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Ghirlandina e sale storiche del Palazzo Comunale

TORRE GHIRLANDINA

torre GhirlandinaLa Torre Civica, più nota col nome di Ghirlandina, è uno dei simboli che caratterizzano Modena ed è stata dichiarata dall'Unesco patrimonio artistico dell'umanità. Il nome, abbastanza curioso, sembra sia dovuto al doppio ordine di ringhiere metalliche che le fanno da corona. Si ritiene che la costruzione della torre sia avvenuta in due momenti successivi. Il primo, iniziato verso la metà del Duecento e attribuito a Lanfranco e Wiligelmo, corrisponde ai sei ordini inferiori: questi ordini - per austerità e vigore - ricordano lo stile delle torri romane. Il secondo momento costruttivo riguarda il tamburo ottagonale e la cuspide, che furono realizzati da Arrigo da Campione tra il 1261 e il 1319, con gusto gotico. La Ghirlandina - alta quasi 88 metri - fu innalzata assieme alla Cattedrale, cui fu collegata da due archi. E’ accertato che, fin dai primi tempi, essa ha svolto funzioni di torre di vedetta: dalla sua sommità venivano segnalate l’apertura delle porte di Modena e le eventuali situazioni di pericolo per i cittadini; inoltre, dalla torre si sorvegliavano i forzieri comunali che contenevano gli atti dell’Amministrazione.

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Info e Calendario di apertura chiocciola_rossa2.gif

SALE STORICHE DI PALAZZO COMUNALE

 

Sala del FuocoIl palazzo comunale di Modena, che chiude col suo porticato il lato orientale e settentrionale di Piazza Grande, è tuttora sede del Comune di Modena.

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 Sono visitabili le sale storiche:

  • Corridoio di accesso al Palazzo
  • Sala della Torre Mozza
  • Loggiato e corridoi di passaggio
  • Camerino dei Confirmati

Nel Camerino dei Confirmati è custodita uno dei simboli della città: la Secchia rapita, un normale secchio di legno che ricorda ai modenesi la gloriosa vittoria ottenuta contro i bolognesi nel 1325 nella battaglia di Zappolino. Secondo un'antica cronaca, ritrovata nel Seicento, i modenesi sottrassero la secchia a un pozzo bolognese, e la riportarono in città come trofeo. La vicenda è narrata nel poema "La secchia rapita" di Alessandro Tassoni.

  • Sala del Fuoco

Si ritiene che il nome derivi dal fatto che nel camino, tuttora esistente, venivano prodotte in inverno le braci che, trasferite negli scaldini degli ambulanti di Piazza Grande, li aiutavano a sopportare i rigori della stagione. La sala è notevole anche per il soffitto in legno a cassettoni e per i dipinti alle pareti, opera cinquecentesca di Nicolò Dell'Abate: essi raffigurano l'assedio che Bruto sostenne a Modena nel 44-43 a.C. contro Antonio. L'analisi della decorazione pittorica di questa, come di altre sale attigue, testimonia lo sforzo delle autorità comunali di sostenere le più solide virtù civiche con messaggi dalla forte valenza simbolica. Il tema classico della raffinata opera rinascimentale di Nicolò Dell'Abate è infatti un occasione per esaltare la grandezza dell'antico "Municipium" modenese.

  • Sala del Vecchio Consiglio

In questa sala sono riproposti altri temi del mondo classico greco-romano, tutti ispirati ad un criterio moraleggiante di virtù civile. I dipinti del soffitto - già secenteschi - mostrano Coriolano che, nell'interesse della Patria, si lascia convincere a non attaccare Roma, e il tebano Menecio, che si getta trafitto dalle mura della sua città, per realizzare la profezia secondo la quale il suo sacrificio avrebbe salvato Tebe.

  • Sala degli Arazzi

Le decorazioni settecentesche della sala proseguono su questo filone: esaltare le virtù civiche e le autonomie municipali. Su tre pareti si raffigura la nascita dei poteri comunali, con scene del trattato di Costanza e con l'omaggio che il Podestà riceve dai capi delle comunità del territorio.

  • Sala dei Matrimoni

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