Tu sei qui: Portale Mostre Archivio mostre 1999 MODENA PER LA FOTOGRAFIA 1999 UNO SGUARDO SUL GIAPPONE

MODENA PER LA FOTOGRAFIA 1999 UNO SGUARDO SUL GIAPPONE

Palazzo Santa Margherita Palazzina dei Giardini Nonantola, Sala delle Colonne Castello di Spezzano

La sesta edizione di Modena per la Fotografia, interamente dedicata alla fotografia nipponica oggi indubbiamente una delle espressioni più interessanti in ambito internazionale, offre una precisa chiave di lettura dell’impostazione data nell’affrontare la cultura fotografica giapponese, da sempre memoria visiva di un paese lungamente rimasto isolato dal resto del mondo. Delle due anime che immediatamente appaiono al viaggiatore occidentale che visita l’isola nipponica, l’una fortemente radicata nella tradizione e nella storia - da cui il leggendario ordine e rigore orientale - l’altra quasi per reazione assolutamente (e privatamente) libertina e trasgressiva - in linea, quindi, con la cultura occidentale -, si è scelto di manifestare la prima, efficace esempio della forza e della semplicità di un popolo la cui vita quotidiana è regolata da un’armonia millenaria, fondata sulla filosofia zen.
sugiura"Modena per la Fotografia 1999: uno sguardo sul Giappone" è allestita in quattro sedi: a Modena nella Sala Grande di Palazzo Santa Margherita e alla Palazzina dei Giardini, nella Sala delle Colonne di Nonantola e presso il Castello di Spezzano. Nelle due sale modenesi è collocata la parte "storica" con la presenza degli autori più noti: a Palazzo Santa Margherita troviamo Naoya Hatakeyama, Taiji Matsue, Ryuji Miyamoto, HisashiOgasahara e Toshio Shibata; alla Palazzina dei Giardini sono visibili le opere di Kenro Izu, Hiroshi Sugimoto, Masao Yamamoto e Kunié Sugiura. Nelle sedi in provincia sono allestite mostre collettive: a Nonantola troviamo Keichi Tahara e Jun Shiraoka, mentre Spezzano si dedica ai più giovani, Hiroto Fujimoto, Eri Makita, Manabu Yamamoto, Kyoko Yokozawa e Kazuko Wakayama. Cominciando dalle sedi modenesi, troviamo alla Palazzina dei Giardini l’installazione dei 1000 Buddha di Hiroshi Sugimoto, dove le immagini disposte all’interno di una stanza appaiono identiche l’una all’altra - ma sono in realtà tutte diverse - offrendo così una precisa idea della forza dell’insieme e, specialmente, di quanto sia efficace il singolo contributo alla resa complessiva. Altrettanto si potrebbe dire dell’installazione di Naoya Hatakeyama, a Palazzo Santa Margherita, dove sono le vedute delle città, 42 immagini su un pannello, a dare una visione panoramica di grande efficacia e per nulla aggressiva, o ancora dei paesaggi in toni chiari e sfumati di Taiji Matsue che, allineati, paiono appartenere ad un’unica area geografica, per quanto risultato di un vero e proprio giro del mondo per immagini. Toshio Shibata e Ryuji Miyamoto indagano due aspetti quasi opposti, pur orientando entrambi la propria ricerca sulla relazione che esiste tra architettura e spazio: per il primo è il rapporto natura/architettura l’oggetto dell’indagine, ove dighe, ponti, canali, strade paiono appartenere da sempre al luogo (naturale) che le ospita, in un connubio che esalta il grande rispetto giapponese verso la natura; il secondo, invece, si dedica alle costruzioni in rovina, ai palazzi in corso di smantellamento, alle aree dismesse, con immagini rigorose e cariche di tensione. Grande rigore formale di sicura tradizione orientale risalta nei nudi e negli still life così come nelle suggestive immagini di Angkor, realizzate da Kenro Izu. Con lui, alla Palazzina, Kunié Sugiura e Masao Yamamoto manifestano alcuni aspetti classici dell’arte giapponese: delicatezza nei photogrammes della Sugiura, i cui temi sono fiori e nature morte, raffinatezza nella presentazione anche quando questa sembra casuale, come nel caso di Yamamoto, che espone le proprie opere direttamente a muro, a formare un mosaico composto di piccole immagini che sono quasi ricordi, souvenirs della memoria. L’ordine regna sovrano nelle immagini asettiche delle città di Hisashi Ogasahara, ove quartieri, strade e palazzi vivono della luce cercata e voluta, attesa, dal fotografo.
