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1960-2000 Arte contemporanea nelle collezioni private modenesi

Palazzo S. Margherita dal 15 febbraio al 3 maggio 1998

Questa seconda mostra dedicata al collezionismo modenese è interamente incentrata sull'arte contemporanea, e presenta opere realizzate negli ultimi quarant'anni. Presenze e assenze tra gli autori esposti rendono molto chiaramente la specificità di questo collezionismo, cresciuto soprattutto attorno ad alcune gallerie della città, dalla Mutina di Mario Roncaglia alla Sfera di Mario Cadalora, per giungere sino a Mazzoli (autentico ponte tra due generazioni di galleristi e collezionisti), Catellani, Monti, Ferri, alternatisi con diverse fortune nel corso degli anni Ottanta e Novanta. La mostra si concentra volutamente su alcuni nuclei di tendenze, che durante la ricerca sono apparsi i più numerosi e i meglio rappresentati nelle singole raccolte. La selezione finale, pur non pretendendo di giungere a definitiva completezza, permette di evidenziare soprattutto due elementi caratterizzanti le collezioni locali : il prevalere d'una linea improntata comunque su una declinazione "figurativa" e la forte internazionalizzazione del gusto, segnale quest'ultimo d'una più vasta tendenza delle proposte del mercato. 

Con questa mostra la Galleria Civica intende porre un altro tassello alla ricostruzione complessiva delle vicende dell'arte a Modena nel secondo dopoguerra, lette non solo dalla parte della produzione, ma anche da quella, altrettanto importante, della sua diffusione, dalla parte di tutti quei soggetti che costituiscono il vero e proprio sistema dell'arte. 

A cura di Walter Guadagnini e Claudia Zanfi 

Nuova figurazione

Con il termine di "Nuova figurazione" si intende quell'area di ricerca che, emersa alla fine degli anni Cinquanta, ha voluto conciliare le istanze del realismo con un linguaggio pittorico contemporaneo, autonomo sia dal realismo socialista che dalle poetiche dell'informale. Alcuni tra i maggiori protagonisti di questo movimento (da Vespignani a Ferroni) sono cresciuti nell'ambito del realismo esistenziale dell'immediato dopoguerra, rappresentando con immagini crude un disagio esistenziale e sociale. La "Nuova Figurazione" ha trovato tra i suoi padri ispiratori un personaggio già attivo tra le due guerre, Alberto Ziveri, testimone di una realtà letta senza ideologie, come puro evento quotidiano. A livello internazionale, personalità come Mc Garrell, Aillaud, Bailey, hanno contribuito ad ampliare lo spettro degli interessi tematici e stilistici di questa tendenza, giungendo spesso a confrontarsi con altri movimenti quali la pop art, l'iperrealismo, o riscoprendo grandi maestri dimenticati dalle avanguardie come Bonnard o Balthus.
A Modena la presenza di questi autori è particolarmente rilevante, in quanto si è trattato della "scommessa" sulla contemporaneità di Mario Roncaglia, e si può affermare che molte collezioni locali sono nate attorno a questi nuclei, anche se in seguito si sono evolute in altre direzioni. 

 

POP ART, MINIMALISMO E CONCETTUALE

Nata in Gran Bretagna alla metà degli anni Cinquanta, la "Pop Art" ha poi avuto un'immediata diffusione internazionale, divenendo la lingua comune e dominante dell'arte nel corso degli anni Sessanta. In Gran Bretagna la "Pop Art" ha avuto una declinazione fortemente ironica, mischiando i linguaggi dell'arte colta con quelli "bassi" della pubblicità, della grafica, alla ricerca di un'immagine complessa, come dimostra l'opera di Tilson esposta in questa occasione. La versione italiana della Pop ha trovato in personaggi come Schifano, Festa, Angeli, Gilardi, Pistoletto, Adami, Pozzati, i suoi principali esponenti : le grandi "Coca Cola", "Esso" di Schifano, le persiane ridipinte di Festa, le nature di poliuretano di Gilardi, gli specchi di Pistoletto sono divenute autentiche icone della contemporaneità, immagini che hanno modificato il nostro sguardo nei confronti della realtà quotidiana. Particolarmente significativa è stata - e continua ad essere, come dimostra l'opera recente qui esposta - a Modena la presenza di Schifano attraverso alcune fondamentali mostre alla Galleria Mazzoli. 

All'affermazione della "Pop Art" negli Stati Uniti ha fatto da contraltare lo sviluppo di un'arte totalmente priva di riferimenti alla realtà, un'arte che vedeva nelle potenzialità espressive del colore e della forma puri la via per accedere a una nuova visione. Alcune testimonianze di questo momento sono rintracciabili anche nelle collezioni modenesi, in particolare nella grande tela di Kenneth Noland e nella scultura di Sol Lewitt esposte in questa occasione; si tratta di due esemplificazioni di alto livello di una ricerca che affonda le sue radici nell'astrattismo storico, ma che punta anche a una forte concettualizzazione e spettacolarizzazione dell'oggetto artistico.

 

NOUVEAU REALISME, FLUXUS E AZIONISMO

Tra i tanti movimenti che hanno caratterizzato la vivacissima stagione degli anni Sessanta, il "Nouveau Réalisme", "Fluxus" e il "Wiener Aktionismus" sono forse i più radicali, discendenti diretti dell'avanguardia dadaista di inizi secolo. Nato dalla collaborazione tra alcuni artisti, in particolare francesi, e il critico Pierre Restany, il "Nouveau Réalisme" è stato caratterizzato da una forte critica nei confronti della società dei consumi, della quale ha messo in luce le contraddizioni, proponendo al contempo un nuovo modo di riutilizzo "estetico" degli oggetti. I manifesti strappati di Rotella, le composizioni da tavola di Spoerri, le distruzioni di Arman sono esemplificative di questo rapporto conflittuale con la realtà e con l'oggetto, che si risolve spesso in un grande gioco, in uno sberleffo alle convenzioni artistiche e sociali. 

