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Maestri del novecento nelle collezioni private modenesi

a cura di Gabriella Roganti e Claudia Zanfi Palazzo S. Margherita dal 18 maggio al 13 luglio 1997

La nuova, prestigiosa sede espositiva della Galleria Civica, la grande sala situata al primo piano del Palazzo S.Margherita, si inaugura domenica 18 maggio alle ore 12 con una mostra intitolata MAESTRI DEL NOVECENTO NELLE COLLEZIONI PRIVATE MODENESI.

La mostra - che troverà la sua conclusione nel 1998, con una seconda parte dedicata alle opere realizzate dal 1960 ad oggi - vuole testimoniare la continuità e l'evoluzione di una vicenda collezionistica tra le più vivaci d'Italia e, contemporaneamente, riallacciare il filo con la storia stessa della Galleria Civica.

Infatti nel 1959 l'allora Sala di Cultura presentava una mostra dal titolo "Maestri italiani della pittura contemporanea nelle collezioni modenesi": oggi, a quarant'anni di distanza, alcune di quelle opere vengono riproposte, affiancate da altri capolavori che sono entrati nel frattempo a far parte delle raccolte private in città e in provincia.

De Chirico, Carrà, Morandi, Ernst, Grosz, Radziwill, Dix, Klee, Melotti, Brauner e numerosi altri, raccontano i passaggi culturali di una città, l'attività pionieristica della Saletta degli Amici dell'Arte, la presenza di un mercante ormai leggendario come Mario Roncaglia, l'evoluzione di un gusto che si è andato sempre più configurando come moderno, senza per questo rinunciare ai legami con la tradizione.

Per rendere attraverso alcuni esempi questa ricchezza, è sufficiente citare i cinque oli di Morandi, le quattro tele di De Chirico degli anni Trenta, l'olio del 1914 di Soffici "Le bibite","I lavoratori del marmo" di Carrà (1931), e ancora, in ambito italiano, Marussig, Pirandello, Casorati, Soldati, Reggiani, Guidi (con un olio prepatorio alla celebre "Littorina"), Campigli, Sironi, Severini, Depero, il bronzo di Marino Mazzacurati "Il Conte N", opera storica della stagione eroica della Scuola Romana.

Per ciò che riguarda invece i maestri stranieri, si ricordano il nucleo strepitoso di artisti appartenenti all'area della Nuova Oggettività : quattro tele di Franz Radziwill degli anni Trenta, una rarissima "natura morta" di Grosz del 1936, tre tele di Albert, maestro tornato alla ribalta in occasione della mostra "Realismes" tenutasi al Centre Pompidou di Parigi ma ancora poco noto in Italia e infine un grande ritratto di Heinrich.

Oltre a questo preciso centro d'interesse, va citata la presenza in mostra di ben tre opere di Max Ernst, due di Victor Brauner, un grande "Omaggio a Renoir" di Magritte, e un'opera del 1937 di Paul Klee.

La mostra si chiude sugli sviluppi della ricerca negli anni Quaranta e Cinquanta, tra realismo ,informale e nuova astrazione: in questa sezione, due Morlotti (tra cui un inedito del 1942), Birolli, Capogrossi, Munari, Sutherland, e infine a chiusura ideale della mostra, una tela del 1963 di Cy Twombly, una grande opera di Kenneth Noland e una scultura di Fausto Melotti di oltre due metri, a testimoniare il passaggio tra le avanguardie storiche e le nuove generazioni. Inoltre uno straordinario e inedito nucleo collezionistico dedicato a vasi e coppe in vetro di rinomata manifattura Liberty, mira ad ampliare l'indagine sui "tesori" custoditi nelle case modenesi. Queste vicende vengono ricostruite in catalogo dalle curatrici della mostra, Gabriella Roganti e Claudia Zanfi. Il catalogo conterrà inoltre un'introduzione del direttore della Galleria Civica, Walter Guadagnini, la riproduzione di tutte le opere esposte accompagnate da brevi schede esplicative.
La mostra non intende infatti proporsi come una impossibile storia dell'arte del nostro secolo, ma come una ricognizione sugli aspetti più evidenti di una tradizione collezionistica ben radicata nel territorio, come dimostrerà ulteriormente anche la seconda tappa di questa vicenda espositiva.