Necessità non solo tecnica, questa, fortemente avvertita da Jun Shiraoka e Keichi Tahara, esposti a Nonantola, autori che volgono il loro sguardo alla fotografia pura, allo spessore che distingue un’immagine da un’altra, ancora prima che questa si depositi sulla carta. Luce e materia per Tahara, che rivisita "temi classici" dell’arte, mentre le fotografie di Shiraoka sono, in questo senso, le più occidentali, perché casuali, bressoniane. Parigi come Tokyo, New York come Roma, ogni luogo è oggetto di riflessione sulla fotografia come mezzo per scoprire trasparenze, per inventare nuove possibili letture, per dare vita a differenti realtà. Al Castello di Spezzano la collettiva "Nuovi interpreti della fotografia giapponese", pur essendo di fatto una selezione di circa 70 opere di cinque artisti dell’ultima generazione, già rappresenta una significativa sintesi dei contenuti presenti nell’intera rassegna. Nei lavori dei giovani Fujimoto, Yokozawa, Makita, Wakayama e Yamamoto sono ben visibili alcune caratteristiche che connotano molte delle ricerche degli autori asiatici contemporanei: un approccio intimo ai temi trattati, in particolare alla natura e al rapporto che l’uomo ha con gli elementi naturali; la rappresentazione del sentimento mostrata attraverso il particolare, il segno, con delicata raffinatezza e sottovoce; una grande attenzione formale alla composizione e alla resa tecnica (e non solo tecnologica) delle opere. Aspetti, questi, ancora più evidenti nelle opere degli autori presentati nelle 11 mostre personali che completano il programma di Modena per la Fotografia. In occasione di "Modena per la Fotografia 1999: uno sguardo sul Giappone", a cura di Filippo Maggia in collaborazione con Walter Guadagnini, verrà edito da Baldini & Castoldi un catalogo con la riproduzione di gran parte delle opere esposte e testi critici dei curatori delle singole mostre. L’iniziativa si avvale del contributo di The Japan Foundation, ed è posta sotto il patrocinio dell’Ambasciata Giapponese e del Consolato Giapponese. Anche quest’anno, in concomitanza con "Modena per la Fotografia 1999", torna il Premio Oscar Goldoni, conferito al miglior libro fotografico pubblicato nel 1998, ed il concorso Portfolio, giunto alla quinta edizione, riservato ai giovani fotografi. I 15 selezionati dalla commissione (composta da Walter Guadagnini, Olivo Barbieri, Franco Fontana e Franco Vaccari) esporranno le loro opere nella Sala Piccola di Palazzo Santa Margherita. La mostra è accompagnata da catalogo. Sempre presso Palazzo Santa Margherita dal 16 al 30 maggio sarà aperto il laboratorio didattico rivolto ai bambini delle scuole materne ed elementari. Organizzato in collaborazione con l’Assessorato all’Istruzione del Comune di Modena il laboratorio sarà attivo negli orari di apertura della mostra, dal lunedì al venerdì, mentre il sabato e la domenica sarà aperto alle famiglie.

Catalogo

MODENA PER LA FOTOGRAFIA 1999 Uno sguardo sul Giappone
Tipo di evento Mostra
Periodo 16/05/1999 al
12/10/1999
Sede Palazzo Santa Margherita
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