POP ART UK

British Pop Art 1956-1972 18 aprile – 4 luglio 2004 Palazzo S.ta Margherita Palazzina dei Giardini

La Pop Art, il movimento artistico più noto e celebrato della seconda metà del XX secolo, è nata in Inghilterra, alla fine degli anni Cinquanta, anche se ha raggiunto la sua fama mondiale soprattutto nella sua versione americana. I protagonisti di quella straordinaria stagione dell’arte inglese sono oggi riuniti in una prestigiosa “prima” assoluta, una mostra organizzata e prodotta dalla Galleria Civica e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, curata da Marco Livingstone – il maggior esperto dell’argomento – e Walter Guadagnini, direttore della Galleria Civica. Oltre sessanta opere tra dipinti, sculture e grafiche di 18 artisti che permettono di entrare nel mondo di immagini della “Swinging London” degli anni Sessanta, tra pin up e dive del cinema, miti del rock e immagini pubblicitarie, attraverso i capolavori di una delle stagioni più felici dell’arte contemporanea.
Nel 1956, un piccolo collage di Richard Hamilton, uno dei padri fondatori del movimento insieme a Peter Blake ed Eduardo Paolozzi, poneva le basi dell’estetica Pop, saccheggiando con ironia tra le riviste del tempo le immagini più accattivanti e kitsch del nuovo mondo e dei nuovi stili di vita costruiti dall’industria e dai mass media: la versione riveduta e corretta di quell’opera, realizzata da Hamilton nel 1991, apre la mostra modenese e introduce alle tematiche e alle figure che si susseguono nelle sale di Palazzo Santa Margherita e della Palazzina dei Giardini, le due sedi nelle quali è ospitata la mostra. Sette opere di Peter Blake (l’autore della copertina forse più famosa della discografia mondiale, quella di “Sgt. Pepper Lonely Hearts Club Band” dei Beatles) – rappresentano, per la prima volta in Italia con tale ampiezza, la poetica di un autore insieme raffinato e naif, giocoso e arguto, capace di dare nuova vita alle figure di spettacoli popolari come il wrestling e di celebrare con affetto, alla fine degli anni Cinquanta, le figure leggendarie di attrici-simbolo come Marylin Monroe, Kim Novak, Elsa Martinelli.
Ma la stagione Pop vera e propria inizia con il nuovo decennio, quando un gruppo di giovanissimi studenti del Royal College of Art si impone sulla scena londinese e mondiale con opere sorprendenti e per il tempo scandalose, di grande formato, ricche di colori e di riferimenti all’attualità. I loro nomi sono quelli di Peter Phillips, Allen Jones, David Hockney, Patrick Caulfield, R.B. Kitaj, Derek Boshier e Pauline Boty; al loro fianco si pongono altri ex studenti della stessa scuola come Richard Smith e Joe Tilson, mentre dalla Slade School of Art e da altri istituti escono Antony Donaldson, Colin Self, Jann Haworth, Gerald Laing e fanno il loro ingresso sulla scena anche le figure di scultori sorprendenti come Clive Barker e Nicholas Monro. Diversi per cultura e per scelte di poetica, questi autori sono riuniti dal comune desiderio di interpretare e trasformare in pittura la realtà che li circonda. Ogni suggestione, ogni suggerimento che proviene dalla vita quotidiana del tempo può essere un pretesto per realizzare un’opera d’arte: i bus a due piani tipici di Londra reinventati da Allen Jones come le decorazioni dei flipper cari a Peter Phillips; le piscine californiane scoperte da Hockney durante un viaggio negli Stati Uniti come la bandiera cubana immortalata da Boshier; le tazzine di caffè con i dolcetti “scolpite” in tessuto dai colori sgargianti da Jann Haworth come l’astuccio di un rasoio elettrico fuso in bronzo da Clive Barker.
Un gruppo di artisti capaci di intendere l’arte come un gioco pur nell’estrema serietà e qualità della loro pratica pittorica e scultorea, capaci di sfidare i luoghi comuni (le provocanti immagini di ragazze più o meno discinte care a Jones, Phillips, Donaldson, Boty, la dichiarata omosessualità di Hockney suscitarono scandalo tanto tra i benpensanti quanto tra le nascenti pattuglie del femminismo più intransigente), ma soprattutto capaci di trovare ancora il punto di contatto tra i nuovi linguaggi dell’arte e un pubblico vasto e indifferenziato, che infatti ne decretò l’immediato successo, davvero popolare. La mostra ricostruisce dunque – attraverso opere per la maggior parte mai viste in Italia, provenienti da istituzioni pubbliche e da collezioni private europee e italiane – il clima di un decennio in cui la cultura giovanile prese, per la prima volta, il centro della scena nella società e nella cultura; non a caso, la mostra trova la sua data conclusiva nel 1972 e l’opera emblematica di tale chiusura in una celebre serigrafia ancora di Richard Hamilton, nella quale sono raffigurati Mick Jagger e il gallerista Robert Fraser al momento del loro arresto per questioni di droga. Una chiusura simbolica della stagione eroica della “Swinging London”, che non impedisce certo di godere ancora oggi di quanto di propositivo, fresco e accattivante quegli anni hanno prodotto.