La mostra continua idealmente il ciclo delle esposizioni dedicate al collezionismo privato italiano iniziato con Arte russa e sovietica nelle raccolte italiane, proseguito con Una raccolta privata italiana e Il disegno nelle raccolte private modenesi, precedente immediato dell'esposizione attuale.
Tale iniziativa è volta a proporre una lettura del fenomeno del collezionismo, spesso non sufficientemente considerato, come elemento fondamentale del sistema artistico e specchio di un determinato ambito culturale, sociale, economico.
Attraverso lo studio del collezionismo è infatti possibile ricostruire le vicende del sistema dell'arte, quindi della cultura, del mercato e della produzione, di un determinato territorio, come ad esempio l'ambito modenese, caso assolutamente unico ed esemplare tra i centri medi italiani.
La mostra attuale, dedicata ai dipinti delle collezioni modenesi del novecento, ecluse le tendenze degli ultimi trent'anni, costituisce, per la ricchezza quantitativa e qualitativa delle opere esposte, un percorso fascinoso tra alcuni capolavori del nostro secolo: dai vasi Liberty alle opere del Novecento italiano (Sironi, Carrà, Campigli, Casorati), attraverso dipinti fondamentali di Morandi, la cui presenza si può dire preponderante, ai protagonisti della nuova oggettività tedesca (Radzwill, Albert), fino alle testimonianze più significative degli anni cinquanta (Morlotti).
Tale percorso è reso possibile dalla massiccia presenza nelle collezioni modenesi degli autori e delle correnti più tradizionali del novecento, con testi di alta qualità, così da offrire una significativo panorama dell'arte del nostro secolo.
Il collezionismo modenese

Se la tradizione collezionistica modenese è illustre e d'antica data, il collezionismo privato assume nel novecento un'importanza notevole, collocandosi in un contesto di rinnovata agiatezza economica e culturale.
Fondamentale stimolo all'avventura collezionistica a Modena fu in primo luogo l'Associazione Amici dell'Arte, fondata nel 1947, con la Saletta del Caffè Nazionale, che nella sua ventennale attività espositiva contribuì alla formazione di un gusto nuovo presso il pubblico modenese, avvicinandolo alle tendenze contemporanee dell'arte: l'attività dell'Associazione fu infatti in grado di attenuare la tradizionale passione collezionistica verso l'antico e l'ottocento, allora dominante, contribuendo a rivolgerla per la prima volta alle testimonianze più significative del novecento.
Bisognerà attendere gli anni sessanta per assistere alla nascita delle prime gallerie d'arte private, quali ad esempio "La Sfera" di Mario Cadalora, attivo animatore culturale più che mercante, o "La Mutina", dal 1963, di Mario Roncaglia, a cui si deve l'impulso determinante all'affermazione definitiva dell'iniziativa privata e del collezionismo.
Intensa fu infatti l'attività di promozione e diffusione dell'arte contemporanea attuata da tali gallerie, a cui si deve aggiungere quella del bolognese Mario Marescalchi negli anni settanta, un mercante che riscosse molta fortuna presso i collezionisti modenesi prediligendo gli autori più noti del novecento.
L'attività dei mercanti tuttavia si è negli anni sviluppata in un contesto sempre più favorevole al collezionismo, divenendo quest'ultimo un fenomeno di grande prestigio e cultura, attuato con sempre maggior scrupolo, come dimostra la qualità e la quantità di opere di Morandi, Campigli, Sironi, Pirandello, maestri indiscussi del nostro secolo: il collezionismo a Modena va assumendo inoltre una fisionomia del tutto particolare prediligendo la figuratività all'astrazione, un'arte legata alle ideologie sociali piuttosto che l'attenzione per le avanguardie storiche o l'astrattismo, senza che ciò comporti una chiusura alle novità e ai nuovi linguaggi espressivi.
I vasi art-nouveau

Un capitolo fondamentale della storia dell'affermazione di un gusto moderno europeo, di cui le collezioni modenesi sono un riflesso, è costituito dall'Art Nouveau, uno stile internazionale che in Italia prese il nome di Liberty, dal noto negozio inglese che aveva aperto alcune sedi nelle principali città italiane.
Più che un movimento esso fu un interessante fenomeno di penetrazione e diffusione, seppure in ambito borghese, di un certo gusto di natura simbolista, vagheggiante un nuovo rapporto dell'uomo con l'elemento naturale, i cui risultati appaiono ancora oggi sorprendenti.
E' nelle arti decorative, com'è noto, che questo stile diede gli esiti più interessanti innestandosi in un contesto artigianale di alta qualità teso a rivalutare le antiche tecniche di lavorazione, ma anche a sperimentare sempre nuovi materiali, quali il ferro battuto, il bronzo nichelato.
I vasi di Emile Gallè, Renè Lalique, Daum Nancy, e Tiffany, spesso in vetro soffiato con lavorazione a cammeo e all'acquaforte, così come la vastissima produzione di oggetti d'uso inaugurata tra otto e novecento, oltre a costituire esempi di estrema ricercatezza formale e perizia tecnica testimoniano una fortunata collaborazione tra imprenditori illuminati e artisti in grado di dar vita a vere e proprie produzioni in serie di alta qualità.
Le forme si rifanno alla natura, una natura certamente idealizzata, lontana da quella "impressionista": la ricerca della trasparenza nei materiali e l'esaltazione della luce, così come il tema della metamorfosi, animale o umana, divengono i simboli di una ricerca di un "oltre", al di là del visibile, che si oppone alla visione naturalistica e "positiva"che aveva caratterizzato la seconda metà dell'ottocento.
Tale ideale di evasione dalla realtà verso un mondo idealizzato, evidente nei temi, si combina a un ideale di integrazione tra le discipline e le diverse espressioni artistiche, connubio che si cercherà invano di ricreare nel corso del secolo e che raramente raggiungerà tali vette.
Tra le due guerre

