci di scegliere. In
questo senso, senza dubbio, possiamo affermare che Modena può essere
considerata “città del teatro”. Infine non bisogna dimenticare che
la molteplicità delle attività rappresenta una grande ricchezza, che però non
basta per sviluppare la partecipazione, credo fermamente che la continuità
delle Istituzioni culturali sia l’unica possibilità per sviluppare
sia la produzione, che la corretta fruizione delle attività in questo settore.
Il Festival Vie pone l'attenzione sui nuovi linguaggi contemporanei: è la nuova strada del teatro?
Sin dalla sua prima ideazione il Festival mette al centro
dell’attenzione la creazione contemporanea, vuole offrire
allo sguardo il piacere e la responsabilità di cercare dove oggi si nascondono
gli artisti capaci di esplorare le zone di contatto fra le arti sceniche, i
territori espressivi in cui lasciare interagire il teatro con la danza, la
musica, le arti visive, il cinema: in una parola, la forza del nuovo.
Nell’arco dei nove giorni il festival da vita ad una kermesse che coinvolge Modena, Carpi e
Vignola. Con una pluralità di linguaggi, con il conseguente coinvolgimento di
pubblici diversi, VIE mira anche a far cadere il diffuso pregiudizio del
contemporaneo che spesso diventa erroneamente sinonimo di incomprensibile
ed elitario. Il festival ha fra i suoi obiettivi quello di abbattere barriere,
resistenze, tensioni, di fare in modo che andare in teatro sia anche una festa,
un’occasione di incontro. Poi ogni spettatore sarà libero di disegnare
una sua geografia personale.
Il festival è anche e soprattutto un luogo di
produzione o coproduzione di opere originali che vengono realizzate
appositamente e che successivamente si inseriscono in un circuito
internazionale.
In questo senso un festival come VIE può segnare
una strada nuova, fungere da apripista perché le sue proposte possano trovare
spazio per raggiungere un pubblico il più vasto possibile anche oltre la
pura programmazione festivaliera.
Creatività e coinvolgimento dello spettatore della produzione artistica: come Emilia Romagna Teatro Fondazione riesce a coniugare queste due componenti?
Il confronto con la tradizione, intesa come officina in cui
forgiare sempre nuovi strumenti per mantenere la scena in contatto con la
realtà, è l’asse portante di un progetto che si sviluppa secondo due
direttrici principali: da una parte restituire al presente i grandi testi del
passato attraverso l’interpretazione di giovani registi, dall’altra
porre le sollecitazioni di una drammaturgia contemporanea spesso
dichiaratamente compromessa con l’attualità a contatto con l’esperienza
di registi e di compagnie dal linguaggio consolidato. Tutto questo ha una
ricaduta tanto nell’attività produttiva, che nell'ospitalità di
spettacoli, ma anche nel complesso del lavoro, svolgendo una funzione di
collante. Questa scelta trova la sua motivazione nello stretto rapporto con lo
spettatore e con il territorio in cui l’Ente opera, nella cultura che
Modena produce e nel continuo investimento sulla formazione dello spettatore,
anche la crescita del festival Vie è insieme frutto di questo lavoro ma anche
il suo risultato. Aver scelto di operare in modo stabile nella città
e sul territorio regionale crea una continuità che qualifica e motiva le
scelte artistiche. Considero quello che avviene al di fuori della città e della
nostra regione un tutt’uno indipendentemente che avvenga a Roma o
Berlino, a Milano o Lisbona, a Catania o Santiago del Cile, a Riga o
Seul. Difficile descrivere la molteplicità della programmazione, siamo un
teatro pubblico, ci conforta e ci motiva nelle scelte la volontà di stare in
mezzo alla gente: studenti, professori, casalinghe, impiegati, disoccupati,
bambini, anziani insieme a tutti loro vogliamo rinnovare il nostro lavoro
per il teatro di oggi.
*Dal maggio 1994 Emilia Romagna Teatro Fondazione è diretta da Pietro Valenti, anima
di buona parte del percorso di ERT e autore di quella svolta dedicata
alla contemporaneità e all’ospitalità di registi e attori che fanno del
sistema ERT non solo un unicum italiano, ma anche una realtà che guarda
all’Europa.
Leggi gli editoriali precedenti