Panorama della British Pop Art
Marco Livingstone
Dal catalogo di mostra “POP ART UK. British Pop Art 1956-1972”,
Silvana Editoriale, Milano, 2004

(...) In Gran Bretagna gli anni del dopoguerra scorrevano tristi e monotoni. Il razionamento delle derrate alimentari si protrasse fino al 1952 e solo all’inizio degli anni Sessanta si iniziarono a sentire i benefici del sistema capitalista americano con abbondanza di prodotti di consumo, comparsa della televisione e una maggiore disponibilità di tempo libero. La Pop Art inglese, riferita in particolare a quegli artisti che, all’inizio degli anni Sessanta, frequentarono insieme il Royal College of Art di Londra, nasce in gran parte da artisti di origine popolare che subirono nell’infanzia le privazioni della seconda guerra mondiale. La condivisione dell’esperienza di quel periodo, più che una diffusa spensieratezza, spiega perché nell’autunno del 1959 tra le matricole figuravano molti di coloro che sarebbero diventati protagonisti di questo movimento artistico, prima ancora di aver concluso il corso postlaurea, tre anni dopo: David Hockney, Allen Jones e Derek Boshier, tutti nati nel 1937, Peter Phillips, del 1939, assieme all’americano R.B. Kitaj, nato nel 1932 e trasferitosi in Inghilterra nel 1957 per completare gli studi secondo il ‘G.I. Bill’. Patrick Caulfield, nato nel 1936, approdò al College nel 1960 e Pauline Boty, nata nel 1938, frequentò il corso di vetro colorato dal 1958 al 1961, prima di diventare l’unica pittrice pop nei pochi anni che precedettero la sua scomparsa per un tumore, avvenuta nel 1966. Si stava delineando una nuova dimensione edonistica. La strada era già stata aperta da altri artisti inglesi, all’inizio degli anni Cinquanta. Due importanti esponenti dell’ ”Independent Group”, Richard Hamilton e Eduardo Paolozzi, avevano già concretizzato alcune formulazioni teoriche del gruppo, in materia di product design, pubblicità, cinema e fantascienza. Lo stesso appellativo “pop”, riferito alle belle arti, fu coniato nel corso delle riunioni del gruppo e fu utilizzato per la prima volta dalla stampa, con questo significato, in un articolo del 1958 di Lawrence Alloway, uno dei critici del gruppo. Gran parte del materiale dal quale Hamilton e Paolozzi traevano ispirazione, era d’origine americana, in particolar modo rotocalchi patinati di cui i due artisti facevano incetta, raccogliendo ritagli, utilizzati poi nei collage in composizioni esotiche e seducenti, specchio di un opulento modo di vivere. (…)