Una parte cospicua delle collezioni modenesi è costituita dall'arte del periodo compreso tra la prima e la seconda guerra mondiale, un momento fertilissimo della produzione artistica italiana ed europea, caratterizzato da un generale clima ritorno all'ordine, dopo i furori iconoclasti delle avanguardie.
Negli anni venti-trenta il dibattito culturale italiano si sposta sul terreno del recupero della tradizione, intravista sia nella pittura dei primitivi o nel linguaggio plastico della scultura romanica, sia in Giotto e Masaccio e nella tradizione rinascimentale. I soggetti più frequentati tornano ad essere la natura morta, il ritratto e paesaggio.
Nasce il Novecento, animato da Margherita Sarfatti, movimento che, pur senza proporre una soluzione stilistica unitaria, ha un notevole sviluppo nelle arti figurative, nell'architettura, nella musica. Il ritorno al classicismo conduce ad una poetica di sublimazione del quotidiano che diviene quindi il luogo privilegiato per personali interpretazioni della realtà, attuate spesso senza rinnegare la lezione delle avanguardie.
Le nature morte di Severini, pur costituendo un esempio di ritrovata misura classica, risentono ancora del cubismo di Braque e Picasso, mentre, al contrario, i ritratti di Marussig sono concepiti nell'intento di eliminare ingerenze stilistiche francesi moderne. Lo stesso Sironi aderisce ad una tendenza arcaizzante e primitivista in cui si ritrova anche Campigli , rifacendosi alla scultura romanica, o alla pittura romana: la citazione diviene quindi l'unica via per accedere ai significati più nascosti del reale.
Rilevante appare inoltre nel corso degli anni venti il riferimento di de Chirico al mito della classicità, di derivazione romantica (Bocklin), che caratterizza i paesaggi marini con cavalli, o le inquietanti stanze con elementi di paesaggio posti all'interno.
Il classicismo di Casorati è invece severo controllo intellettuale della forma, quale disciplina interiore, unica garanzia offerta al pittore dall'incertezza dei tempi. Con gli anni trenta infatti se da un lato si assiste alla diffusione del novecento in chiave monumentale, dall'altro si registrano alcune tendenze che reagiscono all'egemonia culturale novecentista, quali ad esempio il primo astrattismo italiano i cui protagonisti furono, fra gli altri, Radice, Rho, Reggiani, Soldati, Veronesi.
La linea della rinata avanguardia, che ha come principale punto di riferimento i gruppi parigini di Cercle et Carré e Abstraction - Cr&eacuteation, reagisce così alla figurazione del Novecento italiano , rivendica il primato dell'astrattismo geometrico e si batte per una ricerca dell'ordine e di una razionalità priva di riferimenti immediati al mondo esterno, precorrendo gli sviluppi dell'arte europea del secondo dopoguerra.
La nuova oggettività

Significativa è la presenza nelle collezioni modenesi di opere di ambito tedesco riferibili alla corrente della nuova oggettività . In Germania la ripresa della figurazione conseguente alla prima guerra mondiale si manifesta oltre che in una rinascita del genere del ritratto, nel nuovo interesse per una figurazione concisa, di andamento seccamente narrativo.
La linea di tendenza generale in questo ambito è quella di un superamento del soggettivismo espressionista che aveva caratterizzato gli anni delle avanguardie, in nome di una presa di coscienza della drammatica realtà del dopoguerra: si assiste a una rinata attenzione per la realtà sociale e per il quotidiano, comune anche alle ricerche del Novecento italiano, a cui corrisponde un più immediato impegno politico, evidente soprattutto in George Grosz e Otto Dix.
La realtà è da questi maestri deformata da inflessioni caricaturali o da modi di costruzione dadaista in opere in cui il linguaggio "alto" della pittura non esclude affatto una chiara comprensibilità pubblica.
Il fine ultimo è quello della denuncia di un mondo allo sbando, dopo i disastri della guerra, e della critica della borghesia benpensante "una nuova oggettività nata dall'orrore per la società borghese sfruttatrice".
In alcuni esponenti quali Davringhausen o Radtzwill, il ritratto, l'interno borghese, divengono modi per esprimere l'incomunicabilità della società borghese contemporanea così come personaggi, oggetti, vedute urbane, paesaggi divengono simboli della disperazione esistenziale e della solitudine dell'uomo.
I pittori della nuova oggettività si oppongono negli anni trenta all'arte ufficiale voluta dal nazismo, subendo gli attacchi inesorabili della censura, quali pittori"degenerati", cosicché gran parte della produzione di quegli anni è oggi, purtroppo, irrecuperabile.

Catalogo

MAESTRI DEL NOVECENTO NELLE COLLEZIONI PRIVATE MODENESI
Tipo di evento Mostra
Periodo 18/05/1997 al
13/07/1997
Sede Palazzo Santa Margherita
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