"Fluxus" ha invece tentato di ricomporre la frattura tra le arti ipotizzando una creatività totale, rifiutando quasi totalmente il concetto di opera unica, in favore di una diffusione ampia dell'oggetto creato dall'artista e, soprattutto, della riflessione intorno al concetto stesso di arte. Musica, letteratura, arti visive, tutte le definizioni sono state rimesse in gioco : i lavori qui presentati di Nam June Paik, Vostell, Patterson, testimoniano di questo fervore intellettuale, che a Modena ha avuto non solo una diffusione commerciale attraverso soprattutto la figura di Carlo Catellani, ma ha trovato anche un fertile terreno di crescita, come dimostrano l'esperienza della Galleria Alpha negli anni Sessanta e la storica manifestazione di "Parole sui muri" a Fiumalbo nel 1967 e nel 1968, alla quale parteciparono anche numerosi artisti di area "Fluxus". 

Hermann Nitsch, qui rappresentato da un'opera di grandi dimensioni, è stato l'esponente di punta dell'"azionismo" viennese, movimento che ha elaborato una poetica coinvolgente direttamente il corpo, attraverso azioni dal forte carattere rituale. Le tracce di queste performances si ritrovano sulle tele di Nitsch come testimonianze crude di un evento che porta l'arte a sconfinare sino ai limiti del teatro, dell'antica sacra rappresentazione. 

ARTE POVERA E DINTORNI

Alla fine degli anni Sessanta, esplode in tutto il mondo il fenomeno di un'arte realizzata attraverso l'uso di materiali primari, fortemente incentrata sull'esperienza personale dell'artista ma tendente anche a coinvolgere emotivamente e concettualmente lo spettatore. In Italia la declinazione di questo particolare momento ha trovato la sua espressione più complessa negli artisti riuniti sotto la comune definizione di "Arte Povera" : Paolini, Zorio, Boetti, Parmiggiani, Calzolari, De Dominicis (per citare solo quelli presenti in questa mostra) rappresentano al meglio questa stagione, e in particolare il suo versante più esplicitamente concettuale : a parte il caso di Zorio (creatore di "macchine" energetiche dal forte impatto visivo e sensoriale), infatti, la ricerca di Calzolari, Boetti, Paolini, Parmiggiani e De Dominicis si è sempre indirizzata verso una sofisticata riflessione intorno ai meccanismi del vedere, senza mai rinunciare all'elaborazione di un'immagine di grande suggestione emotiva. 

Il quadro nel quadro di Paolini, il doppio ritratto di De Dominicis, la scritture di Boetti e di Calzolari, l'invenzione alchemica di Parmiggiani sono le migliori dimostrazioni di questa poetica, che trova anche negli strumenti del fare (la fotografia, l'arazzo, il sale, il calco) una sua peculiare caratterizzazione. 

Tra i padri riconosciuti di questi artisti va senza dubbio ricordato Piero Manzoni, l'artista milanese scomparso giovanissimo, che attraverso le sue provocazioni intellettuali e i suoi azzeramenti cromatici ha contribuito in maniera decisiva a rinnovare il panorama della ricerca artistica italiana nei primi anni Sessanta. Un altro personaggio che può considerarsi tra gli antecedenti di questa vicenda, Vasco Bendini, è qui rappresentato da un'opera più recente, che testimonia l'ulteriore evoluzione del suo percorso in direzione di una ripresa dei valori pittorici che tanta parte avranno nell'opera degli artisti attivi a partire dai primi anni Ottanta. 

 

TRANSAVANGUARDIA

E' lecito affermare che Modena è stata l'autentica culla della "Transavanguardia". Una serie di mostre ormai storiche alla Galleria Mazzoli agli inizi degli anni Ottanta e la grande rassegna "Transavanguardia Italia/America" tenutasi alla Galleria Civica nel 1982 hanno infatti segnato le tappe fondamentali dell'affermazione del gruppo di artisti comprendente Chia, Clemente, Cucchi, De Maria e Paladino, e insieme ad essi le prime presentazioni italiane di future "star" del sistema artistico internazionale come Basquiat, Salle e Schnabel. Improntata a un recupero della tradizione pittorica in chiave di citazione di volta in volta ironica, aggressiva, affettiva, sempre accentuatamente soggettiva, la poetica di questi autori si è poi evoluta nel tempo secondo modalità assai diverse tra loro. Fortemente visionaria in Cucchi, alla ricerca di un segno e di un'immagine primordiale in Paladino, fintamente ingenua in Chia (questi i tre autori maggiormente rappresentati nelle collezioni modenesi), la pittura e la scultura di questi artisti hanno comunque rappresentato un punto di svolta nell'arte non solo italiana dello scorso decennio. 

Diversi sono i casi di David Salle e Jean Michel Basquiat : il primo manipolatore d'immagini tratte dall'immaginario collettivo, spesso in chiave di raffinato ed ironico voyerismo, il secondo portatore di quei valori nati nei suburbi newyorchesi e presto divenuti lingua internazionale attraverso la diffusione, anche mercantile, del cosiddetto graffitismo. 

 

Tipo di evento Mostra
Periodo 15/02/1998 al
03/05/1998
Sede Palazzo Santa Margherita
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