Coincidenze
Walter Guadagnini
Dal catalogo di mostra “POP ART UK. British Pop Art 1956-1972”,
Silvana Editoriale, Milano, 2004

(…) Se è vero che la Pop Art rappresenta in qualche modo la versione estrema, aggiornata nei temi e nello stile, del Realismo ottocentesco (detto in altro modo, sono questi i peintres de la vie moderne il cui avvento Baudelaire agognava cento anni prima, i nipoti di quegli artisti che nella seconda metà dell’Ottocento narravano, con un linguaggio nuovo e altrettanto sorprendente, la gioia di vivere di una Parigi capitale del XIX secolo, i boulevards e i café e le stazioni dei treni), va pure ammesso che aprire le finestre dello studio per vedere che cosa capitasse fuori non significava, automaticamente, vedere solo pubblicità, riviste di fantascienza o di fumetti, starlet più o meno discinte. Né significava, automaticamente, divenire pittori d’insegne - come pure qualcuno ha voluto sostenere, confondendo una parte per il tutto -, adottare un linguaggio forzatamente modellato su quello della comunicazione di massa: per gli artisti RCA, almeno fino al 1964, aprire le finestre significava vedere una realtà in mutamento e trovare, all’interno delle varie facce di questa realtà, un magazzino di immagini degne, tutte e in pari grado, di approdare sulla tela e, al contempo, tutte costringenti a trovare un linguaggio adatto all’espressione di questa complessità.
A ben guardare, pare leggermente forzato interpretare le opere della Pop Art inglese solamente come l’affermazione di una cultura bassa opposta a una cultura alta: non solo di questo dicono le opere dei vari protagonisti di questa stagione; dicono piuttosto della legittimità di superare tale divisione schematica, allo stesso modo in cui era necessario superare l’artificiosa divisione tra pittura astratta e pittura figurativa. Si tratta di uno spostamento del piano linguistico e concettuale, non di una ennesima contrapposizione formale e ideologica. (…)

Elenco opere

A cura di Marco Livingstone e Walter Guadagnini

Modena 18 aprile – 4 luglio 2004
Palazzo S.ta Margherita
Palazzina dei Giardini
c.so Canalgrande, Modena

Orari
da martedì a venerdì 11-13; 16,00-19,00.
sabato, domenica e festivi 10,30 –19
Chiuso il lunedì
giovedì gratuito

Ingresso
intero € 5,00
ridotto € 2,50
Riduzioni valide per studenti universitari, possessori Carta Amico Treno, biglietto FS valido per la giornata, coupon Carnet, tessere C.T.S. e Art’è, soci Coop, correntisti Banca Popolare dell’Emilia Romagna, e altre convenzioni.
Ingresso gratuito minori 18 anni/maggiori 60 anni
giovedì gratuito
Settimana della Cultura 24-30 maggio: ingresso gratuito

Visite guidate
su prenotazione al numero 059 206919

Laboratori didattici
Palazzo Santa Margherita, il 24 aprile, 8 e 15 maggio dalle 15 alle 18,
nei festivi 18 e 25 aprile, 1, 2, 9, 16 maggio dalle 10,30 alle 12,30 e dalle 15 alle 18
per informazioni: 059 206883

Informazioni
Galleria Civica, Palazzo Santa Margherita, c.so Canalgrande 103,
41100 Modena.
tel. 059 206911/206940
fax 059 206932
e-mail: galcivmo@comune.modena.it
Reception Galleria Civica
tel 059 206919
e-mail: biglietteria.galleria.civica@comune.modena.it

Catalogo

Pop Art UK. british pop art 1956-1972
Tipo di evento Mostra
Periodo 18/04/2004 al
04/07/2004
Sede Palazzo Santa Margherita
Aggiungi l'evento al calendario vCal
iCal
Azioni sul documento